La gestione della cosa pubblica come se fosse casa propria. Gente non autorizzata che vive gli uffici comunali come se fosse dipendente dell’amministrazione ma senza esserlo. Pagamenti concessi senza reale espletamento del servizio. E favori. Assunzioni di amici e familiari. Tutto questo, evidentemente, non è ancora passato di moda

“Tu viri ca non appena s’avvicina a mia a secunna cosa ca m’addumanna è d’appizzarici qualche cristiano qua nei cantieri… cento per cento…ormai lo conosco”.

A parlare è Giuseppe Calandrino, dipendente della Progitec da ieri ai domiciliari per l’indagine condotta dalla Guardia di Finanza con l’operazione Differenziata. Con lui finiscono in manette anche il funzionario comunale Michele Faro (anche lui ai domiciliari), Angelo Lapiana imprenditore del settore rifiuti e amministratore della Progitec e il sindaco di San Pietro Clarenza Giuseppe Bandieramonte, uomo del PD e vicino al deputato regionale Anthony Barbagallo.

Secondo quanto appurato dagli inquirenti, Bandieramonte “riceveva, per sé, l’assunzione di dipendenti  segnalati alla Progitech srl in quanto appartenenti a famiglie di grandi elettori”.
I testimoni auditi dalla Guardia di Finanza parlano addirittura di “una quarantina di persone  tutte vicine a famiglie numerose ed importanti del paese“. Assunzioni fatte “su volontà del Bandieramonte e del gruppo a lui vicino” e “le famiglie di questi assunti avrebbero votato per la lista del Sindaco alle scorse elezioni”.

Elezioni che lo hanno visto vincere con oltre l’80% dei consensi.

“Mentre riceveva indebite utilità per se o per altri da Lapiana”, il sindaco Bandieramonte predisponeva ordinanze contingibili ed urgenti per motivare l’affidamento diretto e di proroga di lavori alla Progitec.
Affidamenti diretti che sarebbero stati contestati, senza risultato, anche dal Segretario Generale del Comune di San Pietro Clarenza.

E per la ditta di Angelo Lapiana non c’era solo la raccolta dei rifiuti. C’erano anche i servizi accessori e opzionali, che la ditta di Lapiana fatturava automaticamente inserendo la quota in dodicesimi dell’intero importo contrattuale invece di calcolarla secondo gli interventi realmente svolti.

Pratica che sarebbe stata di routine anche in altri appalti con altre amministrazione comunali, con le quali però le cose non sarebbero andate bene come a San Pietro Clarenza.

Come ad Aidone per esempio, dove le fatture aggiuntive vengono respinte. Lo si capisce dalla conversazione del gennaio di quest’anno nella quale Lapiana parla con un proprio dipendente del sindaco di Aidone (non indagato e del quale nella conversazione non viene riportato il nome).
Il primo cittadino avrebbe richiesto l’ampliamento orario del contratto di lavoro di un dipendente della Progitec già assunto: da quattro a sei ore giornaliere. Lapiana risponde al suo interlocutore:

“E allora se loro…avessero risposto bene a quelle fatture aggiuntive che io gli ho fatto per i maggiori costi, oggi…non mi costava niente dirgli si perché sapevo che comunque non avrei avuto nessun problema…gliela mettevo in quella fattura aggiuntiva e problemi zero“.

Zero. Come i problemi che avevano invece a San Pietro Clarenza grazie alla vicinanza a Bandieramonte. Che intercedeva personalmente per accelerare i tempi dei pagamenti in favore della Progitec. Alla quale affidava anche servizi extra, come quelli di trasporto, montaggio e smontaggio dei seggi elettorali ale scorse elezioni.

E dalla stessa ditta, il sindaco avrebbe ricevuto il pagamento di circa 47.000 € di stipendi per la propria compagna Valentina Maura Pappalardo senza che questa avesse mai prestato servizio, oltre che sponsorizzazioni in denaro per eventi sportivi organizzati da suoi diretti familiari.

Per gli inquirenti è “inquietante il potere di gestione da parte di Lapiana di importantissime risorse pubbliche per mezzo degli amministratori del Comune di San Pietro (Faro e Bandieramonte) e dello stesso Calandrino che lavora al fianco e per Michele Faro nell’ufficio comunale. Come se fosse dipendente comunale, ma senza esserlo visto che era alle dipendenze del Lapiana in Progitec.

Calandrino, scrivono gli inquirenti, “aveva accesso alla mail di Faro, teneva rapporti con altri dipendenti comunali, predisponeva i testi delle ordinanze contingibili ed urgenti con cui veniva affidato il servizio di raccolta dei rifiuti”. Così come gli stessi Lapiana, che partecipavano alle riunioni operative interne del Comune anche non relative al servizio di raccolta rifiuti. Come fossero a casa loro.