Un anno di reclusione (pena sospesa) e ventimila euro di risarcimento all’Università. Così ha stabilito la sentenza di condanna in primo grado emessa dal Tribunale di Catania nei confronti dell’ex rettore dell’Università di Catania, Tony Recca, imputato per utilizzazione dei dati segreti a fini non patrimoniali e induzione a rendere false dichiarazioni (per quest’ultima accusa è stato però assolto). Condannato a otto mesi Antonio Di Maria, assistito da Walter Rapisarda, l’altro imputato al centro del “mailgate” mentre è stato assolto Enrico Commis, difeso dal legale Goffredo D’Antona

Il pm Raffaella Vinciguerra aveva chiesto sei anni per l’ex rettore difeso dagli avvocati Guido Ziccone e Tommaso Tamburino mentre l’avvocato dell’Università costituitasi parte civile, Giovanni Grasso, aveva chiesto un risarcimento di 100mila euro. E proprio uno dei due legali dell’ex rettore, l’avvocato Tamburino afferma: “Presenteremo ovviamente appello malgrado la pena sia la più bassa tra quelle applicabili al reato”.

I tre imputati erano finiti nel mirino dei magistrati nel 2012, quando in campagna elettorale per le regionali a circa 22mila tra studenti e docenti, viene inviata una mail con la quale si chiede di sostenere Maria Elena Grassi, moglie di Di Maria, quale candidata del partito Udc al quale Recca in quel momento era legato. Il tutto viene spedito da un indirizzo mail dell’Università. Pochi giorni prima, il dipendente Commis aveva spedito l’indirizzario dell’Ateneo a Recca.

In un primo momento erano stati coinvolti anche il figlio e la moglie candidata di Di Maria, la cui posizione era stata archiviata.