Quella che raccontiamo, e ricordiamo, è una grottesca vicenda politico-giudiziaria che, come diciamo spesso, neanche nella Colombia ai tempi di Escobar. Il 4 novembre 2016  scrivevamo: “Che un sindaco, metropolitano o intergalattico che sia o si creda di essere, pensi di reagire a critiche ed opposizioni con l’arma intimidatoria della querela, arrivando persino ad opporsi alla richiesta di archiviazione della procura, è una cosa brutta. Bruttissima.” Sono passati oltre due anni e due cittadini per bene, il leader politico di opposizione Matteo Iannitti ed il giornalista Marco Benanti, sono ancora sotto processo per una cosa assurda, mentre chi ha causato il dissesto della città e, come ormai acclarato dalla Corte dei Conti, falsificato per anni i bilanci pubblici, risulta ancora a piede libero e neanche indagato. Almeno che si sappia..

La ripercorriamo rinviando agli articoli già scritti, invitando caldamente alla lettura perché è davvero una storia incresciosa.

Oggi, dalle 9.30 in aula 2, il GIP Salvatore Cavallaro andrà probabilmente a pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura opposta dal duo Bianco-Grasso.

In breve, nel 2015 il movimento Catania Bene Comune a firma di Matteo Iannitti emana un comunicato politico sulla vicenda del PUA e sul ruolo di Enzo Bianco.

Il giornalista Marco Benanti lo pubblica integralmente come fatto da molte altre testate, compresi noi che lo abbiamo pubblicato e poi ripubblicato appena appreso della querela e lo ripubblichiamo anche oggi!

Enzo Bianco, difeso da Giovanni Grasso, che poi otterrà incarichi remunerati dal comune di Catania, presenta querela.

I querelati reagiscono con una conferenza stampa che Sudpress trasmette in diretta.

A difendere, giusto dirlo, Matteo Iannitti è l’avvocato storico dell’antagonismo catanese Piarpaolo Montalto, mentre per Marco Benanti scende in campo Nicola Barbera.

Per questa cosa pazzesca, tutta italiana figlia dell’obbligatorietà dell’azione penale e dell’assurdità del reato di diffamazione per come è concepito (ma questa è storia più complessa), comincia l’indagine, a spese dei cittadini ovviamente.

Significa magistrati, polizia giudiziaria, cancellieri, notificatori e chi più ne ha ne metta, impegnati a dar la caccia ai due pericolosi criminali che restano per oltre due anni con la spada di Damocle di un’indagine a carico e perdono il loro tempo tra identificazioni, interrogatori, visite dall’avvocato e udienze.

Lo so bene perché con il mio avvocato, la straordinaria Emanuela Fragalà, abbiamo calcolato che ho perso 3 anni di vita con questo sistema e per difendere il diritto di tutti di raccontare lo schifo che combina la classe dirigente di questa città!

Ma torniamo alla storia odierna.

La Procura di Catania con il Pubblico Ministero Angelo Brugaletta, esaminati gli atti, chiede l’archiviazione ma l’ex sindaco Enzo Bianco, con il suo avvocato di cui sopra Giovanni Grasso, si oppone: siamo nel febbraio del 2017 e in quell’occasione esce l’ormai famosa intercettazione della telefonata tra Mario Ciancio ed Enzo Bianco che dimostra, tra l’altro, la fondatezza delle perplessità politiche espresse nel comunicato “incriminato”.

Ricomincia la tiritera e si arriva alla giornata di oggi: vedremo, e racconteremo, come andrà a finire.

In ogni caso è già troppo.