Sfilarsi con stile quando cambiano le condizioni di partenza è esercizio non facile e nemmeno comune. Maurizio Caserta, professore ordinario di Economia, appassionato dell’impegno civico ed innamorato di una Sicilia che vede al centro della rinascita del Mediterraneo, ha contribuito a tracciare le linee ideali di quella che poteva essere un’alternativa “alta” al confronto politico che invece si è ricondotta alla solita “dialettica” di sistema cui siamo abituati. Pur sottraendosi a dinamiche elettorali cui dichiara di non riconoscersi, affida alla sua pagina Facebook una riflessione che merita attenzione perché traccia una prospettiva imprescindibile per chiunque si troverà a governare la regione e pone una domanda fondamentale che possiamo sintettizzare: “Crediamo che il futuro migliore sia nella costruzione di una Società Aperta o piuttosto in quella chiusa che rischia di affermarsi?”

Roberto Lagalla, Gaetano Armao e Nello Musumeci sono tre persone serie e oneste.

A Roberto Lagalla, in particolare, mi unisce un rapporto di vera amicizia e stima. In questi mesi abbiamo intrecciato, con Roberto ed altri amici, un confronto sulla Sicilia che ruota attorno ad una idea di umanesimo liberale, tutto da costruire, ma solido nelle basi.

Quelle basi ci riportano ad un’idea di società aperta, disponibile al cambiamento e interessata alle innovazioni.

Nettamente opposta ad una idea di società chiusa, fondata sulla paura dell’altro e del diverso.

Una società aperta non è una società disordinata, in cui tutto è possibile, in cui c’è spazio per tutti, in cui ci sono risorse per tutti.

È invece una società governata, consapevole delle necessità di crescere, di differenziare per crescere, di innovare per crescere: tenere una porta aperta non significa far entrare tutti, significa prestare attenzione e dedicare considerazione.

Ho sempre avuto in mente questa società per la Sicilia.

E non si tratta solo di buoni sentimenti. È strategia economica e politica. L’isola può trarre enorme vantaggio dal rafforzamento di questa idea di società, aperta allo scambio ed alla circolazione di merci, capitale e persone.

Anche per questo da due anni ho dato vita alla Onlus Mediterraneo Sicilia Europa con in calce il mio nome e cognome (www.mediterraneosiciliaeuropa.org).

Insieme agli altri soci fondatori ci siamo impegnati, sia a livello teorico che pratico, per affrontare le ricadute, né tutte negative né tutte positive, che un fenomeno epocale, come quello delle migrazioni in atto, sta generando in Sicilia, in Italia e sull’intero continente europeo.

Di conseguenza l’alleanza dichiarata da Roberto Lagalla ieri a Palermo mi costringe a un distinguo che non posso sottovalutare.

Musumeci, Armao, La Russa, Micicchè come la pensano a questo riguardo?

Non c’è alcun riferimento, su un fenomeno politicamente dirimente come questo, nel manifesto di Diventerà Bellissima.

Una svista o una preoccupante incapacità di comprendere cosa sta accadendo intorno a noi?

Gli schieramenti politici nazionali che appoggiano questa compagine non lasciano dubbi.

Noi con Salvini o Fratelli d’Italia, ad esempio.

Da loro ci divide la stessa idea di società buona.

Apertura e coraggio da una parte; chiusura e paura dall’altra.

Due mondi difficili da conciliare.

Porre al centro la Sicilia significa preoccuparsi della sua crescita.

Questa preoccupazione non può portare ad ignorare la geopolitica siciliana.


Maurizio Caserta è professore Ordinario di Economia Politica presso l’Università di Catania. Dal 2010 fa parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Sicilia. Dal 2011 della Fondazione RES. Affianca alla sua attività di ricerca scientifica, che le lo vede coinvolto in organismi nazionali e internazionali, quella di saggista su temi di economia politica. A Catania, la sua città di origine, è particolarmente conosciuto per il suo impegno civile. È presidente dell’Associazione Mediterraneo, Sicilia, Europa. Progetto Maurizio Caserta