La morte di Stephen Hawking sicuro ha lasciato un segno nelle coscienze di chi si sia reso conto di cosa egli davvero abbia rappresentato nei nostri tempi. Rispetto alla sua valenza di astrofisico e cosmologo, molto si è scritto e tanto se ne è parlato a livello divulgativo: egli è diventato di fatto un mito. Un “ricordo pop” del grande scienziato anche su SudSyle.


Ormai molti anni fa, appena pubblicati, acquistai un paio di suoi libri divultativi sul big bang e i buchi neri.
L’argomento dei buchi neri negli anni ’80 -90 destò infatti parecchia curiosità, non soltanto nel mondo accademico, ma anche in quello direi dell’inconscio collettivo, dando nuove speranze nell’ambito teleologico dell’universo e della nostra stessa esistenza, attraverso originali riflessioni sulla natura del tempo e del numero delle dimensioni fisiche ad esso associabili.

Certamente l’argomento non naque nella mente di Hawking, ma fu elaborato in passato da molti altri illustri pensatori, a partire da Einstein e de Sitter, con la costruzione delle varie ipotesi sulla forma dei loro universi e tutta la complessa disputa sulla reversibilità della freccia del tempo, logicamente possibile, ma probabilisticamente impossibile, in ossequio quanto meno alla fase espansiva attuale dell’universo, non sapendo cosa dire, nell’ipotesi di un universo oscillante, nella fase contrattiva, ossia se il secondo principio della termodinamica debba o non debba sussistere in ambo le fasi.

E proprio su quest’aspetto che vorrei spendere qualche parola, ritenendo più giusto che a parlarne nel merito strettamente fisico-matematico debbano essere solo i veri addetti ai lavori, ossia gli astrofisici e i matematici (e possibilmente poco, o meglio ancora per niente, i divulgatori non patentati..)

Innanzitutto Stephen Hawking, affetto da SLA avanzata, rappresenta l’uomo che riesce ad adattare la propria mente alle regole geometriche della matematica: egli senza la necessaria mobilità fisica, senza carta e penna, riusciva a concepire con grande sintesi di pensiero i necessari passaggi matematici di alto livello.
Ritengo avesse sviluppata la capacità mentale di sintetizzare le formule matematiche con immagini essenziali che ne rappresentassero il contenuto essenziale, al di là dell’astruso linguaggio formale.

Per chi abbia svolto gli studi matematici all’università, sarebbe come intuire cosa sia l’equazione di Laplace, o quella di D’Alembert, rinunciando alla scrittura delle derivate parziali, ma visualizzando visivamente cosa sia un gradiente, ovvero l’inclinazione complessiva dovuta a due o più inclinazioni combinate, e poi la variazione di tale inclinazione: la sintesi di tale immagine condurrebbe direttamente al cuore e all’essenza dell’equazione!

Stessa storia per chi volesse capire la relatività ristretta senza utilizzare le astruse trasformazioni di Lorentz, ma, avvalendosi unicamente del concetto di sviluppo in serie doppia di potenze, concepire dette trasformazioni come risultato della più semplice delle trasformazioni lineari: una semplice rotazione immaginaria (via del resto indicata dal suo autore!).

A volte nei corsi di studio si impara semplicemente a maneggiare alcune implicazioni fondamentali (i famosi “passaggi”), senza riuscire a visualizzarne, con appropriate immagini sintetiche, la vera natura delle realtà matematiche e del loro comportamento.

Volendo meglio capire l’enorme sforzo compiuto nella mente di Stephen Hawking basterebbe accostarlo a geni del calibro di L. v. Beethoven, che da sordo ideò il suo capolavoro estremo: la nona sinfonia, un groviglio esplosivo di immagini musicali, immaginate solo nella sua mente, senza l’ausilio di alcuno strumento musicale.

Questi sono esempi di come la mente umana possa costruire dentro di sé un’architettura sublime, mediante l’adozione di geometrie mentali, dotate di teoremi, postulati ed assiomi essenziali, costituenti i mattoni di questa grande cattedrale mentale.

Recentemente, nel commemorare Giordano Bruno, cercai di illustrarne la valenza, in considerazione del fatto che questa mente, vivendo nel XVI secolo, certamente non poteva godere di alcune certezze scientifiche poi conquistate attraverso l’adozione del metodo scientifico.
Quell’uomo, con il solo utilizzo della logica, riusciva a smantellare molte certezze filosofiche del tempo e imporre in modo dirompente il concetto di infinito all’universo, prerogativa ai tempi attribuita solo a Dio.

Stephen Hawking fu più fortunato di Giordano Bruno: impunemente fu messo in grado di esporre le sue idee nella sala del Vaticano, idee in totale rotta di collisione con quelle del papa polacco e in generale della Romana Chiesa: l’inutilità di un Dio Creatore e quindi la non necessità della sua esistenza nel processo di creazione dell’universo.
Esattamente la posizione che fece guadagnare il rogo a Giordano Bruno!

Ecco quindi quello che può restare a noi, non addetti ai lavori: la certezza che l’utilizzo serrato del principio della sola adozione delle regole della logica, rappresenta l’unico strumento per navigare nell’illimitatezza dell’architettura della mente, vuoi nella sua statica, rappresentata dalle congruenze matematiche, vuoi nelle sue cupole, in cui risiede la forza creatrice dell’arte musicale.

A seguire, il postulato: che una valida architettura mentale sicuramente si avvicina quasi sempre alla realtà esterna.
Spetta poi alla scienza moderna l’onere di verificarne la bontà, attraverso il metodo sperimentale.