Una imponente operazione del Comando Provinciale, guidato dal colonnello Francesco Gargaro, ha visto impegnati oltre 100 Carabinieri da stamani a San Cristoforo e San Giovanni Galermo. I militari hanno passato al setaccio due interi agglomerati del centro e della periferia nord della città considerati tra i più redditizi “supermarket” della droga, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 26 persone per i reati di associazione mafiosa, armi e traffico di stupefacenti ed estorsione, ritenute appartenenti al clan Santapaola,  capeggiato negli anni 2015 e 2016 da Francesco Santapaola e da Marcello Magrì

Ecco i nomi degli arrestati: Massimo Amantea, classe 1977; Francesco Belviso, classe 1970; Salvatore Bonanno, classe 1987; Giuseppe Boncaldo, classe 1972 (già detenuto); Carlo Burrello, classe 1993 (già detenuto); Domenico Contarini, classe 1971; Antonio Cristaldi, classe 1975 (già detenuto); Sebastiano Grasso, classe 1957; Rosario Lombardo, classe 1968; Angelo Marcello Magrì, classe 1970 (già detenuto); Natale Nizza, classe 1996; Natale Dario Nizza, classe 1993 (già detenuto); Salvatore Nizza, classe 1972 (già detenuto); Giuseppe Pastura, classe 1990; Francesco Petralia, classe 1962 (già detenuto); Francesco Pinto, classe 1975 (già detenuto); Vito Romeo, classe 1976 (già detenuto); Arnaldo Santoro, classe 1977 (già detenuto); Biagio Sapuppo, classe 1983; Francesco Santapaola, classe 1979 (già detenuto); Francesco Scuderi, classe 1987 (già detenuto); Giuseppe Vinciguerra, classe 1988 (già detenuto); Giuseppe Scaletta, classe 1966 (già detenuto).

L’operazione di oggi è stata inquadrata in un’ampia strategia di contrasto della Procura della Repubblica e dei carabinieri del Reparto Operativo che ha consentito, dal gennaio 2015 fino ad oggi, di eseguire numerosi provvedimenti cautelari e disarticolare completamente il gruppo dei fratelli Nizza, capeggiato da Nizza Andrea Luca, irreperibile dal dicembre 2014 ed inserito nell’elenco dei “latitanti più pericolosi” del Ministero dell’Interno, tratto in arresto il 15 gennaio 2017 dai militari del Reparto Operativo di Catania, che negli ultimi anni era riuscito a creare un vero e proprio “cartello” della droga con il monopolio delle “piazze di spaccio” in diversi quartieri della città acquisendo notevole consenso all’interno della famiglia Santapaola, poiché in grado di reclutare centinaia di affiliati, acquistare ingenti quantitativi di stupefacente da immettere sul mercato, garantendo così rilevanti flussi di denaro in contanti da reinvestire in settori economici e finanziari.

In particolare è stato accertato che prima Francesco Santapaola e, dopo il suo arresto, Marcello Magrì sono stati i “reggenti” del clan Santapaola con il compito di relazionarsi con altri responsabili del clan e con le altre organizzazioni territoriali. Il mercato della droga è rimasto saldamente nelle mani di Rosario Lombardo, nonostante diverse condanne a 20 anni per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha continuato a gestirne il traffico nelle piazze di spaccio di Librino, San Giovanni Galermo e San Cristoforo ospitando veri e propri summit mafiosi presso la sua abitazione. Da qui provvedeva agli “stipendi” dei detenuti e degli affiliati, riuscendo ad evitare il carcere per via delle sue “precarie”condizioni di salute date da una grave patologia cardiaca, che oggi non hanno però impedito che fosse condotto al carcere di Bicocca.

L’operazione odierna è direttamente collegata all’indagine “Carthago”, svolta lo scorso anno nel quartiere Librino.

Il colonnello Gargaro, in questo senso ha affermato: “Poco per volta ci stiamo riprendendo i quartieri a rischio e malfamati della città, e li stiamo riportando sotto il controllo dello stato. L’associazione disarticolata con l’operazione odierna, vedeva attive 15 piazze di spaccio molto redditizie nel quartiere San Cristoforo e in parte a San Giovanni Galermo, che portavano fino a 80.000 euro solo nei week end, e quasi 200.000 mensilmente”.

Il colonnello Michele Piras, comandante del reparto operativo che ha effettuato le indagini, ha spiegato: “La droga, del tipo marijuana e cocaina, veniva acquistata all’ingrosso dall’Albania nel primo caso, e da Camorra e ‘Ndrangheta nel secondo caso. Il gruppo criminale era molto forte e organizzato, e non è stato semplice disarticolarlo del tutto. La marijuana veniva comprata all’ingrosso a 700,00 euro al chilo e rivenduta, sempre all’ingrosso a 1300 euro al chilo. La cocaina proveniva attraverso le organizzazioni calabresi e campane dalla Colombia, anche se abbiamo motivo di credere che i clan mafiosi siciliani si stiano organizzando per tentare di bypassare la ‘Ndrangheta e trattare direttamente con i cartelli sudamericani”.

Durante le indagini sono state sequestrate ingenti quantità di stupefacenti.