Di seguito il testo di una lettera appello al Presidente della Repubblica in merito alla situazione di Nave Diciotti. L’appello vede come primi firmatari: Claudio Fava- presidente commissione antimafia e anticorruzione Ars; Pietro Bartolo- medico;
Giusy Nicolini- già sindaco di Lampedusa; Francesco Viviano- Giornalista.
La lettera-appello sta circolando sui social ed è stata già sottoscritta da centinai di cittadini e cittadine e la sottoscriviamo anche noi di Sudpress: “Temiamo di essere ad un passo dalla barbarie e non ci stiamo, non possono essere questi i metodi!”

“Signor Presidente della Repubblica,

quattro giorni fa una nave della marina militare italiana ha soccorso 177 migranti naufragati su un barcone partito dalle coste della Libia. Da quattro giorni la nostra guardia costiera è in rada davanti all’isola di Lampedusa aspettando l’autorizzazione per poter rientrare in porto. Da quattro giorni si moltiplicano voci fuori controllo di ministri italiani che minacciano di ordinare al comandante della nave il rimpatrio forzato in Libia dei naufraghi, pur sapendo che si tratterebbe di una clamorosa violazione delle convenzioni internazionali, firmate dal nostro paese, che impediscono i respingimenti in porti considerati non sicuri.

Signor Presidente, impedire che una nave della nostra marina militare porti a termine una missione di dovuto soccorso rappresenta un vulnus istituzionale e civile che chiama in causa, e mette in discussione, le sue prerogative come Capo dello Stato e Comandante in capo delle forze armate.

Le chiediamo di intervenire, e di pretendere che la guardia costiera possa attraccare a Lampedusa, non solo per sentimento di umana solidarietà ma per evitare che un eventuale respingimento in Libia pesi come un’onta irrimediabile non solo su chi l’ha autorizzata ma sull’intero paese.

Ci permettiamo di sollecitarLe un intervento proprio sapendo che queste sono ore difficili e che più volte Ella si è richiamata al sentimento unitario e responsabile degli italiani come prima risposta al dramma di Genova.

Ma rigettare 177 esseri umani nell’orrore delle carceri libiche sarebbe un dramma non meno grave, frutto di una scelta politica alla quale Le chiediamo di opporre la sua fermezza, le sue prerogative e il suo rifiuto.”