La morte dell’imprenditore Santo Giuffrida era stata finora attribuita ad un infarto fulminante, ma, le dichiarazioni rese nel corso del 2016 dal neo-collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro, hanno consentito di far luce su un efferato omicidio fino ad ora dissimulato come morte naturale.

Gli arrestati sono Barbara Bregamo, 43 anni, di Misterbianco, Francesco Giuseppe Indorato di 49 anni di Catania, Antonio Zuccarello Antonio di 51 anni, di Santa Maria di Licodia (CT); e Alfio Maugeri di 44 anni di Misterbianco.

In particolare, Bregamo è indagato quale mandante e Indorato quale esecutore del tentato omicidio aggravato, e nello specifico dell’accoltellamento, commesso a Misterbianco nel gennaio del 2001, nei confronti dell’imprenditore Catanese Santo Giuffrida di 60 anni, compagno di Barbara Bregamo; inoltre quest’ultima è indagata sempre quale mandante mentre Zuccarello e Maugeri in quanto esecutori per l’omicidio premeditato dello stesso imprenditore sfuggito al tragico destino la prima volta, attraverso l’iniezione di sostanza venefica e soffocamento, avvenuto nel dicembre del 2002, un anno dopo il tentato omicidio.

Il collaboratore di giustizia Luciano Cavallaro ha, nella sostanza, riferito ai carabinieri di aver avuto l’incarico dalla Bregamo di uccidere il proprio compagno Santo Giuffrida e di aver per questo effettuato un primo tentativo nel 2001 incaricando dell’esecuzione materiale un suo conoscente (Francesco Giuseppe Indorato ) con un coltello all’interno del suo garage condominiale. In tale occasione, però, Giuffrida riusciva sfugge all’attentato restando gravemente ferito. Nessun elemento raccolto all’epoca consentiva poi di ritenere Barbara Bregamo coinvolta nell’accaduto e nonostante l’indagine portasse a Indorato, gli elementi non risultarono sufficienti per un rinvio a giudizio.

A distanza di quasi un anno da quei fatti, tuttavia, la signora Bregamo -come riferisce una nota dei militari- richiedeva nuovamente a Cavallaro l’uccisione del compagno pagando questa volta 20.000 euro ed acquistando, per lo stesso Cavallaro, una BMW.

In questa seconda occasione l’omicidio veniva pianificato con maggior cura e, nello specifico, Cavallaro coinvolgeva Alfio Maugeri e Antonio Zuccarello.

I tre soggetti si introducevano nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre 2002 nell’abitazione di Giuffrida (con la collaborazione della convivente Bregamo) e dopo avergli iniettato una sostanza velenosa, lo soffocavano.

A quel punto la compagna inscenava la morte naturale dell’imprenditore senza che si ingenerassero sospetti su quanto realmente accaduto.

Le indagini, avviate sotto la direzione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, per ottenere i necessari riscontri alle dichiarazioni di Cavallaro sono state condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri e dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Catania e, attraverso un’articolata serie di intercettazioni telefoniche, telematiche, ambientali e di videoregistrazione che, corroborate da molteplici attività istruttorie (sommarie informazioni di persone informate sui fatti, consulenze medico-legali ed altro) consentivano di acquisire fonti di prova attendibili.

Sono stati ottenuti riscontri precisi e individualizzanti.

Gli investigatori hanno anche fatto ricorso ad uno stratagemma: al fine di indurre gli indagati a commentare i fatti oggetto dell’indagine, hanno fatto rinvenire sull’autovettura di uno di loro un foglio di carta riportante la seguente frase: “sacciu comu tu e i to cumpari affucasturu u masculu di l’amica di Luciano 15 anni fa”.

Uno degli indagati dopo aver ricevuto il biglietto confessava ad un amico il delitto riferendo testualmente “Sedici anni fa abbiamo fatto un omicidio, io ed altri due”.

Gli indagati sono così finiti tutti in carcere ad eccezione proprio della presunta “Circe” che, essendo madre di un bambino di età inferiore ai sei anni, si è vista concessi gli arresti domiciliari.