Ancora un’impresa di Domenico Majolino, istruttore fra i più preparati ed esperti nel campo della subacquea tecnica e noto per le sue scoperte, soprattutto quelle di relitti, nei mari di Sicilia.


La sua ultima impresa riguarda un relitto navale di probabile interesse storico rivenuto nel corso di una campagna di immersioni tecniche nel Canale di Sicilia svolta nello scorso mese di ottobre.

Majolino, coadiuvato dal team di Ecosfera Diving, che è il suo centro subacqueo con sede a Messina ed il supporto del Diving Blue Dolphins di Alessandro Turri, con base a Lampedusa, ha portato alla luce, attraverso una caratterizzante documentazione video e fotografica, un relitto navale che, da prime indagini effettuate, non sembra sia mai stato descritto ed individuato in precedenza.

I suoi resti, alla profondità di circa 50 metri, sono quelli tipici di un piroscafo e sembrerebbero ascrivibili a una struttura di tipo misto legno/metallo sulla quale si sono cominciate ad abbozzare ipotesi identificative in ordine alla tipologia costruttiva ed al periodo storico:

– la presenza di una testa di moro e di un verricello metallici, suggeriscono di essere in presenza di un veliero di epoca moderna;
– il ferro di cui sono costituite la chiglia e le ordinate, il legno di ciò che rimane del fasciame, rivestito con placche di rame identificano uno scafo di tipo misto. Tale tipo di soluzione costruttiva vede l’inizio del suo impiego nella seconda metà del XIX secolo che perdura sino ai primi del XX secolo;
– la presenza di tubi e di un mattone inciso con le iniziali B B (quest’ultimo verosimilmente refrattario della sala caldaia, prodotto dalla Bartlett Bros. di Hudson, New York, che operò nel 1800) farebbero supporre la presenza di una propulsione a vapore;
– le dimensioni dei due occhi di cubia metallici ricondurrebbero a un vascello di non grosso tonnellaggio.

Domenico Majolino e Alessandro Turri hanno consegnato le coordinate del relitto e il materiale videofotografico realizzato alla Soprintendenza stessa, nonché all’Istituto Idrografico della Marina Militare e alla Guardia Costiera – Ufficio Circondariale Marittimo di Lampedusa.

Domenico Majolino e il suo team, condividono la passione per la storia dei relitti, con particolare riguardo a quelli dello Stretto e del Canale di Sicilia e per tutto ciò che rappresenta memoria storica della città di Messina.

Da anni svolge la propria attività di ricerca sotto l’attenta supervisione della Soprintendenza del Mare con lo scopo comune di conoscere e tutelare i beni culturali subacquei d’interesse storico di età moderna e contemporanea.

L’attività di identificazione dei relitti si fonda sulla stretta sinergia tra lo scrupoloso studio di testimonianze storiche (giornali dell’epoca, registri navali, altre fonti) e lo studio in situ per l’acquisizione di rilevamenti che possano confermare o confutare l’ipotesi identificativa.

Alla spedizione e/o ricerca storica hanno partecipato: Domenico Majolino, Alessandro Turri, Daniele Cotogno, Vincenzo Striano, Simona Ratti, Monica Tentori, Stefano Saleri, Giorgia Pelagalli.

Foto sul relitto di Alessandro Turri e Domenico Majolino