È già un caso. Ad operarla il dottor Diego Piazza, presidente dell’Ordine dei Medici catanesi e di cui il giornale si è già occupato all’epoca della sua complicata nomina a primario del reparto di Chirurgia Oncologica dell’ospedale Garibaldi-Nesima. La Procura ha già aperto un fascicolo. A raccontarci in viva voce la terribile storia è un tranquillo funzionario di banca, Marco Piso, che vuole solo sapere perché la sua famiglia è stata distrutta, sperando che scoprirlo possa essere utile a che altri non ne soffrano allo stesso modo.

Agata aveva 78 anni ed era in piena salute, a “capo” di una bella famiglia di 4 figli e 9 nipoti.

Questo Natale sarebbe stato anche più speciale perché si aspettava di essere riuniti attorno all’albero, tutti insieme a casa sua come ogni anno da sempre, per annunciarle che sarebbe diventata bisnonna.

Proprio per passare in serenità le feste aveva deciso di fare per tempo quel piccolo intervento che le avevano consigliato di fare per asportare un “polipetto” sospetto al colon.

Durante una visita di controllo era stata infatti individuata un’escrescenza che i medici avevano ritenuto opportuno asportare per evitare future complicazioni: niente di grave, addirittura in laparoscopia, un paio di giorni di degenza e poi a casa ad occuparsi ella sua famiglia, come sempre da sempre.

In famiglia si decide di farlo questo “interventino” il prima possibile, in modo da essere in piena forma per le attese feste natalizie.

La signora Agata prepara addirittura la tavola per il pranzo di Natale, il momento clou dell’anno per la sua allegra brigata, prima di varcare con i suoi piedi il 21 novembre l’ingresso del reparto di Chirurgia Oncologica dell’ospedale Garibaldi di Catania.

Il 23 novembre entra in sala operatoria ed a manovrare le apparecchiature per la laparoscopia è il primario in persona Diego Piazza.

Diego Piazza

Al termine dell’operazione, come da prassi, viene ricoverata in terapia intensiva e poi di nuovo in reparto, dove a 24 ore dall’intervento comincia ad accusare forti dolori addominali.

I familiari si allarmano ma il caso viene trattato come normale decorso operatorio, alla paziente vengono somministrati semplici analgesici che però non risolvono il problema ed anzi forse mascherano quanto stava accadendo dentro il suo corpo.

Viene tenuta in queste condizioni per altre 24 ore, sino a quando non perde conoscenza ed occorre persino l’intervento di un anestesista rianimatore per superare la crisi.

Finalmente i sanitari responsabili si decidono a fare una TAC per provare a capire cosa succede, Per inciso, raccontano i familiari, si ritarda anche questa perché non si trovava una barella disponibile per trasportare la paziente in radiologia.

La TAC  evidenzia qualcosa di strano che probabilmente risulterà dirimente in face d’indagine, ma intanto convince i medici ad intervenire un’altra volta sul povero corpo di mamma Agata.

Viene quindi operata un’altra volta e poi riportata in terapia intensiva, ma è troppo tardi.

Nel frattempo i suoi organi sono stati devastati da una peritonite di cui nessuno si è accorto, aggravata anche dall’assurda circostanza che in certi reparti si continuano a prendere letali “infezioni ospedaliere”, in questo caso la polmonite da Klebsiella che certo non agevola la situazione.

Agata Fazzio, che aveva prenotato anche la gita di capodanno con i suoi amici, dalla terapia intensiva non tornerà più: l’11 dicembre, dopo 14 giorni di agonia, muore senza riprendere conoscenza e senza poter salutare la sua famiglia per la quale aveva vissuto.

Marco Piso, tranquillo funzionario di banca molto conosciuto a Catania, è una persona serena, come i suoi fratelli ed i tanti nipoti, persone schive che avrebbero certamente fatto a meno di questa dolorosa ribalta, ma non si da pace e presenta un esposto alla Procura di Catania che apre subito un’indagine e sequestra il materiale necessario: “Vogliamo solo Giustizia per sapere cosa è successo e se ci sono responsabilità che siano accertate affinché non succeda più che famiglie siano distrutte senza neanche sapere perché.”