Anna Maria Cancellieri a Catania è nota, molto nota.

Fu nominata da Raffaele Lombardo, (imputato per mafia e le cui frequentazioni “politiche” con boss di Cosa Nostra quali Bevilacqua e Liga difficilmente sarebbero dovute sfuggire ad un ex prefetto della Repubblica) quale presidente della (inutile) commissione rifiuti per la regione Sicilia e Commissario Straordinario del Teatro Bellini di Catania. Due incarichi decisamente prestigiosi.

Fu anche insignita della prestigiosa “Candelora d'Oro” dall'altro imputato eccellente e per di più coatto, Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania noto anche per l'impudenza di aver maledetto in conferenza stampa il giudice che lo aveva rinviato a giudizio.

Insomma, un ex prefetto che pare non abbia mai guardato con particolare prudenza alla personalità di chi le conferiva incarichi e riconoscimenti.

Tuttavia, questi “precedenti” non avevano impedito a quell'altro esempio di italica eccellenza, Mario Monti, (che per geniale intuito del presidente Napolitano ci siamo ritrovati nientemeno che Senatore a vita e persino Premier) di nominare la signora Cancellieri addirittura Ministro degli Interni nel suo primo (e per fortuna unico) governo.

Ma stavolta pare proprio che il ministro, nel frattempo passata alla Giustizia sotto Letta, cioè nientemeno che Guardasigilli di Stato, Anna Maria Cancellieri, l'abbia combinata grossa.

I fatti.

E' il quotidiano La Repubblica a fare scoppiare il caso nella giornata del 31 ottobre con un articolo a tutta pagina.

Viene data notizia, ed è bomba mediatica, di una intercettazione, datata 17 agosto 2013, tra Gabriella Fragni, compagna dell'arrestato Salvatore Ligresti, ed il cognato Nino.

In carcere era già finita l'intera famiglia Ligresti, travolta dalla bancarotta miliardaria del gruppo FONSAI.

 

"La persona che potrebbe fare qualcosa per Giulia è il ministro Cancellieri" afferma la signora Fragni.

 

“Chiamata direttamente da Antonino, – ricostruisce il quotidiano – il ministro della Giustizia risponde, e si attiva. Parla con i due vice capi di dipartimento del Dap, il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, per "sensibilizzarli" sul fatto che Giulia Maria Ligresti soffre di anoressia.

Il 28 agosto, dopo che il ministro della Giustizia si è interessata della sua situazione in cella, Giulia Ligresti viene scarcerata!

Viene aperto una fascicolo dalla procura di Torino, affidato al procuratore aggiunto, Vittorio Nessi, che è volato a Roma per sentirla e che ha cercato di ricostruire l'intera vicenda.

Gli esiti sono rapidi e, guarda caso, senza alcun risvolto penale: non c'è un nesso provato tra il suo attivarsi e la scarcerazione della donna.

“Tutto comincia il 17 agosto. Giulia Ligresti è in carcere da un mese e ha già detto di voler patteggiare, ma il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta dei suoi avvocati che chiedono sia mandata ai domiciliari. I parenti sono preoccupati che non stia bene e che possa ricadere nell'anoressia di cui ha sofferto in passato. La telefonata tra Gabriella Fragni e il fratello dell'ingegnere di Paternò desta l'allerta della procura di Torino che, esaminando i tabulati telefonici dei familiari degli indagati, si accorge che alcuni contatti con la Cancellieri ci sono stati, fin dal giorno degli arresti. Si attivano perciò controlli più approfonditi.

 

La vicinanza tra il ministro e la famiglia dell'ingegnere di Paternò è un fatto noto, come pure che il figlio della Cancellieri, Piergiorgio Peluso, (liquidato con una buonuscita di 3,6 milioni di euro n.d.r.) sia stato dirigente della compagnia assicurativa Fondiaria Sai.

Il nome di Peluso compare spesso nelle carte dell'inchiesta torinese, mai però in veste di indagato.

Il ministro Cancellieri davanti al magistrato torinese, pochi giorni dopo, ammette: "Effettivamente ho ricevuto una telefonata da Antonino Ligresti che conosco da molti anni. Ligresti mi ha rappresentato la preoccupazione per lo stato di salute della nipote Giulia Maria la quale, soffre di anoressia e rifiuta il cibo. In relazione a tale argomento ho sensibilizzato i due vice capi di dipartimento del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati".

“Il ministro – chiosa La Repubblica – dice di avere a cuore la salute dei detenuti in generale. Ma poi chiarisce, proseguendo nel racconto, che il suo interessamento diretto è stato per un carcerato soltanto: Giulia Maria Ligresti.

 

Giulia Maria Ligresti torna a casa il 28 agosto, undici giorni dopo che lo zio ha chiamato il ministro. E cinque giorni dopo l'sms di "rassicurazioni" che rivela la stessa Cancellieri: "Ieri sera Antonino Ligresti mi ha inviato un sms chiedendomi se avessi novità e gli ho risposto che avevo effettuato la segnalazione nei termini che ho spiegato, nulla di più".

E tutto questo mentre sono decine i detenuti che si suicidano nelle carceri che sono vergogna europea e per i quali non risultano ne telefonate ne sms della signora ministro.

Risulta davvero difficile per qualsiasi osservatore di un paese civile comprendere come sia possibile che al diffondersi di una notizia simile non siano immediatamente seguite le dimissioni della signora, chiaramente inadeguata a rivestire il ruolo di “Guardasigilli di Stato”.

Continuando a tollerare il permanere di simili intrecci e reciproche tutele, l'Italia non avrà alcuna possibilità di sopravvivere.

 

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Intercettata il ministro della Giustizia: interviene per far scarcerare datore di lavoro del figlio. IIL VERBALE D’INTERROGATORIO
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