Si è svolta nella serata di lunedì la “direzione” del Partito Democratico di Catania che non si riuniva da due anni. E quello che si è celebrato è stato il suo funerale, neanche troppo commovente. Infatti, è forse il primo e più eclatante effetto della clamorosa, ennesima sconfitta del partito che negli ultimi cinque anni ha governato la nazione, la regione e la città di Catania, perdendole tutte: il simbolo del Partito Democratico non sarà presente alle prossime elezioni comunali di giugno, ogni correntina di reduci in cerca di occupazione proverà a fare la propria listarella attorno a CAF, case di riposo e qualche sindacato.

Il Partito Democratico è metafora dei suoi dirigenti: come Bianco ha praticamente disertato, umiliandolo, il Consiglio Comunale di Catania partecipando in cinque anni ad una sola seduta ed omettendo persino l’obbligo di legge di rassegnare le sue relazioni semestrali, così il segretario provinciale Enzo Napoli è riuscito a non riunire la direzione neanche una volta negli ultimi 2 anni nonostante vi siano state ben 3 tornate elettorali.

E infatti i risultati sono stati oltre ogni sconforto.

Il primo test, il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 su cui Matteo Renzi si è giocato il proprio futuro politico è stato un disastro totale.

Nonostante l’enorme investimento fatto sulla sindacatura Bianco con l’organizzazione della Festa Nazionale dell’Unità proprio a Catania, con tutti i big del partito a raccolta nella Villa Bellini, il risultato è stato il peggiore d’Italia: a livello nazionale i votanti furono il 68%, con i si al 40,04%; in Sicilia votanti 56,65 con i si al 28,40%; nella Catania di Bianco votarono poco più della metà degli aventi diritto, il 54,24% ed i favorevoli alla proposta Renzi si fermarono ad un clamoroso 25,32%: il peggior risultato d’Italia.

Alle regionali siciliane del 5 novembre 2017 non è certo andata meglio ai piddini catanesi.

A Catania città sono riusciti a raggranellare appena 15.528 voti, senza superare il minimo storico di un mortificante 13,49%.

Significativo il risultato dei due candidati di riferimento del sindaco Bianco: Elena Adriana Ragusa ha raggiunto la bellezza di 218 voti e clamoroso l’esito dell’altro candidato, Nello Catalano, niente meno che “Esperto del Sindaco Metropolitano Enzo Bianco” che a Catania città è stato esposto dal suo sponsor al magrissimo risultato di appena 25 voti.

Su quali basi si sia arrivati ad una simile ricandidatura prepensionamento è difficile comprendere.

Ancor di più se si guarda all’ultima competizione, le politiche di questo 4 marzo che hanno sancito il definitivo tracollo del Partito democratico.

Se infatti a livello nazionale il PD si è dovuto accontentare d quel 18,72 % che lo relega ai marini dell’irrilevanza parlamentare, a Catania è stata una debacle senza precedenti: l’11,68%.

In questo scenario si moltiplicano le scene di isterismo incontrollato: pare che durante la registrazione di una intervista ad una emittente cittadina arrivata ultima, a domanda scomoda sui suoi più fedeli collaboratori arrestati o interdetti, siano volati stracci con intervento dell’editore e accettazione supina dei redattori a tagliare domanda e scena: peccato! Anche questa è Catania.

Ma torniamo alla “direzione” di lunedì: sono riusciti a decidere l’indecifrabile, sancendo la scomparsa del Partito Democratico che non presenterà il proprio simbolo alle prossime comunali, la cosa più grave, triste e vigliacca che si possa compiere in un sistema democratico in cui l’art. 49 della Costituzione assegna proprio ai partiti la responsabilità di “concorrere a determinare la politica”.

Non è chiaro se questa assurda decisione sia determinata dalla vergogna per il candidato sindaco o per se stessi, staremo a vedere.

Adesso l’attesa è tutta per i nomi che verranno dati con la consueta creatività alle liste dei singoli capi bastone: che magari stavolta saranno definitivamente bastonati e lasceranno spazio ad una classe dirigente giovane capace di interpretare davvero quei valori, comunque importanti nella dialettica democratica, di una sinistra moderna che sono riusciti ad annientare.

L’unica voce dissonante durante la direzione in cui tutti hanno finto una tregua con il coltello tra i denti sperando in qualche strapuntino, il giovane dirigente Giulio Ciccia che ha posto la questione dell’assurdità di una decisione neanche preceduta da un minimo di valutazione sull’operato di questa amministrazione uscente: e probabilmente sarà lui ad uscire dal partito anche lui, come ha già annunciato.

Chi rimarrà nel PD catanese sarà il rebus delle prossime settimane, soprattutto con la maggior parte dei consiglieri uscenti che non ne vogliono sapere di votare Bianco dopo cinque anni di orribili rospi ingoiati e rischi ancora non chiari per votazioni imposte in maniera irresponsabile e raffazzonata.

La prossima direzione di quel che resta del Partito democratico risulta convocata per il prossimo 16 aprile alle 16.30.

All’Hotel Excelsior (che non si chiama più così da qualche anno ma loro non se ne sono accorti).

All’ordine del giorno: “Approfondimento temi politici dopo il voto del 4 marzo”.

Si, approfondiranno.