In realtà cambia solo parzialmente pelle, rimanendo nella stessa sede presso SAL di via Indaco 23 che sinora gestiva in società con Gianluca Collica. Per questa nuova “avventura in solitudine” Massimo Ligreggi ha scelto una grande apertura con l’artista di origini sarde Zaza Calzia che propone “Letters in Jazz” con installazioni di grande impatto: opening sabato 2 febbraio dalle 19, in mostra sino al 4 aprile.

Nella sua presentazione il curatore Efisio Carbone racconta: “Era il 1966 quando l’allora giovane Zaza Calzia (classe 1932) esponeva alla Galleria “A” di Sassari, tempio dell’avanguardia artistica locale, i risultati dei primi anni della  sua ricerca.

Mauro Manca, direttore dell’Istituto d’Arte di Sassari, presentava con orgoglio la sua allieva prediletta nelle preziose righe introduttive del catalogo della mostra definendo i lavori dell’artista felice espressione del suo tempo: ” Gli spazi lacerati di Zaza Calzia e le sue ultime vibranti superfici materiche appartengono a questo mondo“.

In effetti vedere i dipinti “informali” degli anni ’50 dimostra chiaramente come Zaza Calzia avesse compreso come pochi altri la portata innovativa di un tale linguaggio. “Una pittura fatta di lacerazioni abbaglianti e angosciose burrasche d’ombra“, scrisse il critico Salvatore Naitza, in occasione di un’antologica del 1983.

Oggi si può ben capire l’orgoglio di Mauro Manca, grande artista che rinnovò il linguaggio contemporaneo in Sardegna: le poetiche informali, nel rapporto tra forma, materia e gesto, risultano in questi anni già risolte con grande potenza e maturità dalla giovane allieva Zaza Calzia tra le più talentuose, anzi la più talentuosa dei componenti del Gruppo A, fondato a Sassari e considerato, insieme al cagliaritano Studio 58, cenacolo d’avanguardia dell’arte contemporanea del Dopoguerra in Sardegna.

Ciò lo diciamo con buona pace di tanti artisti (maschi) forse eccessivamente sopravvalutati nelle loro pedisseque e stanche ri-elaborazioni di codici pittorici e stilemi impolverati anche quando la modernità si palesò in anch’essi ritardatari accostamenti alle correnti avanguardistiche europee.

La mostra intende indagare il progressivo rarefarsi dell’iniziale linguaggio informale e gestuale di Zaza Calzia che si appropriò e arricchì nel tempo di nuovi segni intesi come unità estetiche, ossia le lettere, per stabilire un nuovo alfabeto portato a maturazione negli anni ’80 senza mai perdere ma, al contrario, potenziare la forza e drammaticità del racconto. Il collage, si propose sempre più come linguaggio protagonista sulla pittura fino a invadere la superficie in ogni spazio possibile di caratteri infiniti in scale differenti tutti provenienti dalla medesima rivista: la cultura POP sezionata e de-strutturata verso la sublimazione che è puro ritmo.

Nel 1987 Zaza Calzia presentò i suoi straordinari papier collé,pietra miliare di questo percorso, alla galleria l’Ariete di Roma ottenendo grande successo di pubblico e critica. Sono opere che parlano la stessa lingua della musica Jazz, in grado di liberare inusitate energie primigenie e orgiastiche in costante vorticoso movimento.

Se la musica è un luogo – il Jazz è la città”, ebbe a dire la scrittrice Vera Nazarian, questo legame jazz-città, sembra avvicinare le opere di Zaza Calzia ai lavori pittorici di Costantino Nivola, grande artista sardo che visse una travolgente carriera tra Orani, piccolo borgo nel nuorese, e New York intrecciando la sua esistenza a personaggi quali Le Corbusier, De Kooning, Kline, Léger, Pollock.

A partire dagli anni ’90 le “Lettres découpées” ripresero un percorso di sintesi a cui la maturità e l’esperienza della lunga carriera artistica, o forse più le lezioni che, nel bene e nel male, la vita la costrinse a seguire, infusero una sottile ironia fluttuante e disincantata che accompagnò la mano senza errore di Zaza su  numerosi fogli di carta. Queste piccole, vitali, giovanissime opere, se montate insieme, raccontano l’arte della variazione, in una storia, ancora una volta musicale, compiuta con solidità di pensiero ed estrema economia di mezzi.

L’installazione site specific dei coloratissimi tubi di lettere sembra precipitare in questo mondo direttamente dall’immaginazione divertita di Zaza. Sono elementi leggeri, neo-dadaisti, che turbano gli equilibri ed esaltano il ritmo di una danza corale.

Null’altro diremo ancora, tacendo sulla vasta produzione e formidabile ricerca di un’artista a cui, nonostante la brillante carriera e i molti successi nazionali, ha pesato un apostrofo di troppo e che ora finalmente attende un impegnativo, legittimo e ampio lavoro di valorizzazione che, fortunatamente, si sente già in atto. Lo scriviamo con la speranza che ciò accada rapidamente affinché un pubblico sempre più ampio possa provare, per dirla con le parole di Salvatore Naitza già docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Univeristà di Cagliari: il piacere della scoperta di un autentico temperamento artistico.”

Zaza Calzia nasce a Cagliari nel 1932.

Compie studi artistici presso l’Istituto Statale d’Arte di Sassari. Dal 1961 ha diretto il laboratorio di decorazione pittorica con l’insegnamento di progettazione e il disegno professionale dell’Istituto d’Arte di Sassari e ha fatto parte del “Gruppo A”. Negli stessi anni svolge l’attività di designer per l’artigianato e l’industria.

Dal 1967 si occupa di libri per l’infanzia. Socia nella cooperativa “Prove 10”, ha pubblicato nel 1974 a Roma “Un Paese” (una favola colorata).

Dal 1975 al 1997 ha diretto, presso l’Istituto Statale d’Arte di Roma 2, il laboratorio di decorazione pittorica con l’insegnamento della progettazione e del disegno professionale. Svolge la sua attività artistica a Roma, dove risiede dal 1970.

Dal 2 febbraio al 4 aprile 2019 in mostra presso la galleria Massimo Ligreggi in via Indaco 3 a Catania.