Nuova udienza per l’omicidio di Valentina Salamone davanti la Corte di Assise del Tribunale di Catania. Presente oggi in aula anche il presunto omicida, Nicola Mancuso, fatto allontanare dall’aula dal presidente, il giudice Maria Concetta Spanto, a seguito di una provocazione che l’imputato avrebbe fatto proprio nei confronti della famiglia Salamone. La sorella della vittima, Rossana: “Ha già pronto per noi lo stesso destino che ha riservato a mia sorella?”. Avanzata oggi anche la richiesta di approvazione delle prove e dei testimoni, chiamati a rispondere ad alcune domande, tra cui l’inviato del programma Mediaset, Quarto Grado, Simone Toscano

Valentina Salamone venne trovata morta a soli 19 anni in una villetta di Adrano il 24 luglio del 2010. Inizialmente si parlò di suicidio scaturito da una delusione d’amore. Valentina da tempo era l’amante del suo presunto assassino, Nicola Mancuso. L’uomo venne arrestato solo pochi mesi dopo.

Il giudice Spanto, oggi ha accettato la richiesta avanzata dai genitori e dai tre fratelli della vittima di costituirsi parte civile. Nel frattempo sono state accolte le medesime istanze da parte delle associazioni Telefono Rosa, rappresentata dall’avvocato Samantha Lazzaro, e Tamaia onlus con l’avvocato Valeria Sicurella.

Durante l’udienza, gli avvocati e la Procura Generale hanno anche presentato il riconoscimento delle prove e una lista di teste che potrebbero essere ascoltati in futuro, tra i quali figura anche l’inviato di Quarto Grado, Simone Toscano. (Il giornalista verrà ascoltato in merito a delle dichiarazioni fatte durante un intervista da Claudia Salamone, una delle sorelle dellla vittima ndr.)

“Oggi, durante l’udienza, in presenza del giudice, sono stati discussi sempre gli stessi elementi. Nel luogo del delitto è stato trovato il DNA di Mancuso -spiega Rossana Salamone-. Inoltre, si è anche discusso delle scarpe che Valentina indossava quel giorno, le stesse che io le avevo prestato, una cosa normalissima tra sorelle”.

In aula però non sono mancati momenti di tensione tra la famiglia di Valentina e Mancuso. L’uomo inizialmente ha cercato di controbattere ad alcune richieste mosse dal Procuratore Generale, Sabrina Gambino, e successivamente si sarebbe scagliato contro la famiglia della vittima.

“Voglio precisare che non vogliamo un colpevole qualunque, noi vogliamo il colpevole! Chi ha ucciso quindi mia sorella Valentina? Dopo il danno anche la beffa perché dobbiamo subire insulti, minacce e quant’altro -continua Rossana Salamone-. E in tutto ciò non possiamo parlare. Oggi in aula il signor Mancuso ci ha ricattati, cosa vorrà fare il giorno che uscirà dal carcere?”.

La difesa, sostenuta da Salvo Burzillà, ha invece ha richiesto l’esclusione della sentenza di condanna fatta a Nicola Mancuso perché ritenuto capo e promotore di un’associazione a delinquere dedita allo spaccio. “L’oggetto della condanna, per la quale Mancuso deve scontare 18 anni di carcere -spiega l’avvocato della famiglia Salomone, Dario Pastore– a oggi è ritenuta uno dei motivi principali che hanno spinto l’uomo a uccidere la diciannovenne Valentina Salamone”.

Diversa invece è la posizione della difesa di Nicola Mancuso circa l’acquisizione di alcune prove che verranno poi discusse davanti la Corte. L’avvocato Burzillà dopo l’udienza ha dichiarato: “Oggi abbiamo chiesto l’ammissione delle prove tra cui i nostri teste, quelli del Pubblico Ministero e della Procura Generale della difesa.

“Dopodiché si è discusso anche di una serie di eccezioni preliminari, ovvero fatti emersi solo con delle successive indagini svolte dopo la richiesta di archiviazione (Avanzata in un primo momento dalla difesa dell’imputato ndr.), – conclude il penalista Burzillà -. Oggi purtroppo gli animi tra le due famiglie si sono scaldati un po’, l’atmosfera era parecchio tesa, e lo scambio di battute è un normale effetto collaterale”.