Si si, è proprio un miracolo, di quelli veri, di quelli concreti. Per aprire il giornale di oggi avevamo pronto un pezzo gustoso, di quelli che scatenano l’attenzione di tanti, su un appalto in corso che ci lascia perplessi e che avrebbe fatto, come al solito, incetta di clic: il nostro pane quotidiano. Rinunciamo. Rinunciamo perché ieri abbiamo quasi per caso assistito ad un vero e proprio miracolo, ad un fatto che nella sua semplicità contiene il carattere della Rivoluzione, della Resistenza, dell’affermazione di un Futuro ancora possibile. Per raccontare dell’appalto e delle altre mille cose che non vanno abbiamo tempo, oggi vogliamo credere, e ne siamo convinti,  che i nostri insegnanti, le tante mamme e papà che non si rassegnano possano vincere questa guerra alla decadenza e alla barbarie. Anche così, sommando tanti piccoli miracoli, si aprono delle strade immense.

In fondo è anche questa la bellezza e la potenza di essere una testata davvero libera e indipendente, con la possibilità di scegliere ogni giorno di cosa scrivere, senza alcun condizionamento, nemmeno l’ossessione di raggiungere le decine di migliaia di clic cui si rischia di essere schiavi. Quando non peggio.

Piuttosto contribuire alla narrazione di una comunità che ha tanti aspetti da indagare e raccontare, alcuni molto brutti, ma molti, per fortuna, ancora davvero belli, che ci riportano ai valori fondanti del nostro essere umani, persone.

Alla scuola elementare Mario Rapisardi di viale Vittorio Veneto a Catania vanno i miei nipoti Federico e Riccardo ed i figli di tanti amici.

Avevo sentito che stavano lavorando ad un progetto che in tempi di Wikipedia appare preistorico, quasi provocatorio: niente meno che una biblioteca, una di quelle vere, con i libri di carta, l’odore d’inchiostro.

L’appuntamento è per le 9.30 ed io ne ho uno alle 10 in zona, ci passo.

Scendo al piano interrato ed in fondo delle voci: il taglio del nastro è appena avvenuto ed è in corso una performance di lettura, poi il brindisi.

Ce l’hanno fatta: da oggi è aperta, esiste “Abracalibri”.

Sono appena due stanzette, nella prima un paio di scaffali per i libri ancora mezzi vuoti, nell’altra tutta blue dei cuscini ed un pavimento di gomma: non si entra con le scarpe.

I bambini potranno scegliere un libro ed apprendere la magia della fantasia accovacciati con i loro compagni e insegnanti a vivere le prime avventure.

Sembra una banalità ed invece non c’è niente di più potente che riuscire a guardare al benessere dei più piccoli, insegnare loro a guardare al mondo con mente aperta, passare qualche ora insieme accovacciati da qualche parte a leggere un libro.

Fare per loro qualcosa di concreto.

Alla fine il nostro futuro è la somma di tanti piccoli gesti capaci di fare la differenza.

Per l’appalto c’è tempo, per dare qualche chance ai nostri bambini di essere migliori di noi no!

Bravi agli insegnanti e genitori della Mario Rapisardi, evviva “Abracalibri”…

e se avete qualche libro…