Noi un’idea ce la siamo fatta, in ogni caso è chiaro che come al solito la Sicilia ha una pessima rappresentanza parlamentare, del tutto incapace ed ininfluente: prima o poi lo capiremo quanto ci costa mandare peones!

Approvata in Senato tra violentissime proteste delle opposizioni che annunciano ricorso alla Corte Costituzionale, questa tormentata manovra finanziaria arriverà alla Camera all’ultimo momento utile prima di precipitare il Paese nell’esercizio provvisorio: un corto circuito politico-istituzionale che segue mesi di roventi polemiche con l’attuale governance europea. Alla fine pare che la montagna abbia partorito un misero topolino ed il “governo del cambiamento” non ha cambiato niente, disattendendo praticamente tutte le promesse fatte.

Le ricadute per il Mezzogiorno sembrano pesanti, con una grave disattenzione per le regioni più in difficoltà.

Interessante la lettura che ne danno le due massime autorità locali, il presidente della Regione Nello Musumeci e il sindaco di Catania Salvo Pogliese: uno dei due ha letto male? Cercheremo di capirlo nelle prossime ore.

Il governo regionale ha infatti emanato un comunicato affermando che “il maxiemendamento presentato dal governo alla manovra finanziaria in esame al Senato, che nelle prossime ore sarà sottoposto al voto d’Aula, recepisce i contenuti dell’Accordo stipulato, dopo un lungo negoziato, mercoledì scorso tra il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e il ministro dell’Economia Giovanni Tria.”

Contenti loro…

“In particolare, – prosegue la nota – sono state inserite le disposizioni che: determinano la riduzione del contributo al risanamento della finanza pubblica per il triennio 2019-2021 (con un risparmio di oltre 900 milioni di euro); attribuiscono 540 milioni di euro per investimenti alle Province siciliane per la viabilità e le scuole sino al 2025; consentono la spalmatura in trent’anni del ripianamento del disavanzo (la misura vale circa 700 milioni di euro), che elimina l’obbligo di riduzione della spesa corrente del 3 per cento in settori vitali e il cui sforamento determinava il recupero delle somme da parte dello Stato.
«I contenuti dell’Accordo sottoscritto qualche giorno fa – evidenzia il presidente Musumeci – sono presenti nel testo ‘bollinato’ dalla Ragioneria generale dello Stato. Siamo, quindi, ottimisti nel raggiungimento di un obiettivo importante per la nostra Isola. Un’intesa che per la Sicilia, tra maggiori entrate, minori spese e spalmatura di oneri vale, a regime, oltre due miliardi di euro».
«Il primo passo dopo la stipula a Roma – aggiunge l’assessore all’Economia Gaetano Armao – era proprio la trasposizione nella Legge di bilancio dei suoi contenuti ed é stato compiuto. Non appena sarà approvata la Manovra, le disposizioni verranno calate nei disegni di legge regionali di stabilità e bilancio, di cui il 27 dicembre inizierà l’esame in Assemblea regionale. Nel contempo proseguirà l’attività dei gruppi di lavoro misto tra assessorato e ministero, per approdare alle nuove norme di attuazione in materia finanziaria che possano consentire l’applicazione delle previsioni dello Statuto col riconoscimento di fiscalità di sviluppo, condizione di insularità, continuità territoriale e perequazione infrastrutturale».

La nostra impressione in effetti è che si tratti di briciole, considerare un successo la previsione di investimenti per 540 milioni per viabilità e scuole da dividersi tra le 9 province siciliane addirittura in sei anni è praticamente una vera presa in giro: a ben leggere si tratta di appena 10 milioni per settori in cui ne occorrerebbero centinaia. Per non parlare delle solite dilazioni che spostano sulle spalle delle prossime generazioni i debiti criminali delle precedenti e le ancora più discutibili autorizzazioni a sforare precedenti spese correnti: insomma, zero ciccia!

Non a caso il duro intervento del sindaco di Catania Salvo Pogliese: “Questa manovra toglie a Sud e dà al Nord e a Roma. Totale disattenzione governo e maggioranza per il Mezzogiorno.”

“Se fosse confermato il testo al Senato, – afferma il sindaco di Catania alle prese con un dissesto da 1,6 miliardi di euro -dovremmo prendere atto di una totale disattenzione del governo e della maggioranza verso gli enti locali costretti al dissesto o allo squilibrio finanziario, per la gran parte del Sud”.

“Le rassicurazioni che ci erano state date – aggiunge – si sono dimostrate infondate perché traspare invece il disegno occulto di affondare chi con lealtà ha chiesto sostegno: niente Tari in bolletta, ma anche diminuzione dell’anticipazione di tesoreria con prevedibili effetti negativi sulla liquidità. E che dire dei fondi a pioggia per opere pubbliche di zone del nord e per Roma Capitale? Un governo – conclude il sindaco di Catania – che per ora sembra agire come un Robin Hood al contrario: toglie a chi non ha e concede generosamente a chi invece ha già tanto“.

Certo, se fosse confermato il contenuto del testo approvato al Senato, si aprirebbe una fase complicata per le forze di governo che a brevissimo verranno a chiedere voti per le prossime europee, sempre se non si accelera verso politiche anticipate, con la delicata posizione del Movimento 5 Stelle che in Sicilia ha fatto man bassa di parlamentari a quanto pare, come al solito, del tutto ininfluenti ed incapaci di rappresentare gli interessi della propria regione: prima o poi la finiremo di mandare inutili peones!