Il giudice Rosa Alba Recupito ha condannato a 30 anni di reclusione Luca Priolo, che il 6 ottobre del 2015 uccise la sua ex fidanzata Giordana Di Stefano con 48 coltellate, accogliendo la richiesta formulata dal pm Alessandro Sorrentino. “Giustizia è stata fatta”, ha commentato subito dopo la lettura della sentenza l’avvocato della famiglia Di Stefano, Ignazio Danzuso. La madre della vittima, Vera Squatrito: “, Non è stata fatta giustizia, ma ho avvertito rispetto. Per me quella persona non esiste più”

Tutti aspettavano di vedere la reazione di Luca Priolo una volta appreso il verdetto, ma così non è stato perché anche oggi il ragazzo ha preferito non essere presente in aula. “La sentenza rende giustizia a Giordana, anche se non possiamo comunque dichiararci soddisfatti perché davanti alla morte di una ragazza non ci può essere soddisfazione”, ha dichiarato il penalista Ignazio Danzuso.

La fine del processo in primo grado ha visto accolte anche alcune delle aggravanti chieste a carico di Luca Priolo, come la premeditazione e la crudeltà dell’atto. Ricordiamo infatti che i consulenti scelti dal giudice hanno dichiarato che l’omicida era capace di intendere e di volere. Il giudice ha inoltre riconosciuto l’imputato come l’autore dello stalking per cui la vittima aveva presentato denuncia nel 2013. Il mancato ritiro di questa sarebbe il reale motivo che ha spinto il ragazzo a uccidere Giordana due anni fa.

La sentenza ha visto accolta anche la liquidazione dei danni morali a carico dei familiari della vittima, ovvero 7o mila euro per la figlia di Giordana, 40 mila euro sia per il padre che la madre e 30 mila euro destinati alla sorella. Il giudice ha riconosciuto un risarcimento danni pari a 5 mila euro anche per il centro antiviolenza Galatea, costituitosi parte civile e rappresentato dall’avvocato Mirella Viscuso.

“Giordana ha visto scorrere la vita insieme al suo sangue perché ha sentito tutte le 48 coltellate che gli sono state inflitte” ha dichiarato la mamma di Giordana. “Con la sentenza di oggi giudice ha rispettato mia figlia riconoscendo le aggravanti, nonostante il processo si sia svolto con il rito abbreviato. Ma non ci può essere giustizia, mia figlia è stata assassinata. Non c’è nessun perdono, per me quella persona non esiste più. Mi auguro solo che tale condanna venga confermata anche in Cassazione, non smetterò mai di lottare”.

L’avvocato di Luca Priolo, Dario Riccioli, raggiunto da Sudpress ha ufficializzato il ricorso alla sentenza: “Attenderemo i 60 giorni previsti dalla legge per conoscere le motivazioni del giudice Recupido, dopodiché impugneremo la sentenza e ricorreremo in appello”.