A seguito del recente episodio di violenza accaduto nella nota discoteca catanese “Banacher”, lite pare scaturita dalla reazione di un buttafuori, e con la morte di un catanese a Roma, pare pestato a sangue da diversi uomini della security, Sudpress ha voluto ascoltare Stefano Compagnini, storico buttafuori catanese.”Il problema di fondo è che molti gestori non si servono di professionisti del settore, e affidano la sicurezza dei loro locali a chi capita, malgrado ci siano normative ben precise in merito. I problemi scaturiscono da questo modo di ragionare. I clienti vanno trattati da tali e non combattuti”

Uno dei primi e più longevi buttafuori della città etnea, con un’esperienza trentennale, Stefano Compagni spiega il suo punto di vista sulle vicende recenti e su quello che dovrebbe essere il modo di fare sicurezza: “Chi lavora in questo ambito, non può e non deve mettere le mani addosso agli avventori, se non in caso di rissa. E’ quindi possibile spostare e separare fisicamente i contendenti di una lite, ma solo per porvi fine, e mai per cagionare danni fisici. Per intenderci non si possono colpire con calci, pugni, gomitate, testate, ginocchiate o corpi contundenti i clienti del locale.

Anche in caso di aggressione verbale, non si deve reagire; qualora avvengano atti illeciti, si devono chiamare le forze dell’ordine. In quei momenti non c’è spazio per i propri impulsi, e anche se offesi, bisogna essere professionali, nell’esercizio delle proprie funzioni. Attualmente con la nuova normativa, chi esercita il mestiere dentro i locali è un pubblico ufficiale, e deve agire da tale, super partes. Non bisogna perdere il controllo. Succede raramente che vi sia un’aggressione ai buttafuori, specie a chi lavora da professionista; a me è accaduto solo una volta ma erano 6 contro 1″.

Compagnini non ha dubbi: “Colpire una persona ubriaca è come colpire se stessi; quell’individuo è prima di tutto un cliente, che ha speso soldi nel locale, e non si può pensare di malmenarlo e ridurlo in fin di vita, è assurdo. Ciò che va fatto, è portarlo fuori con le dovute maniere, nel rispetto del cliente in quanto tale, specie se lo stesso non è in condizioni di capire quanto accade. Lo si deve anzitutto aiutare a riprendersi, con dell’acqua, con del caffè, non mandandolo all’ospedale per le percosse subite com’è avvenuto.

Io lavoro così, accudisco i clienti, tanto è vero che i professionisti del settore sono esperti in primo soccorso, essendo i primi ad intervenire in caso di bisogno. A me è accaduto anche con una ragazza di 21 anni, morta purtroppo poi di aneurisma. Dobbiamo aggiustare le situazioni, non aumentare i danni; molti che fanno questo lavoro vedono i clienti come nemici, come persone da abbattere, da sconfiggere. Le discoteche spesso sono fuori dalle logiche normali, con un servizio d’ordine fatto non sempre da agenzie o professionisti”.

La stranezza vera quando si verificano fatti violenti all’interno delle discoteche, con protagonisti i membri della security, riguarda il fatto che dal 2006, questo mestiere è regolamentato da una legge specifica, e non può essere svolto senza l’apposito patentino: “Questa certificazione, viene rilasciata dopo un corso di 3 mesi con un attestato dalla Regione Sicilia, e dopo tutti i controlli del caso da parte di Polizia e Prefettura. Senza il patentino, chi fa sicurezza egualmente e viene beccato, paga multe salatissime, che vanno fino ai 3000 euro per la persona in questione e anche 30.000 per il titolare dell’esercizio. Non ci sono assicurazioni specifiche di solito, e i risarcimenti da pagare dopo le condanne sono enormi”.

L’essere in possesso di determinate qualifiche comporta standard di un certo tipo, come conferma Compagnini: “In servizio i buttafuori non possono assolutamente bere alcolici, ma solo acqua o succhi di frutta. Io ad esempio, quando arrivo in discoteca parlo subito con il barista e lo diffido dal dare alcool ai miei dipendenti, che a volte sono sbadati o non credono possa essere un problema. Avere il patentino, malgrado possa essere preso senza eccessive difficoltà, dovrebbe garantire un certo livello lavorativo. Purtroppo le condizioni non sono sempre ideali, perchè mediamente ogni 100 persone dovrebbe esserci un buttafuori, e in certi casi anche ogni 50, ma la normativa non è chiara, e non sempre rispettata”.

La recrudescenza di certe vicende può sembrare figlia dei tempi e delle nuove generazioni, ma Stefano Compagnini non è d’accordo: “Non vedo molti cambiamenti tra i giovani, non credo sia aumentato il tasso di violenza. Alcune discoteche hanno sempre chiesto la coppia per consentire l’ingresso, in modo da mantenere una maggiore calma all’interno dei locali. Gli uomini, che per indole sono più aggressivi, grazie alla compagnia femminile, dovrebbero limitarsi, un pò per galanteria, un pò per rispetto. Si teme che l’uomo non accompagnato faccia branco, creando qualche problema.

E prosegue -Io quando lavoravo al Mcintosh non facevo entrare tutti, anche se purtroppo capitava e capita tuttora, che alcune persone si è costretti ad accettarle, perchè legate ad ambienti malavitosi, con il rischio che un rifiuto comporti una rappresaglia come quella subita giorni fa dal vigile urbano attualmente in coma. Sono singoli soggetti, non una massa, e non si può fare diversamente”.

Quindi una selezione che viene fatta in base al locale, a discrezione dei proprietari: “Tutto dipende dagli organizzatori, i Pr, ma anche da dove si trovano i locali e da chi sono i gestori. Tutto questo rende alto o basso il target di un posto. Quando l’ingresso è libero nascono i problemi, specie se le discoteche sono in zone particolari, come accadeva col Mcintosh. Dopo anni di esperienza, io so riconoscere quali avventori possono tranquillamente entrare e quali bloccare, bisogna giocare d’anticipo. Lavorare a Catania non è difficile solo a causa della gente che frequenta le discoteche, ma anche di chi gestisce, che ha poca cultura del lavoro e non rispetta chi fa il mio mestiere, anche se svolto seriamente” chiosa Compagnini.