Un veicolo avveniristico con la quale i ragazzi cercheranno di percorrere la maggiore distanza possibile con un litro di carburante o l’equivalente di un kWh di energia. Il team universitario catanese si misurerà nuovamente con la concorrenza in uno dei più celebri concorsi internazionali dedicati al mondo dell’alta efficienza energetica: lo Shell Eco Marathon, creata dal colosso Shell e aperta a scuole superiori e università di tutto il mondo.  Antonio Gurgone, team leader, si dice fiducioso del nuovo progetto creato quest’anno e racconta a Sudpress: “Abbiamo costruito una nuova macchina, con tutte le difficoltà che questo comporta, ma sono felice perchè ognuno di noi ha imparato qualcosa e continua a farlo. Andremo a Le Mans a giugno per partecipare, ufficializzare i risultati e dimostrare di essere all’altezza in una delle tappe più importanti”

Dopo gli ottimi risultati ottenuti in passato, malgrado le risorse esigue rispetto a molti degli altri concorrenti che vantano sponsorizzazioni eccellenti, come Seat o Renault, la forza di volontà e la voglia di mettersi in gioco facendo tesoro delle precedenti esperienze è forte, anche per dimostrare quanto sia importante investire sui giovani catanesi e siciliani.

A proposito del veicolo e della competizione, Gurgone sottolinea: “Quest’anno sarà più leggero e dinamico a livello di sospensioni, con un nuovo telaio in fibra di carbonio e materiali del tutto ecologici, ma per ora teniamo riservate le caratteristiche più rilevanti. Il nostro risultato dell’anno scorso ai test tecnici è stato notevole e soddisfacente. Ci auguriamo risultati molto migliori, cercando di realizzare un mezzo che possa percorrere la tratta Catania – Palermo e ritorno con un solo litro di benzina. In uno dei test più importanti, la nostra auto dovrà girare su un circuito cittadino per un’ora, a Londra, al Queen Elizabeth Park. Le due categorie sono “urban concept” e “prototype”. La prima prevede tutte le caratteristiche tipiche di una vettura normale, nella seconda invece ci sono mezzi avveniristici, dei veri missili con profili alari. In quest’ultima l’Italia è tra i primi. Tale categoria prevede circa quattrocento team per tre tappe, asiatica, americana ed europea”.

“Lo scorso anno -spiega il giovane- abbiamo passato le dodici prove tecniche che la Shell impone per entrare nel circuito, test molto duri, tra cui massa totale del veicolo (225 kg per urban), controllo totale della strada con frecce, fari, specchietti; viabilità dell’auto, uscita del pilota in emergenza, e poi test più specifici tipo quello di frenata, di sicurezza, prova del motore ad iniezione elettronica. Tutte cose che vengono fatte da ragazzi poco più che ventenni. Io spero che dopo di noi, altri proseguano quanto fatto finora, con lo stesso spirito”.

E Catania ci sarà dunque, di nuovo,in virtù dell’entusiasmo dei futuri ingegneri dell’università etnea che si metteranno in gioco nuovamente e grazie all’apporto dell’ateneo, come spiega Gurgone: “Mi preme ringraziare il rettore Francesco Basile e il direttore generale Candeloro Bellantoni per la fiducia che ci hanno dato senza conoscerci, nel rinnovare la concessione di risorse per il progetto. Noi cerchiamo di fare il meglio con ciò che abbiamo partendo dietro rispetto ad altre scuole o atenei italiani che godono certamente di maggiori possibilità. Qui bisogna puntare sui giovani e credere in progetti del genere, perchè all’estero lo fanno e ottengono risultati importanti”.

I problemi principali sono legati alla poca fiducia da parte di eventuali sponsor, che non sono affatto in prima linea, quando si tratta di valorizzare i giovani anche con piccole sovvenzioni. Ma per fortuna non è per tutti così, come racconta Gurgone: “All’estero o al centro nord italia è diverso, lì sono riuscito ad ottenere sponsor con molta più facilità. Da quando però si partecipa a questa competizione, se ne parla di più, abbiamo più fiducia. Comprendo che non è da tutti dare in mano a venti ragazzi, fondi e libertà per progetti simili. Dopo i buoni risultati ottenuti, abbiamo qualcosa in più come supporti, tra cui un’azienda di Piazza Armerina che è leader nel settore meccanico, la Umas Technology, per uno sponsor di 10.000 euro. Il titolare si è fidato della bontà del progetto perchè sa come lavora il nostro responsabile scientifico, il professore Rosario Lanzafame, che è stato suo docente di laurea”.

Una sfida importante quella della Eco Shell dunque, come lo è ancora prima quella delle nuove leve che cercano di entrare a far parte del team, con la consapevolezza dell’enorme lavoro extra da svolgere, da dover conciliare con vita universitaria e privata: “Ogni anno molti ragazzi si candidano per poter far parte della squadra. Oggi siamo circa quaranta tra veterani e nuovi. A livello universitario, i laureandi in ingegneria meccanica, grazie al consenso del presidente del corso Rosario Sinatra, dopo aver dimostrato ciò che si è fatto per il progetto, possono ottenere il riconoscimento del tirocinio formativo da centoventi ore. Un’esperienza del genere, rispetto ad un qualunque stage, ti consente comunque di imparare qualcosa, a prescindere dal ruolo che hai. Un giovane, con la normale vita accademica non vedrà facilmente tecnologie del genere nè avrà modo di lavorarci e applicarle. Non acquistiamo nulla di pronto, lo prepariamo da noi e cerchiamo di risolvere velocemente i problemi”.