L’Ente dovrà restituire 65,7 milioni di euro allo Stato. Una cifra enorme che mette a rischio le attività che gestisce l’ex provincia etnea e forse anche gli stipendi dei circa 600 dipendenti. Si teme in particolare per le manutenzioni di strade e scuole. Mentre per i servizi sociali si spera nei fondi che dovrebbero arrivare grazie a un giudicato amministrativo del Tar contro la Regione che dovrebbe provvedere immediatamente per evitare il default alla Città Metropolitana

I 65,7 milioni che Catania deve restituire derivano da una serie di balzelli che lo Stato vuole pagati dalle Città Metropolitane, alcuni dei quali si riferiscono alle ex Provincie; non  considerando però che le risorse destinate agli intermedi sono state quasi del tutto azzerate.

Quindi se da un lato lo Stato considera le provincie ormai passate a miglior vita, dall’altro opera prelievi forzosi sulle entrate tributarie delle Città Metropolitane derivanti da assicurazione auto e IPT che la Regione lascia loro per garantire le attività.

E’ anche vero che una parte di queste somme dovrebbe poi rientrare, ma se in totale le tre città metropolitane siciliane (Palermo, Catania e Messina) più le altre sei ex provincie dovranno restituire a Roma circa 260 milioni di euro, di fatto ne rientreranno complessivamente soltanto 91, una minima parte dunque.

Se quindi Stato e Regione non si accorderanno al più presto su chi dovrà rimpinguare le casse degli enti metropolitani saranno guai seri, con la compromissione della tenuta delle casse della ex provincia regionale di Catania. Tanto da mettere in discussione lo svolgimento di alcune attività come quelle scolastiche e il rifacimento delle strade provinciali, molte delle quali ridotte a colabrodo e forse persino i servizi sociali per i disabili.

Intanto però gli uffici finanziari dovranno provvedere a predisporre il bilancio di previsione per il 2017 entro il prossimo 30 giugno: alla luce di questo pesantissimo storno di fondi non sarà impresa facile.