Questa è la cronaca di una settimana catanese, ma ormai a tutti gli effetti italiana e anche europea, in cui solo apparentemente non è successo granché. C’erano 177 prigionieri su una nave della Marina Militare italiana al Molo di Levante, oggi ce ne sono 150…

Il Vice Premier Matteo Salvini

Certo insultare senza sosta “i burocrati europei” che pure tali in molti casi senza dubbio sono (il video che potete seguire a questo indirizzo testimonia le sue tristi performance) durante il precedente incarico di parlamentare a Bruxelles e poi minacciarli da Ministro degli interni della Repubblica italiana non è stata una gran mossa.

Sulla vicenda Diciotti Savini ha portato a casa un calcio nel sedere senza se e senza ma dalla Commissione Europea che avrebbe dovuto ragionevolmente discutere della richiesta italiana di ripartizione dei 130 a bordo: e invece ha rispedito in quattro e quattr’otto il dossier in Italia dichiarando che “le priorità per l’Europa sono le regole non le minacce”

Straordinario anche il risultato ottenuto dal nuovo grande alleato di Salvini (almeno così dice Lui) il leader ungherese Viktor Orban ispiratore della banda dei 4 stati più sovranisti ed euroscettici (tranne quando si tratta di riceverne contributi, ovivio) che sia dato conoscere nella scalcinata compagine europea. Orban è stato tra i primi a rìneare ogni disponibilità verso le richieste di Salvini

Il Vice premier Luigi Di Maio

E’ intervenuto da statista e stratega par suo in difesa dell’alleato di Governo minacciando di sospendere il contributo dovuto dal nostro Paese alla alla UE. Proprio nel momento in cui Salvini chiedeva alla Commissione europea di intervenire nella ripartizione dei migranti ancorati a Catania. Lo sgarbo ricevuto in risposta se lo può contendere al 50% con il suo socio di programma e leader della Lega

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Ha preso atto del gesto violento della Commissione Europea e ha dichiarato che ne trarrà le adeguate conseguenze. Non pare che a Bruxelles siano molto preoccupati. L’Italia non ha mai contato molto in Europa – ma vantava il fatto di essere tra i “soci fondatori” della UE e ha avuto negli ultimi anni Draghi a capo della BCE a fare da cuscinetto ai guai del suo enorme debito pubblico – tra i partner europei ci sono potenze economiche di ben altra caratura. Ora il nostro paese dopo gli attacchi sconsiderati di questi tre pigmei ( in un’ottica europea, per carità) potrebbe non contare davvero più nulla.

L’Europa?

Non esiste se non per la sua moneta unica, la BCE e un coacervo di burocrati. Per essere davvero un continente unito in grado di competere nel piccolo mondo in cui siamo tutti ancorati l’Eurozona deve avere un ministro delle Finanze unico, responsabile della politica economica; un sistema bancario anch’esso unico; una sorta di Fbi unica nella lotta contro il terrorismo; un’unica politica estera e per quanto riguarda l’immigrazione; infine una struttura militare propria e unificata e naturalmente un’unica cittadinanza per quel popolo sovrano che eleggerà un proprio Parlamento e un presidente che abbia poteri di governo in tutto simili a quelli che ha il presidente degli Stati Uniti d’America.

L’Europa!

Ma queste rimangono al momento solo fantasie di europeisti illuminati. Che le indicano da decenni senza risultati: osteggiati come sono da leader nazionali sempre più chiusi su piccoli interessi nei loro Paesi di origine, senza visione di quale sia l’epoca storica in cui stiamo vivendo. Indicazioni che non piacciono per altro né a Trump , né a Putin, i quali preferiscono invece un’ Europa debole e divisa non in grado di difendersi da sola (Putin), non in grado di fare massa critica sui mercati internazionali (Trump).

Gitanti e non

Raggiungono il molo e la Diciotti con qualche giorno di ritardo svariate personalità. A portare solidarietà ai migranti ( e in cerca di passerelle mediatiche?) prima il segretario Pd Mauro Martina e poi Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, Emanuele Fiano, Pippo Civati, Davide Faraone e Carmelo Miceli, Stefano Fassina e Michele Giuffrida. Brillano di nuovo per la loro assenza le autorità religiose della città.

Il Presidente della Regione Nello Musumeci

Si lascia intrappolare in un intervista bilama del settimanale l’Espresso che titola Si sono di destra. Ma i migranti li chiamo fratelli , dove in realtà esprime in maniera suadente concetti non così dissimili dalle posizioni del Ministro degli Interni.

Il Presidente dell’Assemblea regionale siciliana Giafranco Micicché 

che via twitter difende Matteo Salvini dalle accuse di xenofobia in maniera bizzarra ma certo non priva di una certa efficacia mediatica “Stai facendo soffrire 150 persone per prendere 100 voti in più. Salvini, fattene una ragione, non sei razzista: sei solo stronzo. 22:11 – 23 ago 2018

Poi Micicché sale a bordo della Diciotti compila una lista di richieste consegnategli dalle donne migranti presenti e va a fare shopping e riconsegna una busta azzurra zeppa di biancheria intima per andare incontro alle loro necessità.

Il sindaco Pogiese e la sua giunta

Dopo giorni di silenzio Salvo Pogliese rompe finalmente ogni indugio. Dalla Diciotti ancorata al molo della sua città sindaco e giunta si tengono lontani perdendo l’occasione per attirare l’attenzione internazionale su una città martoriata da 1000 problemi che di attenzione e aiuti – pure lei – avrebbe invece ha tanto bisogno. Nel suo comunicato affidato a Facebook il sindaco rivendica giustamente l’efficacia dell’ accoglienza che la città ha riservato ai 27 minori fatti sbarcare ma poi conclude Per rispetto di questo delicatissimo momento diplomatico, anche nell’interesse nazionale è opportuno che cessi ogni tipo strumentalizzazione ai soli fini di politica interna, anche per rispetto ai tanti che, ciascuno con il proprio stile e le proprie competenze, in queste ore si stanno adoperando concretamente per alleviare la condizione dei migranti e superare l’impasse internazionale” 

A chi si rivolge in questo caso? A Salvini e Di Maio primi promotori di questa mostruosa montatura? Ai gitanti provenienti da Roma? Non è affatto chiaro, perché qui l’affaireè tutto e soprattutto politico…

130 prigionieri sul ponte della Diciotti

Ah sì, ci sono anche loro. Ma visto come si sono messe le cose paiono non contare più molto, per lo meno come individui singoli. Ultimi degli ultimi in fondo sono sempre appartenuti alla categoria degli invisibili. Non contavano niente nei Paesi di origine (Eritrea, Somalia, Bangladesh…), luoghi dove solo una malefica congiunzione di stelle può decidere di farti venire al mondo. Meno che niente hanno contato nei campi di prigionia libici. Niente per gli astuti maltesi che li hanno scortati nell’area di competenza Sar italiana per abbandonarli poi a se stessi. Non interessano all’Europa. Qualcosa in più all’Italia per cui sono un imbarazzante fardello per il Governo che li considera non individui allo stremo ma personaggi “tutti illegali”.

E una brutta grana per un Ministro degli Interni che si è andato a cacciare in un guaio serissimo: da cui non sa come uscirne mentre trascina l’intero Paese su una china assai pericolosa


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”, collabora con “East-West” Ha pubblicato libri di saggistica e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.