Farmaci prescritti per avere in cambio viaggi, cene e regali; gare d’appalto “a listino”, “cucite” addosso al miglior offerente; ricatti e pressioni a chi non si adegua al “sistema”.
Un vero e proprio vaso di Pandora quello aperto ieri dalla Procura di Catania con l’operazione “Calepino” che vede ai domiciliari il re di Urologia Giuseppe Morgia. Un’operazione che dà conferma del perché la sanità siciliana sia ferma al palo.

 

“Mi sono pagato Malta, mi sono pagato Dubai, bordello, bordello Dubai”

Esultava così Giuseppe Morgia, direttore dell’UOC di Urologia del Policlinico di Catania, appena uscito dall’agenzia Grada Viaggi.  E sarebbe andato anche a Boston, se gli uomini della Procura della Repubblica di Catania coordinati da Carmelo Zuccaro non lo avessero fermato prima. Tutto a spese delle aziende farmaceutiche che si asservivano al suo “sistema”.

Un sistema che andava avanti da anni, così come ha dichiarato ieri in conferenza stampa il comandante provinciale della Guardia di Finanza Quintavalle. E che non sembra essere un caso isolato, anche se – come giusto che sia – i procuratore Carmelo Zuccaro non si lascia andare ad ulteriori dichiarazioni: “Parliamo solo di quello che il GIP ha già convalidato”.

A Giuseppe Morgia gli inquirenti contestano una lunga lista di reati: atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione, istigazione alla corruzione, concussione, turbata libertà degli incanti.

E se gli uomini delle Fiamme Gialle non fossero intervenuti e il pm Fabio Regolo non avesse richiesto le misure di custodia cautelare poi approvate dal GIP, ci saremmo ritrovati con una gara bacino da oltre 54 milioni di euro aggiudicata ad una ditta che era riuscita a farsi “cucire addosso” il capitolato tecnico grazie al pagamento di mazzette. Roba da non crederci. Ma le carte degli inquirenti parlano chiaro.

Le intercettazioni

“Ovviamente siccome la gara, l’ho fatta io, mi sono fatto il ‘mazzo tanto’, la dirigo io”, dice Morgia a Tommaso Castelli, dirigente medico di Urologia e suo braccio destro.
E poi si “incazza” e inveisce contro il Direttore Sanitario Antonio Lazzara, reo di aver nominato “quel cog****e di Nicolosi” (Federico Nicolosi, ndr) come coordinatore della commissione tecnica. “Perché se il coordinatore eri tu – dice ancora a Castelli – a quest’ora per me era molto più semplice, tu facevi una mail, li convocavi”. Con Castelli coordinatore, insomma, sarebbe stato come se fosse lo stesso Morgia a coordinare la commissione.
Ma la cosa non lo preoccupa comunque: “Li convocheremo qua da noi, in un giorno adesso”, dice sempre rivolto a Castelli.

Suggerisce alla commissione come agire, consiglia la ditta “prescelta” su come appellarsi così da annullare de facto la concorrenza, “cuce” il vestito su misura e batte cassa.

“Come io tutelo voi, desidero essere tutelato… Questo deve essere! La partnership deve essere sempre bilaterale”.

E le “tutele” che richiede sono viaggi e regali. Come il citoscopio digitale che chiede a Maurizio Lagattolla come ricompensa per gli appalti promessi alla Boston Scientific spa.

“Morgia – ha affermato in conferenza stampa il procuratore Fabio Regolo – non fa gli interessi dell’azienda sanitaria per la quale lavora. Le scelte sono determinate unicamente dai suoi interessi economici”.

Il robot “Da Vinci” 

Costato oltre due milioni di euro, il robot Da Vinci è il top dell’innovazione chirurgica: consente l’amplificazione delle immagini e quindi un intervento efficace e poco invasivo. “Adesso – aveva sottolineato proprio Morgia nella conferenza stampa di presentazione del macchinario – saremo in grado di offrire ai nostri pazienti un nuovo percorso chirurgico di avanguardia”.

Ma neanche il progresso vince col dio denaro. Così quando l’Ab Medica spa si rifiuta di pagargli la serata ad una cena di gala in compagnia di parenti e amici per la modica cifra di 1.200 euro, Morgia non perde tempo e chiama il collaboratore Giorgio Ivan Russo intimandogli di chiamare colui che faceva gli ordini per la farmacia e di fermare l’ordine. “Devo tornare io per discutere alcune cose” dice a Russo.

L’ordine è quello relativo proprio ai dispositivi mono uso da utilizzare con il costosissimo robot e senza i quali gli innovativi interventi di chirurgia robotica non sono attuabili.
Un capriccio che rischiava di trasformare in un soprammobile il robot da due milioni di euro.

Morgia e i farmaci da “spingere”

E il sistema do ut des è identico anche con gli informatori scientifici e le aziende farmaceutiche di riferimento.

“Perché se l’azienda non ha disponibilità di… non ci interessa spingere, lo vogliono solo prescritto – dice Morgia ad un informatore scientifico – allora le dico che la prescrizione diventa occasionale”.

Dai dialoghi registrati dagli inquirenti emerge chiaramente come sia Morgia a dare indicazioni su quali aziende farmaceutiche favorire e quali “punire”.
Per chi non paga non c’è scelta.
“Allora Silodyx, Urorec, per adesso no, perché questi stanno facendo gli stronzi” dice a Giorgio Ivan Russo.

“Dobbiamo prima capire…se si comportano bene (…) stiamo in mezzo ai guai con tutti i congressi e cose varie”.

È questo il metodo utilizzato per decidere quali farmaci “spingere” e quali no. Il tutto, come sempre, sulla pelle del paziente.

La Grada Viaggi e il riciclaggio delle somme

Quelli che “si comportano bene” versano le somme direttamente nei conti della Grada Viaggi, che teneva per Morgia una contabilità separata (il famoso calepino) e versava su un conto dedicato le somme dalle quali tratteneva l’IVA.
Sì, perché l’agenzia viaggi di via Asiago fatturava alle aziende farmaceutiche servizi mai erogati così da aiutarle a giustificare le somme versate per il Direttore di Urologia.

E il calepino di Morgia non sarebbe il solo trovato dagli inquirenti.