Quando stamattina abbiamo aperto il giornale con la notizia della discesa in campo del prof. Giorgio Giannone per la presidenza dell’Ordine dei Medici di Catania eravamo consapevoli che il colpo sarebbe stato forte, ma non pensavamo di ricevere così ampi e numerosi riscontri: altro buon segno, la città agonizza ma è ancora viva. Dopo qualche ora riceviamo un commento di uno dei nostri più affezionati e autorevoli lettori, il prof. Beppe Condorelli, altro illustre clinico. Lo pubblichiamo con piacere come testimonianza diretta e per il contributo che da alla formazione di un opinione, ma approfittiamo per lanciare anche una provocazione: “Prof. Condorelli, ma perché non scende in campo anche lei? C’è troppo bisogno di alzare il livello…”

Beppe Condorelli

Carissimo Giorgio,

appena letta la notizia, questa mattina, ho fatto un commento ‘a caldo’; non mi sarei mai aspettato una tua scesa in campo all’Ordine visto che i tuoi interessi sono stati pressoché esclusivamente la Chirurgia (maiuscolo e minuscolo hanno, come nelle password, importanza).

Ci conosciamo da quasi mezzo secolo ed ho avuto modo di seguire alcune delle tappe della tua vita professionale. Era il lontano 1975 o 1976 quanto ti misi in contatto con il dottor Barrow che, al Mount Sinai di New York si occupava di trapianti renali; io lo avevo conosciuto nel 1974 perché era venuto a farci, a Roma, un breve corso di Chirurgia in preparazione all’esame di equipollenza del titolo di laurea con gli Stati Uniti.

Te ne parlai, e tu, a tua volta, ne parlasti al prof. Attilio Basile che, proprio in quel tempo, aveva in mente di iniziare con i trapianti.

Prof. Attilio Basile
“Il Maestro”

Il prof. Attilio Basile era un ‘talent scout’ e doveva aver intuito le tue potenzialità se, a spese sue, invitò il dottor Barrow a tenere una conferenza in Clinica Chirurgica.

Proprio allora cominciò la tua ‘avventura’ statunitense.

Dovesti sostenere e superare l’ECFMG per avere responsabilità clinica, ed iniziasti la specializzazione diventando Chief Resident in Chirurgia, la massima autorità dopo il Direttore del Dipartimento.

Si dice, ed è vero, che un Grande Uomo necessita per diventare tale di una Grande Donna, tua moglie Lina; ricordo i di Lei sacrifici e la sua laurea in Medicina che deve essere stata nel 1982.

Tu arrivasti trafelato dall’aeroporto, in tenuta “sportiva” (un maglione) perché avevi dovuto sino all’ultimo istante operare al Pronto Soccorso del Mount Sainai, ed avevi preso l’aereo per un pelo.

Giorgio Giannone

Mi raccontasti che eri intervenuto su un paziente di colore al quale, nel Bronx, avevano sparato, e che aveva una pallottola nel cuore, come nella serie televisiva.
Poi decidesti di tornare a Catania, e purtroppo per te il prof. Attilio Basile che ti aveva “scoperto” e sostenuto, era andato già in pensione da qualche anno.

Come sempre accade in patria, Catania, non sei stato profeta, ma hai trovato sempre ostilità da parte di tutti, tranne i vecchi amici.

Ero presente alla seduta del consiglio di facoltà che doveva reintegrarti nel posto di Ricercatore confermato (avevi tardato di un giorno la comunicazione del tuo rientro in ateneo dopo sei mesi di congedo durante i quali, Chirurgo al Cannizzaro, avevano fatto di tutto per farti fuori professionalmente).

In quella seduta molti si astennero dal votare a tuo favore e gli altri o uscirono o dissero di non conoscerti.

Come sempre avviene a Catania, nel supremo interesse degli studi!

Seguirono anni difficili, anni in cui avevi contro tutto e tutti, tranne i soliti pochi amici; fino a quando non intervenne il dott. Poli che, consapevole delle tue qualità professionali, ti affidò la Direzione di quel reparto nel quale io ti feci operare mia Madre.

Non credo di dover aggiungere altro per far capire a chi mi legge quanto io ti stimi.

Come ormai accade da trent’anni e più a questa parte, da quando ai veri Baroni si sono sostituiti i baronetti, l’università va in perdita; perdendo Te ha perso una grande occasione, e questo lo sanno tutti, anche quelli che non vogliono ammetterlo: si è sfortunatamente data più importanza ai geni (sequenza di basi azotate del DNA ) che ai Geni, sequenza di cultura, inventiva, professionalità.

Voglio sperare che il prof. Francesco Basile non dimentichi quanto suo Padre ti stimasse, e voglia dimostrare a tutti che, finalmente, la politica di basso livello ed i politicanti da strapazzo non sono nei suoi pensieri e nei suoi programmi.

L’Ordine del Medici è infatti chiamato a ben altra missione dalla politica che può essere sintetizzata in due parole: etica e cultura.

Concludo ringraziando il dott. Di Rosa e tutto lo Staff di SUD, senza i quali tante guerre non sarebbero state vinte, che ritengono che sia meglio accendere un lumicino che maledire l’oscurità.

Un lumicino che però spesso diventa un faro che rompe l’oscurantismo o l’oscurità locale.

Sono stato forse prolisso, ma voglio dimostrare a chi di dovere che io, in quel tempo, c’ero, e che è estremamente difficile sconfessarmi e/o contestarmi.