Il taglio del 26% sullo stanziamento al trasporto pubblico locale previsto nel nuovo disegno di legge di stabilità esitato dalla Commissione Bilancio dell’ARS (che si aggiunge a quello del 30% della precedente legislatura), assesta un duro colpo al settore, dato che porta la previsione di spesa per il triennio 2018-2020 a soli 115 milioni di Euro.

“Assolutamente insufficienti” – denuncia il Comitato di Presidenza di Asstra Sicilia che ha più volte chiesto, senza ottenerlo, un incontro alla Regione  e che, pertanto,  ha deciso di sospendere la partecipazione alle già previste riunioni tecniche sul settore con gli uffici dell’Amministrazione regionale dato che,  senza l’adeguata copertura finanziaria, nessuna seria pianificazione sui servizi da rendere all’utenza potrà più essere presa

“Si tratta di spese incomprimibili in quanto derivanti da obbligazioni contrattuali già assunte dalla Regione, e per essa dai Comuni, con le aziende del trasporto pubblico locale urbano ed extraurbano su gomma – precisa  ASSTRA -. Il taglio, oltre ad essere illegittimo, prefigura una grave turbativa alla regolarità dei servizi pubblici che si assumerà sia chi confermerà tale previsione di spesa sia chi ne dovesse ordinare l’applicazione”.

I Comuni, per il tramite di ANCI Sicilia, così come le organizzazioni sindacali del lavoratori,  sono stati avvertiti dell’imprevista riduzione della spesa e delle conseguenti inevitabili ripercussioni ai servizi resi ai cittadini.

È ovvio anche che le aziende che non potranno assorbire il taglio nel proprio bilancio saranno costrette ad avviare le procedure di mobilità del personale in esubero”.

“Riteniamo – conclude ASSTRA – che il diritto alla mobilità delle persone debba essere sempre perseguito come valore irrinunciabile in una democrazia evoluta, per cui auspichiamo che il Governo e l’Assembla Regionale nei prossimi giorni, in aula con gli opportuni emendamenti, riportino lo stanziamento a quanto già previsto quando il disegno di legge è stato esitato con delibera di giunta, cioè almeno i 157 milioni per ciascun anno del triennio 2018-2020 che, peraltro, risulterebbero anch’essi inadeguati rispetto al reale fabbisogno dell’intero settore ma che rappresentano, quanto meno, una base di partenza su cui potere riavviare un corretto dialogo istituzionale”.