Questa sera a San Siro la Nazionale italiana cercherà il ribaltone contro la Svezia per qualificarsi ai Mondiali di Russia 2018. Dopo mesi di lavoro per Ventura ancora non è stato ancora trovato un modulo e una stabilità tattica che risalti le qualità dei giocatori e allora i dubbi iniziano ad essere tanti

Crocevia fondamentale quello di stasera al Meazza dove alle 20.30 l’Italia tenterà di recuperare il gol subito venerdì dalla Svezia. Risultato giusto quello di Sola che ha visto una squadra senza un canovaccio tattico ben preciso e delineato. Eppure dopo due anni l’ex allenatore di Bari e Torino dovrebbe aver capito le qualità e i limiti dei propri giocatori e invece è ancora alla caccia del giusto modulo. L’esperimento del 4-2-4 contro la Spagna doveva far aprire gli occhi al nostro commissario tecnico che però ha perseguito nelle sue idee e passando dalle quattro punte e alle due di venerdì.

In Svezia l’Italia si è presentata praticamente senza attaccanti con Belotti fresco dal ritorno in campo dopo un mese ai box e Immobile che aveva saltato le ultime due settimane con la Lazio a causa di problemi muscolari. Out anche Simone Zaza tornato tra i convocati dopo il rigoraccio contro la Germania agli europei. Per non parlare di Andrea Barzagli che è stato sempre in difficoltà e nell’andata dei play-off è stato l’anello debole della difesa. Parolo e Candreva hanno dato il massimo ma l’unico a salvarsi è stato Andrea Darmian, autore dell’unico tiro in porta degli Azzurri e protagonista dell’unico brivido sceso sulla schiena di Olsen. Insomma che sia 4-2-4 o 3-5-2 il ct ha dimostrato (e dimostra) di non avere ancora i giusti schemi per coloro che scendono in campo.

Il match di stasera sarà l’incoronazione al paradossale con Ventura che conferma il 3-5-2 con importanti e inaspettate novità. Partiamo da dietro, Buffon sempre a difendere i pali e la BBC davanti a lui; Darmian e Candreva saranno sulle fasce mentre Florenzi giocherà mezz’ala con Parolo dalla parte opposta. La novità più importante è sicuramente Jorge Lui Frello Filho meglio conosciuto come Jorginho, metronomo del Napoli che questa sera dovrà prendere per mano il centrocampo azzurro e portarlo al Mondiale. Lui così come Manolo Gabbiadini.

Siamo al paradosso puro ma d’altronde sembra assurdo rinunciare ai guizzi, alla velocità e alle giocate di Insigne ed El Shaarawy (due fra i giocatori più in forma di Napoli e Roma) e chiedere al nativo di Calcinate di trascinare l’Italia in Russia. Proprio lo stesso giocatore che l’unica partita da titolare che ha disputato risale a più di due anni fa quando sulla massima panchina sedeva un certo Antonio Conte e a cui Giampiero Ventura ha finora concesso uno spicciolo di 27′ minuti nelle gare della qualificazione. L’attaccante del Southampton ha messo a segno appena 3 gol in 11 presene (media di una rete ogni 221′). Ventura lo ha provato in settimana e si affiderà a lui per superare il muro svedese ed evitare un qualcosa che fino ad una settimana fa sembrava impossibile ma che adesso potrebbe anche diventare realtà.

Queste sono tutte parole che presto andranno al vento ma la domanda più importante è se sia davvero sensato andare ai Mondiali in questo modo, con questo atteggiamento e con questi elementi. La risposta sembrerebbe scontata perchè nella testa degli italiani (e non solo) la non-qualificazione sarebbe una catastrofe, ma meglio ritrarre subito il braccio piuttosto che prendere un volo per la Russia e dover salire sull’aereo del ritorno poche settimane dopo. Nella storia è successo solo due volte che la Nazionale non partecipò alla competizione mondiale. La prima Coppa del Mondo fu organizzata dalla FIFA in Uruguay e non ci furono partite di qualificazione. La stessa Federazione  si prese l’incarico di invitare le migliori squadre nazionali lasciando fuori l’Italia. La seconda qualificazione mancata avvenne nel 1958, il 15 gennaio per voler essere precisi, e agli Azzurri sarebbe bastato non perdere a Belfast contro l’Irlanda del Nord. Al termine di quella partita l’Italia perse 2-1 salutando per l’ultima volta da allora la massima competizione mondiale