Si è conclusa nella notte l’incredibile vicenda della Nave Diciotti, con i migranti trasferiti a Messina su mezzi dell’esercito per poi raggiungere destinazioni sino a ieri impensabili: Albania, Montenegro, Irlanda e persino la Chiesa cattolica italiana. L’Europa non esiste! Le macerie lasciate da questa vicenda sarà complicato rimuoverle perché adesso parte tutta un’altra storia. E sarà tutta da scrivere: ma alla fine chi ha vinto? Chi ha perso? E, soprattutto: cosa?

La giornata di sabato 25 agosto sarà ricordata a lungo e probabilmente segna l’inizio di una nuova, difficilissima, fase politica per l’Italia e l’Europa.

Questa testata non ama molto la cronaca, preferisce andargli oltre, svelarne e raccontarne retroscena e sviluppi.

Eppure ieri ci siamo trovati per tutta la giornata al porto di Catania, sul molo di Levante, a seguire in diretta quanto accadeva intorno alla nave Diciotti.

Lo abbiamo fatto principalmente per cortesia nei confronti del bravissimo cronista de Il Messaggero Mauro Evangelisti, venuto appositamente da Roma per raccontare quanto accadeva e ci ha chiesto un aiuto per capire Catania e le sue reazioni a questa storia assurda.

E c’è molto da capire in una città sull’orlo del dissesto, con decine di migliaia di poveri e disoccupati, in mano alla delinquenza, con una nave piena di migranti bloccata sul molo e a cento metri, nello stesso porto, i locali affollati della movida catanese: l’apoteosi della pazzia.

Abbiamo atteso tra le decine di telecamere aggrappate sui muri del molo l’estenuante sbarco di quei poveri ragazzi, con i loro sacchetti di stracci tra le mani, scortati dagli uomini della Sanità in tute bianche da biocontenimento.

Sbarcati i primi, ci spostiamo verso l’ingresso del porto dove qualche centinaio di persone intendono manifestare tutte le loro rabbie possibili e immaginabili.

La maggior parte è gente tranquilla, con passeggini e gelati in mano.

Gli uomini della polizia di Stato fanno muro a protezione dei cancelli che conducono alla nave: l’ordine è “contenimento”.

Non sono tanti e non sono aggressivi, fanno il loro mestiere, impassibili alle solite grida di “Vergogna”, “Fascisti”, “Venduti”, urlati da gente che probabilmente non ha idea di cosa sia davvero il fascismo ed è possibile che lo capisca presto.

Qualche contatto tra manifestanti e agenti, normale amministrazione, niente di che: poche decine di esagitati che giocano alla rivoluzione con la paghetta di papà in tasca.

Nella mattinata avevamo pubblicato l’iniziativa del deputato radicale Riccardo Magi che aveva depositato una denuncia che conteneva esattamente le ipotesi di reato che poi, a distanza di qualche ora, entreranno nella storia del paese.

Infatti la bomba, attesa, esplode intorno alle 21, quando si diffonde la notizia che la Procura di Agrigento ha iscritto il ministro per l’Interno Matteo Salvini ed il suo Capo di Gabinetto nel registro degli indagati per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio.

Reati pesantissimi.

Salvini lo apprende mentre sta per cominciare un comizio e reagisce da leone affamato.

Non gli sembra vero di poter fare il paragone con la strage del ponte Morandi di Genova: “Indagano in poche ore il ministro dell’Interno che vuole difendere gli interessi degli italiani e a distanza di giorni per i 43 morti di Genova non c’è neanche un indagato. Vergogna!”

E si, comincia tutta un’altra storia.

In bocca al lupo, Italia: e speriamo tanto che non sia Lupa.