Il presidente della Regione Nello Musumeci è persona “per bene”, nessuno lo ha mai messo in discussione e questo giornale, proprio per questo, ne salutò con simpatia la candidatura da parte del centrodestra: in una fase dominata da gaglioffi era già una cosa importante. L’essere “per bene” è condizione se vogliamo necessaria, ma purtroppo non sufficiente per risultare utili a traghettare la Sicilia fuori dalla miseria economica, sociale e morale in cui è stata trascinata. Ieri la sua “maggioranza” ha bocciato nell’aula dell’ARS il collegato alla finanziaria contente alcune delle riforme che il presidente vorrebbe attuare: un brutto segnale dal carattere fortemente intimidatorio al quale Musumeci ha reagito con un messaggio video di sei minuti esatti dalla sua pagina Facebook…

Il tono è pacato, colloquiale ma fermissimo, lo stile sobrio, in maniche di camicia e cravatta alla sua scrivania stracolma di carte.

L’incipit conviviale: “Buona sera amici.”

Porta alla memoria, senza esagerazione, una delle più fenomenali rivoluzioni nel mondo della comunicazione politica: le “chiacchierate attorno al caminetto”, le “fireside chats”, trenta discorsi che il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosvelt tenne tra il 1933 ed il 1944 utilizzando per primo la radio per rivolgersi al proprio popolo in una delle fasi più complicate per la storia di quel paese, bypassando le dinamiche consuete e stantie delle alchimie politiche sino ad allora tutte giocate all’interno dell’establishment e da quel momento in poi esportate direttamente in casa del popolo sovrano che, all’occorrenza, poteva con questo rivoluzionario strumento essere chiamato direttamente in causa.

Certo, occorre grande autorevolezza per risultare efficaci ed i rischi connessi con questo metodo sono notevoli, ma in ogni caso decisamente interessanti.

Torniamo a Musumeci, che si trova, con tutti i siciliani, in un momento difficile e decisivo del suo mandato.

Nel video entra subito nel vivo e lo usa per mandare il suo messaggio, chiarissimo, ai suoi due interlocutori: quella parte della sua maggioranza che vorrebbe tenerlo sulla graticola, magari al solo fine di ottenere in cambio affari e poteri vari, e dall’altro lato quell’elettorato che lo ha eletto sulla base delle promesse di “cambiamento”, il termine più in voga del momento a tutti i livelli istituzionali.

Il presidente racconta ai siciliani, cittadini ed elettori, “cari amici”, quello che è successo in aula: è stata bocciata la soppressione di alcuni enti regionali inutili e mangiasoldi, quello che Musumeci interpreta come un “segnale” che i suoi deputati gli hanno inviato e che non è disposto a subire.

Il passaggio è tutto qui: “Una cosa è certa, se il parlamento sin dalle prime battute, sin dall’inizio dovesse bloccare, dovesse mettersi di traverso sulla strada delle riforme, perché nulla debba cambiare, perché tutto debba restare com’è, bhe, non ci sarebbe un solo motivo perché io debba restare al mio posto di presidente della Regione. Non mi interessa null’altro che rendermi utile al cambiamento di questa Terra, l’ultima regione d’Italia e la terz’ultima d’Europa. Ecco qual’è la scommessa! La partitocrazia, la più famelica partitocrazia ha devastato, saccheggiato questa regione per tanti e tanti anni, forse non è stata ancora sconfitta. Voglio augurarmi  che la mia preoccupazione sia del tutto infondata ma sentivo il dovere di informarvi così come continuerò a farlo nelle prossime ore e nei prossimi giorni, perché i siciliani sappiano da che parte stiamo noi e da che parte stanno gli altri.”

Molto efficace, non c’è che dire, il messaggio ha sicuramente raggiunto tutti gli interlocutori necessari e nelle prossime ore se ne potranno valutare gli effetti sul piano politico, considerato che tra i 7o deputati, preso atto anche dell’innovativo scenario che si è già determinato a livello nazionale, il presidente ha ampi margini per superare i limiti della maggioranza che lo ha eletto, con alcuni settori ben individuati che vorrebbero porlo sotto ricatto.

Con questa solenne dichiarazione, a soli sette mesi dall’elezione, di non essere disposto a subirli, il presidente Musumeci apre ad una nuova stagione e lo fa in maniera plateale con un messaggio pubblico dall’altissimo valore simbolico che prescinde dalle posizioni politiche: ha chiamato in causa il popolo “che deve sapere”.

Un passaggio da non sottovalutare: auguri presidente, comunque la si pensi.