Sinora, e per decenni, sono state chiacchiere da salotto sul ruolo debordante del potentissimo editore/direttore del quotidiano La Sicilia e sul suo variegato impero.

Dal 18 agosto sospetti e fatti specifici trovano spazio in una sentenza emessa in nome del popolo italiano.

Si tratta delle motivazioni a sostegno della condanna emessa dal giudice Marina Rizza nei confronti dell’altro ex potentissimo presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo.

La notizia contenuta nell’attesissimo atto giudiziario non è tanto nelle ricostruzione dei rapporti pericolosissimi intrattenuti dall’ex governatore con ambienti di vertice della Cosa Nostra siciliana, rapporti già ampiamente riportati da tutta la stampa.

La notizia, sconvolgente, attiene invece ai passaggi della sentenza che fanno riferimento proprio a Mario Ciancio Sanfilippo, che reagisce inspiegabilmente tirando in ballo addirittura il Procuratore Capo della Repubblica di Catania, Giovanni Salvi a cui dichiara di “affidare la mia persona, la mia famiglia ed il futuro delle mie imprese.”

Scrive il Giudice Rizza che l’ ex governatore Lombardo avrebbe “determinato e rafforzato il proposito dei capi e dei partecipi della medesima associazione di acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attivita’ economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici e di ostacolare l’esercizio del diritto di voto e di procurare voti per se’ e per altri”.

E continua: “appare provato che Lombardo abbia contribuito sistematicamente e consapevolmente, anche mediante le relazioni derivanti dalla sua pregressa militanza in piu’ partiti politici, alle attività e al raggiungimento degli scopi criminali dell’associazione mafiosa per il controllo di appalti e servizi pubblici”.

“Raffaele Lombardo costituiva un canale ‘diretto’ per la famiglia catanese di Cosa nostra permettendole di consolidare la sua egemonia nei confronti di altri clan,  con la “promessa di attivarsi in favore dell’associazione mafiosa nell’adozione di scelte politiche e amministrative abbia intenzionalmente ingenerato, mantenuto e rafforzato il diffuso convincimento sulla sua completa disponibilità alle esigenze della consorteria”.

“Il contributo più rilevante, concreto e effettivo prestato dal Lombardo all’associazione Santapaola-Ercolano -scrive il giudice- a ben vedere, consiste nella creazione di un complesso sistema organizzativo ed operativo di cui facevano parte, quali componenti parimenti necessari, gli imprenditori ‘amici’ e gli esponenti della ‘famiglia’, creando vantaggi di cui beneficiava anche l’associazione mafiosa”.

Il giudice, valutando le prove presentate dalla Procura, giunge alla conclusione che il sistema utilizzato dalla eterogenea consorteria era costantemente ripetuto nel tempo ed in più operazioni: “acquistavano terreni agricoli nella prospettiva di ottenerne la variazione di destinazione urbanistica, e poi realizzare elevati guadagni con la plusvalenza” della proprietà.

Il Giudice cita l’esempio di ben quattro casi: il piano di costruzione di alloggi per militari Usa di contrada Xirumi, non realizzato, e tre centri commerciali, dei quali uno solo è stato costruito.

Ed è proprio in questi passaggi che spunta la citazione dell’editore deLa Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, non coinvolto in questo processo ma attualmente indagato per concorso esterno in altro procedimento e nel corso del quale la procura ha richiesto per due volte l’archiviazione, rigettata dal GIP competente.

Secondo il Gup Rizza, le prove raccolte nel processo Lombardo dimostrerebbero che almeno due degli affari trattati anche dall’editore “annoveravano tra i soci un soggetto vicino a Cosa nostra palermitana”.

Il modus operandi e la presenza di elementi vicini alla mafia, osserva il Gup, fanno ritenere “con un elevato coefficiente di probabilità che lo stesso Ciancio fosse soggetto assai vicino al detto sodalizio” e in questo modo, scrive il Gup, avrebbe quindi “apportato un contributo concreto, effettivo e duraturo alla ‘famiglia’ catanese”.

L’editore Ciancio reagisce con una nota dei propri legali e affida il futuro delle sua aziende al Procuratore di Catania:

“Le valutazioni del Gup che ha condannato il Presidente Lombardo affrontano temi e argomenti concernenti la mia persona già noti da tempo al Procuratore della Repubblica di Catania” dichiara l’editore Mario Ciancio Sanfilippo attraverso i suoi legali.

“Sorprende la gravità di una valutazione in ordine alla posizione di una persona estranea al processo e che non ha potuto certamente interloquire con il giudice per fornire dati e notizie che avrebbero determinato una valutazione di diverso tenore. Sarebbe stato fornito infatti ampio materiale documentale da cui rilevare il possesso dei miei terreni da oltre quarant’anni, circostanza che confligge con l’ipotesi di acquisti effettuati per lucrare lauti guadagni in combutta con ambienti mafiosi”.

“Non intendo subire, però, alcuna condanna senza giudizio e sono indignato per essere stato indicato come persona vicina ad ambienti mafiosi. Ho dato mandato ai miei avvocati di affrontare immediatamente i temi sollevati dal Gup con l’unico interlocutore possibile, il Procuratore della Repubblica di Catania il quale certamente non ha bisogno di un giudice che gli dica cosa fare e al quale intendo affidare la mia persona, la mia famiglia e il futuro delle mie aziende”.

Adesso, le conclusioni del giudice Rizza metteranno sotto nuova luce il lavoro sinora svolto dalla Procura etnea a carico di Mario Ciancio Sanfilippo ed è probabile che sia in corso la riscrittura di un’intera storia della città di Catania.