Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’avv. Nicolò D’alessandro che ha patrocinato la difesa del consiglio dell’ordine dei medici di Catania presieduto dal dr. Diego Piazza, la cui elezione è messa in discussione dal ricorso proposto dalla dr.ssa Corinna Miceli e che il TAR ha di fatto rinviato per competenza al Consiglio Nazionale dei medici stessi. Pubblichiamo integralmente il ragionamento del legale in netta contrapposizione, come ovvio, a quello degli avvocati ricorrenti Riccioli, Todero e Toscano da noi riportato ieri e che adesso attendono con la loro assistita la decisione del Consiglio Nazionale a quanto pare un pò più lento del TAR. Ad ogni buon conto, riproponiamo la sentenza così chi vuole l’interpretazione se la fa da sé e noi, come sempre, seguiremo fino alla fine anche questa. 

“I recenti articoli di stampa con i quali si è affermato che il TAR Roma avrebbe “bacchettato” il Ministero della sanità con riferimento alle recenti elezioni dell’ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri di Catania dimostra una superficiale attitudine nella lettura della decisione dei giudici amministrativi i quali si limitano, con le sentenze a dare risposta alle domande formulate dai ricorrenti.
Con la sentenza n. 7379 del 6 giugno 2019 il TAR del Lazio, Roma, ha dato risposta negativa ad entrambe le domande formulate dagli avvocati Toscano, Riccioli e Todero nell’interesse della Dott.ssa Corinna Miceli:
ha perentoriamente dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in ordine all’impugnativa delle procedure elettorali, il giudice amministrativo ha cioè affermato che la ricorrente si è rivolta al giudice sbagliato;
ha chiaramente affermato che il decreto ministeriale impugnato non poteva essere la sedes materiae nella quale il Ministero avrebbe dovuto disciplinare quegli aspetti di cui la Miceli lamentava la violazione, ha cioè affermato che è stato impugnato il decreto sbagliato o meglio, è stato impugnato un atto inesistente perché ancora non emanato.
Scultorea la conclusione del Giudice che vale riportare per intero per onorare la Verità e respingere ogni mistificazione:
“Da quanto sopra detto deriva dunque il rigetto di tutte le censure proposte con ricorso originario e atto di motivi aggiunti dal momento che, al netto delle operazioni e delle procedure in senso stretto e sulle quali sussiste la giurisdizione di altro giudice, esse si rivolgono avverso un provvedimento (il DM 15 marzo 2018) che non era tuttavia abilitato, per assenza di previa autorizzazione legislativa, a disciplinare taluni profili della disciplina elettorale.”
E, sempre per onorare la Verità bisogna riferire che il TAR ha anche “rigettata la sollevata eccezione di incostituzionalità per difetto di rilevanza”, “bacchettando”, la ricorrente che, alla prova dei fatti, ha proposto al Giudice amministrativo delle questiioni tutte ritenute infondate.”

avv. Nicolò D’Alessandro