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Orti urbani fantasma, silenzio assoluto dopo il colpo di zappa inaugurale di Bianco

Con l’ennesima passerella, questa volta di ambientazione bucolica, il sindaco di Catania ha inaugurato gli orti urbani a Librino. Armato di zappa e simpatia ha consegnato 7 dei 10 lotti previsti a famiglie, condomini e associazioni per sottrarre al degrado i terreni comunali abbandonati. Ma dopo la cerimonia, che fine hanno fatto?

Il progetto piace a tutti e sembra persino la manovra di un governo di centrosinistra. Anche se, a onor del vero, anche Mussolini istituì il cosiddetto “orticello di guerra”. Etichette ideologiche o primogeniture a parte, torniamo a Librino. Orti sociali e didattici in un’area inutilizzata di circa tre ettari e mezzo per “la sola coltivazione biologica di ortaggi e frutta locali, senza ogm e rispettando la stagionalità”.

Lo scorso 9 agosto, il sindaco Enzo Bianco ha inaugurato con una “zappata di rappresentanza” i primi 7 dei 10 lotti di viale Castagnola. Un progetto pilota che vuole essere il simbolo del rispetto per l’ambiente, della lotta alla criminalità e dell’aiuto ai quartieri più difficili della città.

Ma dopo un mese dalla cerimonia di consegna, non c’è nessuna ombra del contratto che privati e associazioni dovranno firmare. Chi ha sentito gli assessori al ramo, Salvo Di Salvo e Rosario D’Agata, racconta di essere stato rimpallato di settimana in settimana.

“E’ stata una consegna formale e informale. Formale perché ci hanno detto che possiamo già cominciare a coltivare e a produrre. Informale perché, in realtà, non abbiamo firmato nessun contratto”, ha detto a SUD press Genny Mangiameli, referente dell’associazione assegnataria Amici di Villa Fazio.

“Avevano detto che la firma del contratto sarebbe avvenuta dopo Ferragosto, è metà settembre e ancora non ci hanno chiamato. Siamo in standby, un lotto privato ha già iniziato ma noi aspettiamo di leggere il contratto”.

Quali sono i punti ancora da chiarire? “I terreni sembrano inferiori rispetto alle dimensioni previste dal bando. Secondo una nostra prima valutazione approssimativa, dovrebbero essere intorno ai 170-180 mq anziché 200 mq. Sono stati recintati ma con una divisione molto bassa, circa un metro e venti”.

L’Amministrazione ha già fornito ogni lotto di un punto acqua e luce. Non conosciamo ancora gli altri dettagli come, per esempio, il costo del canone annuo che comunque dovrebbe essere molto basso, intorno ai 20 euro, e il resto del regolamento”.

Si deve ancora capire, infatti, se sarà previsto un percorso formativo o se ci saranno agevolazioni sull’attrezzatura, su piantine, bulbi, sementi, fertilizzanti naturali che, secondo gli operatori, potrebbero costare intorno ai 200-300 euro per lotto.

“So per certo che tutto ciò che produrremo non potrà essere venduto ma sarà solo a uso personale o dato in beneficenza. Per il resto delle informazioni e soprattutto per cominciare a lavorare, aspettiamo il contratto da un mese”.