Terrorismo internazionale, criminalità organizzata, traffico di uomini e di migranti. Temi attuali, delicati, forti, per chi si trova in prima linea specialmente. Giovanni Salvi e Emiliano Abramo, svolgono professioni diverse ma vicine, e dal punto di vista della legge, come della solidarietà e del convivere, è importante capire e conoscere come i fenomeni succitati si tocchino e si fondano tra loro oggi più che mai

Giovanni Salvi

L’occasione di ascoltare il procuratore generale di Roma Giovanni Salvi, e già a capo della procura etnea fino dal 2009 al 2015, consente di comprendere, seppur in parte, quale sia il lavoro svolto da chi è in prima linea nella Magistratura italiana, e quale conoscenza si debba possedere, oltre all’esperienza, per contrastare veri e propri “cancri”della società, cioè le mafie.

Ma non solo, perchè un’altra ombra da anni ormai si proietta in tantissime zone del mondo, il terrorismo internazionale, definito da Salvi “non sempre negoziabile”, diversamente da quello nazionale italiano degli anni ’60 e ’70.

E direttamente legato a questo, vi è il fenomeno migratorio che tocca profondamente stati come l’Italia, e soprattutto la Sicilia. “La tratta di uomini differisce da quella dei migranti, perchè nel primo caso, viene fatta coattivamente, e diviene prosituzione, schiavitù. Nel secondo invece volontariamente, sulle richieste di quanti pagano profumatamente per cercare di lasciare luoghi colpiti da guerre per avere nuove possibilità di vita. In entrambi i casi, la criminalità organizzata ottiene un qualche profitto, così come le organizzazione terroristiche ottengono risorse da spendere in paesi considerati ostili”- spiega Salvi.

“Ma ciò che è veramente fondamentale -prosegue- è la conoscenza. Bisogna capire, studiare i fenomeni, per non generalizzare, per non cadere in tranelli legati all’enormità dell’argomento, delle storie, delle vicende umane e religiose”.

Di queste tematiche si è discusso durante il seminario tenutosi alla Link Campus University di Catania, che ha visto oltre la presenza di Giovanni Salvi, anche Giuseppe Vecchio, direttore del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Catania e Emiliano Abramo, presidente della comunità di Sant’Egidio.

E dal canto suo Abramo, da tanto tempo dalla parte dei disagiati, e oggi in particolare con la missione di “includere”quanti vengono da altri paesi perchè non rimangano sperduti e rischino di cadere tra le grinfie delle organizzazioni criminali per diventarne manovalanza, afferma con forza: “Penso non si debba mai generalizzare, e lavorare sulla società del convivere. Chi viene da lontano può dare moltissimo alla nostra comunità e noi possiamo dare moltissimo a loro. Conoscere i fenomeni migratori, come quelli criminali serve a distinguere e capire cosa è giusto e cosa no, cosa va fatto davvero, ed in questo senso le organizzazioni umanitarie possono fare la differenza, così come chi è portatore di valori quali legalità e giustizia e opera in questo senso”.

Emiliano Abramo