Il Museo di Viale Africa a Catania, nato quindici anni fa, occupa una superficie di circa 3000 mq all’interno centro fieristico “Le Ciminiere”. Nelle sale  si possono ammirare simulazioni, proiezioni e reperti originali che documentano le condizioni di vita prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale, anche attraverso la ricostruzione degli ambienti in particolare dell’anno 1943. Eppure, da molte segnalazioni precedenti e attuali, risulta impossibile visitarlo poichè, anche a detta di responsabili e dipendenti “l‘impianto di condizionamento è rotto dal 3 giugno (ben due mesi e mezzo!) e nelle sale ci sono più di 40 gradi, per cui una visita è quasi impossibile”. E MENO MALE CHE CATANIA E’ UNA META TURISTICA DI RILIEVO 

Oltre al mare inquinato, ai trasporti scarsi e inefficienti, alla microcriminalità che rende certe zone inaccessibili, il volto turistico della città è anche questo, musei troppo spesso chiusi o in condizioni tali da non poter essere visitati. Esattamente come avviene con il blocco “E” delle Ciminiere da oltre due mesi, quello adibito alle esposizioni e agli uffici che di queste si occupano. Quest’area ospita il museo storico dello sbarco in Sicilia 1943, quello del Cinema, della Radio e i locali in cui si trova l’esposizione di carte geografiche La Gumina.

Oltre alla mancanza di informazioni precise su internet, dato che il museo non ha un sito ufficiale, e gli orari di apertura e chiusura non sono aggiornati al periodo estivo, molte segnalazioni, già dall’inizio dell’estate, lamentano l’impossibilità di visitare nella sua interezza, quella che dovrebbe essere un’eccellenza etnea, e un luogo di memoria storica, legato all’isola. Invece, come fattoci notare da un visitatore che proprio due giorni fa avrebbe voluto portare le figlie a vedere la retrospettiva bellica, la visita al museo non è possibile da mesi, a causa delle solite vergognose mancanze, che ormai passano quasi inosservate, coperte da mirabolanti promesse, su riqualificazioni, e passerelle varie.

Filippo Sapienza, responsabile dell’area museale delle Ciminiere, racconta: “Purtroppo i problemi ci sono dal 3 giugno, l’impianto di climatizzazione è vetusto; si è cercato di sistemarlo con pezzi di ricambio, ma senza risultati concreti, perchè andrebbe sostituito del tutto. Anche il plesso in cui si trovano gli uffici dove noi lavoriamo è privo di climatizzazione, abbiamo solo dei ventilatori, che non bastano. Ho più volte chiamato l’Ufficio Tecnico, ma senza risposta, probabilmente dovuto al periodo di ferie estive. Riusciamo a mantenere in buone condizioni le statue di cera presenti all’interno del museo solo grazie ad un impianto specifico. Soprattutto ai piani superiori, dove ci sono anche i lucernari, le temperature sono davvero alte e quelle aree sono quasi invivibili. Noi avvisiamo i visitatori della situazione, perchè non tutti sono in grado di sostenere una visita lunga con il caldo che c’è all’interno, specie perchè vengono anche famiglie con bambini e anziani. Il danno è notevole, non siamo in grado di offrire un servizio di accoglienza adeguato in queste condizioni e attualmente. La competenza di questi musei è della Città Metropolitana, ex Provincia, purtroppo con i limiti che vediamo, dovuti agli stanziamenti degli ultimi anni”.

Non si capisce come possa essere tollerata una cosa del genere, e come le istituzioni non intervengano, malgrado le lamentele di cittadinanza e stampa. La Città Metropolitana che solo qualche tempo fa, tramite portavoce affermava di avere come obiettivo dichiarato per il Museo, quello di farne “un luogo di trasmissione della memoria storica”, e non soltanto una raccolta di antichi reperti, bensì “un luogo attivo che interagisca con i visitatori”. Forse non in estate a quanto pare.

A detta di quanti, il museo lo hanno potuto visitare, prima che il caldo (cosa rara in Sicilia e a Catania, come i turisti in estate) non ne consentisse più la fruizione, lo spettacolo a disposizione, grazie al lavoro di chi ha contribuito alla sua realizzazione, è davvero eccezionale, con straordinari effetti scenografici, di grande impatto emozionale, ricco di reperti che aiutano a conoscere e riflettere, e in particolar modo adatto ai bambini in età scolare.

Il percorso inizia dalla ricostruzione di un quartiere di Catania secondo l’aspetto degli anni Venti, Trenta e Quaranta del Novecento e di un rifugio antiaereo, con la simulazione di un bombardamento. Al primo piano alcuni pannelli fotografici e installazioni video propongono documenti d’epoca dell’Istituto Luce. Sempre al primo piano sono esposte vetrine con uniformi e armi d’epoca. Al secondo piano sono esposte statue di cera raffiguranti Hitler, Churchill e Roosevelt a colloquio, Mussolini con Vittorio Emanuele III, oltre a ricostruzioni d’ambiente di una tenda della Croce Rossa e della firma a Cassibile dell’armistizio del 3 settembre 1943.

Quindi un luogo fondamentale per toccare con mano l’evento più importante della storia contemporanea dell’isola, e cioè lo sbarco in Sicilia, la più grande operazione anfibia del secondo conflitto mondiale in relazione al numero di divisioni (7 contro 5 dello sbarco in Normandia) sbarcate entro il primo giorno d’invasione. Proprio dalla Sicilia infatti partì l’invasione dell’Italia da parte Angloamericana segnando poi l’inizio della liberazione d’Italia ed il conseguente tracollo del dominio nazista in Europa.

Ed invece, niente, nè per i turisti che imperterriti e tenaci continuano ad affollare fortunatamente la città, nè per visitatori e catanesi, che dovranno accontentarsi di vederlo in Tv o su YouTube, lo sbarco degli alleati, oppure ripassare in inverno da Viale Africa, qualora ne abbiano tempo e voglia.