“Città Insieme”, l’associazione che si inventò alla fine degli anni ’80 il “Patto per Catania” che in maniera determinante contribuì a cambiare le sorti della città, compie trent’anni e si appresta a celebrarli con alcune giornate di riflessione e padre Salvatore Resca, il fondatore e presidente, sta per pubblicare il suo libro: “Si apre con il discorso che feci il 29 giugno del ’99 quando Bianco celebrò a palazzo Biscari il decennale dalla sua prima sindacatura, lui si aspettava un discorso elogiativo, io ne feci uno di delusione.” – All’evento del 7 giugno il sindaco Bianco non ci sarà: “impegni istituzionali.” 

Padre Salvatore Resca ha compiuto 82 anni ma resta saldo alla guida delle sue idee presidiate nella parrocchia dei santi Pietro e Paolo di via Siena, dove continua l’attività di “Città Insieme” che ospita anche tante altre associazioni, a partire dalla laicissima Emergency.

In occasione del trentennale da Zo giorno 7 giugno un evento celebrativo sarà occasione per riflettere sulla città ed il prossimo 19 giugno sarà presentato il suo libro “Patto per Catania: la cronaca di una Città Insieme sognata.”

Un libro che si apre con il ricordo di un altro evento, che segnò la rottura del movimento con il sindaco di Catania Enzo Bianco, sino ad allora sostenuto con forza.

Il 29 giugno 1999 a Palazzo Biscari Bianco celebrò il decennale dalla sua prima sindacatura: “Bianco si aspettava un discorso elogiativo, io ho fatto un discorso di delusione. La nostra delusione è correlata a ciò che noi attendevamo, siamo stati un pò utopisti, pensavamo mettendo insieme quelle forze che allora ci sono sembrate le più pulite, superlativo relativo, non le pulitissime ma le più pulite, pensavamo di dare alla città una svolta, un colpo d’ala, qualcosa che la facesse decollare verso una dimensione che questa città non ha mai avuto, ma questo non è avvenuto.”

“Bianco legato a mille altre realtà non politiche ma di convenienza non ha più la forza per fare le cose e questo è uno dei motivi base su cui si fonda la nostra delusione che è una delusione nei fatti perché la città segna il passo ed è una delusione politica perché speravamo in una classe politica un pochino più lungimirante e non così ripiegata su se stessa.

Padre Resca ricorda le assemblee piene di cittadini, la voglia di discutere dei mali della città e degli strumenti per affrontarli:

“Quando si vota non bisogna tendere la mano per chiedere l’elemosina, ma bisogna puntare il dito per denunziare quello che non funzione ed il motto era che il votante per un partito, nel momento in cui vanno a governare le persone che lui ha votato, da quel momento chi li ha votati deve diventare il primo oppositore, non quello che batte sempre le mani per quello che fanno.”

Oggi, tra le mille delusioni di una classe dirigente che ha tradito le attese e si sottrae persino al confronto con chi ha contribuito a crearne la fortuna, la speranza padre Resca la scorge tra centinaia di ragazzi che partecipano alle iniziative in memoria delle “lotte contro la mafia ed i poteri occulti di cui si parla sempre meno non perché non ci siano più ma perché si sono semplicemente messi d’accordo e nell’accordo tutto procede nei loro interessi a scapito dei cittadini.”