In questi giorni, contemporaneamente, l’artista francese è il protagonista di due mostre: al Palazzo Reale di Milano e al Palazzo della Cultura di Catania. Il direttore di SudStyle Aldo Premoli, firma di Artribune, è andato a visitarle entrambe. 

Mi limiterò solo ad esporre dati che, a chi non è uno specialista, potrebbero sfuggire.

A Milano è in corso dallo scorso ottobre un’altra mostra dedicata al pittore francese. Dunque Milano e Catania dedicano una mostra ciascuna a Lautrec. Perché? Non si tratta di un anniversario considerato che Lautrec è nato nel 1864 e morto nel 1901. La sua però è un’opera “facile”, densa di riferimenti erotici e il suo “personaggio” va al di là della sua bravura come artista: di origini nobili, piccolo (1,54), storpio e grande frequentatore di bordelli la sua biografia è avventurosa.

C’è qualcosa di male ad esporre opere immediatamente recepibili anche ad un pubblico dotato di un palato non troppo raffinato? Assolutamente no, anzi.

Lo scopo di un’esposizione, specie se promossa e finanziata da un ente pubblico, è quello di “andare incontro” al maggior numero di cittadini possibili. Purché le cose siano fatte bene e siano frutto di una politica culturale avveduta che è il compito di ogni Assessorato alla Cutura che dir si voglia.

E questo è il punto. Milano con la Francia ha un rapporto relativamente stretto fatto di scambi culturali reciproci mai spenti a partire all’incoronazione di Napoleone come Re d’Italia avvenuta proprio a Milano nel 1805. A Catania un pittore francese della fine del XIX secolo che c’entra? Un omaggio agli Angioini che prendono la Sicilia nel 1266?

Quale è il senso dunque della scelta operata dall’Assessore Orazio Licandro? Catania per svolgere un ruolo farebbe bene a guardare al bacino del Mediterraneo, al Maghreb e al Medio Oriente. Che c’entra Catania con i bordelli parigini nel XIX secolo? Qualcuno potrebbe obiettare che Parigi è un riferimento culturale imprescindibile: ma si tratterebbe di una sciocchezza da provinciali. Parigi “è stata” un fermento culturale straordinario nel XVIII e nel XIX secolo, ma quello che sta accadendo oggi nel Mare Nostrum lo è probabilmente di più.

E non si tratta del libro dei sogni: allo Zac di Palermo proprio in questi giorni espone un artista israeliano che proprio in Sicilia si confronta con l’architettura araba del Castello della Zisa. 

Ma veniamo ora all’esposizione catanese. Le conclusioni tiratele voi.

A Milano la mostra dedicata a Toulouse-Lautrec è una delle molte presenti in città al momento.

A Catania ce ne sono in tutto due: la contestatissima mostra curata da Sgarbi al Castello Ursino e questa.

Certo i fondi a disposizione del Comune di Catania non sono gli stessi di quelli di Milano. Ma neppure Palermo – che sta in Sicilia esattamente come Catania – se la sciala.

Eppure quest’anno è contemporaneamente riuscita a farsi assegnare il ruolo di Capitale della cultura italiana e quello di sede di Manifesta 12, biennale europea itinerante (altro denaro in arrivo)

Ma c’è dell’altro.

A Milano l’esposizione Il MONDO FUGGEVOLE DI TOLOUSE-LOUTREC è in corso a Palazzo Reale, promossa e organizzata dal Comune insieme a Giunti ed Electa. Il patrocinio è dell’Ambasciata di Francia.

A Catania l’esposizione TOLOUSE-LOUTREC. LA VILLE LUMIERE è promossa dal Comune ma organizzata da Arthemisia, una società milanese, che già l’aveva prodotta in corso anno a Verona. A Catania Arthemisia aveva organizzato quella precedente dedicata a Escher. Il patrocinio è della Regione Sicilia.

A Milano l’esposizione comprende oltre 250 opere.  Tra cui 35 dipinti, oltre a litografie, acqueforti e la serie completa di tutti i 22 manifesti provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da altre collezioni internazionali come quelle della Tate Modern di Londra, National Gallery of Art di Washington, il Museo Puškin di Mosca, il Museum of Fine Arts di Houston, il MASP (Museu de Arte di San Paolo), e la Bibliotheque Nationale de France di Parigi, oltre a diverse collezioni private. La curatela è di Danièle Devynck (direttrice del Museo Toulouse-Loutrec di Albi) e Claudia Zevi

A Catania quel che c’è proviene in blocco dal Museo Herakleidon di Atene si tratta litografie, piccoli disegni a penna o a matita, acquarelli, manifesti pubblicitari, qualche gigantografia, un abito e qualche video.  In tutto 150 pezzi molto ma molto minori dell’opera di Lautrec. La curatela è di Stefano Zuffi, storico dell’arte milanese.

A Milano, come in ogni altra parte del mondo, un pannello esplicativo dei curatori accoglie chi visita all’ingresso dei saloni di Palazzo Reale.

A Catania il pannello esplicativo del curatore non c’è. Però ci sono i pannelli del Sindaco Bianco e dell’Assessore alla Cultura e al Centro Storico Licandro. Viene da pensare che Zuffi sia poco propenso ad esporsi in mostre come questa: anche nel catalogo compare per la prima volta a pagina 21, sempre preceduto da Bianco e Licandro .

Le conclusioni tiratele voi. Però un dato ancora lo voglio fornire.

A Catania la mostra si conclude con uno spazio chiuso da una tenda: un pannello non firmato avvisa che le immagini esposte potrebbero non essere adatte a un pubblico minorenne. All’interno una serie di foto porno ingiallite da guardare attraverso piccoli buchi inflitti a un separé; un filmato porno, ma anche questo d’epoca; e per finire un’immagine dove effettivamente Henri Tolouse-Lautrec c’è, a fianco di una signorina opulenta e desnuda. Per attirare il pubblico in una “mostra pompier” si ricorre anche a mezzucci come questi…

Le conclusioni? Si, tiratele voi.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine SudStyle.