In una delle settimane più terribili per gli sbarchi, con migliaia e migliaia di disperati che giungono ogni giorno sulle nostre coste, molti dei quali non ce la fanno, è appena di ieri la notizia di cadaveri di bambini giunti ad Augusta e decine di minori non accompagnati, ci siamo chiesti: quanto costa la retta di un ragazzino in un centro di seconda accoglienza? Quali sono le procedure che deve seguire per costruirsi una nuova identità? La riposta è che dietro l’ingresso di ogni minorenne straniero si cela un giro di denaro che si aggira tra i 1350 e i 2280 euro al mese. Dopo un viaggio allo stremo delle forze ad attendere i giovani migranti mille difficoltà e percorsi burocratici molto lunghi

Una volta arrivati a destinazione, i giovanissimi migranti sperano in un guadagno facile, anche sotto pressione delle famiglie. Ma iniziare un percorso in Italia è complicato. Tanta burocrazia e costi esorbitanti: ecco cosa ruota attorno al loro ingresso nel Bel Paese.

Una volta sbarcati, il primo step è la verbalizzazione dell’accoglienza dei minori in una struttura di secondo livello e la stipula di un contratto con il comune di Catania. Da qui spesso parte un vero e proprio business dei migranti.

Sudpress ha cercato di capirne di più grazie alle testimonianze di Giuseppe Scionti, presidente della cooperativa Marianella Garcia di San Giorgio (fiore all’occhiello della seconda accoglienza), Nicolò Caminato, vice presidente ed Enza Giuliano, educatrice.

Esistono tre tipologie di rette giornaliere per ogni migrante minorenne: 45 euro, 54 euro e 76 euro.
Alcune comunità, che scelgono di avvalersi della legge regionale 22/2015,  accolgono solo minori stranieri a 45 euro. In questo caso il personale viene drasticamente ridotto.

Così, a queste condizioni, le comunità “specializzate” in accoglienza migranti si stanno moltiplicando a dismisura. Saranno tutte impeccabili come la Marianella Garcia?

“Invece di 6 o 4 operatori a tempo pieno ce ne sono solo 2 con la legge regionale 22/2015; lo psicologo non svolge 38 ore di servizio, come è normale, ma 19 -spiega Giuseppe Scionti-. Questi tagli portano ad una conseguente riduzione della retta”.

La quota da 54 euro riguarda il modello sprar, un sistema di accoglienza strutturato direttamente dallo Stato, a cui partecipa il Comune di Catania. In questi casi si tratta di fondi statali.
“Noi abbiamo sette posti riservati a ragazzi sprar, che vengono pagati a 54 euro  -spiega il presidente-. Il comune partecipa alla gara, individua le strutture idonee, lo Stato manda i soldi all’ente locale il quale, a sua volta, li passa alla comunità. Con i soldi statali, l’Amministrazione riesce a sostenere le spese a favore di circa 50 ragazzi per 2-3 anni. Tutto questo per offrire loro cibo, vestiti e un’istruzione”.

Facendo un breve calcolo, per 50 ragazzi, si tratta di un totale di quasi tre milioni di euro per tre anni, quasi un milione all’anno, mica bruscolini!

Infine ci sono i posti che sono direttamente convenzionati col comune di Catania a cifre maggiori, 76 euro. Si tratta di fondi provenienti dalla Comunità Europea. Per questo tipo di accoglienza vengono rispettati determinati standard, con un servizio completo a disposizione dei minori in difficoltà sia italiani che stranieri: circa 5 educatori, lo psicologo, l’assistente sociale e un ausiliario.

Alla luce di questi numeri, se dovessimo fare un veloce calcolo riguardo la retta mensile di un minore scopriremmo che: per 45 euro giornalieri la quota mensile sarebbe di 1350 euro; per 54 euro di 1620 e per 76 euro arriveremmo a 2280.
Se poi dovessimo moltiplicare questi costi per il numero di tutti i minori migranti che a Catania vivono nelle strutture di accoglienza, oltreché per quelli che arrivano costantemente al porto, risulterebbe facile immaginare il consistente giro di soldi che ruota attorno alla vita, alla salute e all’educazione di questi ragazzi.

“Alla Marianella Garcia –racconta il presidente- abbiamo assunto una posizione ben precisa a riguardo: i minori, italiani o stranieri, sono sempre minorenni. Ed esistono precise normative mondiali a loro tutela. Quindi, se un italiano ha diritto a un determinato servizio perché un migrante no? Noi abbiamo deciso di non avvalerci della legge del 2015, che prevede sì una retta ridotta a 45 euro, ma un servizio drasticamente tagliato. Così preferiamo avere molti meno ragazzi offrendo e garantendo loro gli stessi servizi di qualità che spettano anche ai minori italiani, a 76 euro di retta”. 

Poi c’è la fase più complessa, quella relativa ai documenti: il minore, una volta arrivato in Italia, deve costruirsi un’identità. La richiesta di asilo politico e il permesso di soggiorno sono aspetti che vengono seguiti dalla parte legale di ogni struttura di seconda accoglienza. A questo scopo è necessario mettere in funzione alcune procedure formali attivate dagli uffici pubblici.

Esiste un’apposita commissione che può rilasciare: permessi umanitari della durata di due anni a seconda dal paese di provenienza; permessi sussidiari di tre anni, nel caso in cui ci siano motivi di studio; permessi di asilo politico della durata di 5 anni concessi sempre che i minori abbiano una motivazione abbastanza grave per farne richiesta.

Ma vediamo da vicino come funziona la richiesta d’asilo politico: il ragazzo si deve presentare davanti alla commissione per rendere nota la sua storia.
“I tempi si stanno accorciando soprattutto per i ragazzi richiedenti asilo -racconta Nicolò Caminato-. Prima che la commissione li ascoltasse passavano anche più di 9 mesi. Ora, non appena viene nominato il tutore, nell’arco di 15 giorni, massimo un mese, viene presa in esame la storia del ragazzo ed esaminata la sua richiesta di asilo. Ma non è detto che la commissione gli conceda il permesso”.

Se il minorenne non avanza formale richiesta di asilo politico ha comunque la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno per minore età.
“Fino a qualche settimana fa la questura di Catania, per questo tipo di autorizzazione, aveva bisogno di un documento del paese d’origine che attestasse l’età del ragazzo -continua il vice presidente della Marianella Garcia-. Questo ha portato i ragazzi ad optare per la richiesta d’asilo, non potendo disporre del documento del proprio paese. Da qualche settimana è stata invece emanata una nuova normativa per la quale non è più necessario possedere il documento. Al minore può essere rilasciato il permesso per minore età con scadenza al compimento dei 18 anni, momento in cui dovrebbe essere rinnovato per lavoro, per attesa occupazione o per motivi di studio”.

Insomma, una situazione d’emergenza che ogni anno ha costi esorbitanti e che vede al centro dell’attenzione migliaia di vite umane che fuggono per disperazione dal loro paese. Non sarebbe meglio allora, utilizzare questi fondi e trovare dei sistemi per sostenerli anche nel paese d’origine?