Dovrebbero cominciare giorno 18 le lezioni alla scuola dell’infanzia Rapisardi, ma il condizionale ancora è d’obbligo. “Se entro il 14 non dovessero arrivare le certificazioni sulla sicurezza, come promesso dal Comune, mi riservo il diritto di prendere altre decisioni sull’apertura della scuola” afferma senza mezzi termini la dirigente scolastica, Rosaria Maltese.  “La nostra struttura è molto vecchia. Sarebbe più comodo per me fare le segnalazioni dei problemi e scaricare ogni responsabilità sul Comune. Io voglio andare oltre per avere una scuola più sicura. Alunni, genitori e insegnanti ne abbiamo il diritto e per me è un dovere farlo. Il Comune? Finalmente pare che stia intervenendo, ma può mai essere che bisogna alzare la voce per ottenere cose sacrosante previste dalla legge?”

Non si arrende la dirigente Maltese, decisa a portare avanti la propria battaglia sulla sicurezza a scuola. La responsabile tira dritto per la sua strada convinta che si debba sempre cercare di superare gli ostacoli, affrontandoli con coraggio. L’istituto è stato al centro di polemiche negli ultimi giorni, con il rischio dei doppi turni poi scongiurato dal trasloco delle quinte classi alla vicina scuola media “Carducci”.

Già lo scorso mese di giugno, alla vigilia della chiusura delle lezioni, era stata nell’occhio del ciclone a causa di un incidente occorso ad una alunna che si trovava in palestra e per il quale la dirigente ha subito pesanti ripercussioni. Un motivo in più per spingerla a fare in modo che la Mario Rapisardi possa avere la dignità che le spetta.

“Lasciando perdere la vicenda della bambina in sé, perché la piccola poteva farsi male in qualsiasi altro contesto della scuola, non necessariamente in palestra -tiene a sottolineare- la scuola ha 100 anni di vita, è una struttura vetusta e non conforme alle nuove normative. Io avrei potuto tranquillamente limitarmi a segnalare le criticità all’Amministrazione comunale e sarei stata in regola. E invece vorrei fare capire che la cultura della sicurezza prevista dalle nuove leggi non può essere considerata carta straccia. Vorrei un luogo sicuro dove gli alunni possano svolgere la propria attività in tutta serenità e in tutti i piani, ben quattro che, tanto per dirne una, è un numero che nelle scuole moderne non esiste, ce ne sono al massimo due. Quindi a maggior ragione nella nostra scuola ci deve essere un piano di evacuazione congruo, non possiamo sempre dire “allora dovremmo chiudere tutte le scuole di Catania!”. I fondi ci sono, perché dobbiamo rassegnarci?”.

Il Miur avrebbe stanziato già decine di milioni di euro per l’adeguamento antisismico delle scuole ed entro il 6 ottobre comuni ed ex provincie dovranno iscriversi al portale dell’anagrafe scolastica per potervi accedere.

“Sono qui da neanche due anni -prosegue la dirigente-. Quando mi sono insediata ho trovato un progetto di ristrutturazione edilizia che i dirigenti precedenti, per la sua complessità, avevano rimandato. Io sono riuscita a contemperare, a costo di grandi sacrifici, tante esigenze senza colpire l’utenza. In quest’ultimo anno ho man mano approfondito la problematica della sicurezza e mi sono resa conto, grazie anche a diversi consulenti, che sono talmente tante le cose che non vanno che ci vuole impegno e anche tempo. Ma basta andare avanti soltanto con la routine ordinaria e con le stesse cose ogni anno, con lo stesso piano di evacuazione che si reitera ma che nel concreto non sappiamo se è davvero efficace e potrebbe funzionare in caso di terremoto o altro”.

“Il Comune -spiega- con una nota del 6 settembre scorso, si è impegnato a risolvere alcuni dei problemi che ho segnalato e a rilasciare le certificazioni sulla sicurezza. Tra gli interventi principali di cui alcuni sono stati già eseguiti, la ringhiera della tromba delle scale che era 10 cm più bassa rispetto alla normativa, i lavori nella scalinata esterna dell’ingresso di via Aosta, lavori sull’impianto elettrico per renderlo conforme alla normativa di oggi, le prove di vulnerabilità sismica, il recupero dei cornicioni, il piano antincendio”.

“Se l’Amministrazione mi ha risposto che li farà vuol dire che non sono miei capricci e che questi interventi vanno fatti -precisa-. Spero solo che ci sia un cambiamento nella sostanza, senza le solite parole dette per calmare gli animi. Oggi sono venuti i tecnici e hanno cominciato i lavori per il ripristino dei cornicioni. Come avrei mai potuto io permettere il passaggio dei bambini con il rischio che potevano cadere loro addosso pezzi di cemento da un momento all’altro? Qui la cosa importante è capire che tutto ciò che ho fatto e che sto facendo è per garantire l’incolumità e la sicurezza della popolazione scolastica“.

Rosaria Maltese è un fiume in piena e spiega a Sudpress anche gli altri problemi che ruotano intorno: “Ho inviato anche una pec (una lettera con posta elettronica certificata ndr) all’ufficio traffico urbano in cui ho lamentato il fatto che nelle ore di ingresso e uscita degli alunni, in cui ci sono duemila persone tra alunni e genitori che gravitano in quelle arterie importanti per la città, la zona è completamente congestionata, senza alcuna sicurezza. Fra l’altro, a qualsiasi ora del giorno, davanti alla scalinata dell’ingresso di via Aosta, ci sono sempre auto in sosta sul marciapiede”.

“E’ una cosa inconcepibile, lì c’è una scuola! -esclama la dirigente-. Tutto ciò fa capire quanto questa città abbia bisogno di una cultura della sicurezza. Sono situazioni che in nessuna città europea si potrebbero verificare. Questo territorio, è lasciato al traffico, abbandonato. Ho anche fatto un dossier fotografico che rende l’idea. Non c’è senso civico e se dobbiamo fare in modo che questo aumenti nella nostra città, noi dobbiamo dare l’esempio. Così invece che messaggio stiamo dando a questi bambini che crescono? Con i genitori stressati che non trovano posto per l’auto anche per pochi minuti e le strade attorno in tilt!”.

Un’altra delle carenze difficilmente superabili di cui soffre la suola è la mancanza di un’aula per le assemblee. “La palestra ha un uso prettamente ginnico, non ha le caratteristiche per svolgere altre attività -chiarisce infine-. Oggi la gestione della scuola è cambiata, essa interagisce con il territorio, quindi occorrono spazi adatti a queste attività”.

La dirigente Maltese per questa presa di posizione è stata anche criticata soprattutto da alcuni genitori spaventati dall’eventuale chiusura della scuola, o dei doppi turni. “Vivere un disagio momentaneo per poi avere dei benefici come un luogo più sicuro, io credo che sia un sacrificio sopportabile -conclude-. Capisco i genitori, lo sono anche io, ma non possiamo essere indifferenti di fronte al fatto che potrebbe succedere qualcosa di grave, visto che abbiano tutti gli strumenti per intervenire. Ho deciso dunque di portare avanti questa battaglia, una dirigente deve avere anche il coraggio di dire certe cose e il dovere di tutelare i bambini”.