Il ruolo degli indagati all’interno del gruppo Nizza del clan Santapaola è stato svelato dalle dichiarazioni dei pentiti Davide Seminara, Fabrizio Nizza e Salvatore Cristaudo

Uno tra i gruppi criminali più agguerriti di Catania, i Nizza, costola del clan Santapaola, è stato sgominato grazie alle operazioni dei Carabinieri, che hanno consentito di trovare un maxi arsenale da cui ha preso il via l’attività investigativa.  Determinanti le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Davide Seminara e di altri due pentiti, Fabrizio Nizza e Salatore Cristaudo, che sono servite per delineare il ruolo degli arrestati all’interno dell’organizzazione criminale. L’inchiesta “Carthagho” , coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro, ha portato alla luce l’arresto di 33 soggetti appartenenti al clan Nizza, ai quali sono stati contestati i reati di associazione mafiosa, traffico di armi e stupefacenti.

Il gruppo dei Nizza, insidiato principalmente nella zona di Librino e di San Cristoforo era capeggiato da, quello che ora è uno dei tre pentiti, Fabrizio Nizza e dal fratello Daniele Nizza. A partire dal 2013, momento in cui inizia il loro periodo in carcere, attualmente in corso, il gruppo criminale è stato guidato da Andrea Nizza, titolare del clan.

Il pentito Davide Seminara, entrò nel clan Santapaola, gruppo Nizza, dal 1999/2000 e due anni fa, nel settembre del 2014, iniziò la sua collaborazione con la giustizia. Le recenti dichiarazioni di Davide Seminara e Fabrizio Nizza hanno dimostrato che l’organizzazione dei fratelli Nizza era inserita nella famiglia di Cosa Nostra catanese, i Santapaola al punto tale che uno dei suoi capi, Daniele Nizza insieme a Concimano e a Magrì, copriva il ruolo di reggente dell’intera associazione-madre. Quindi si evince un ruolo molto importante dei Nizza all’interno del clan Santapaola.

Davide Seminara apparteneva al gruppo dei Nizza ricoprendo il ruolo di responsabile delle piazze di spaccio. Il pentito ha inoltre dichiarato di aver commesso rapine, estorsioni, di essere responsabile del traffico di stupefacenti e di essere a conoscenza di omicidi e tentati omicidi. Ecco lo stralcio di una sua dichiarazione: “dopo l’arresto di Saro Lombardo sono stato nominato dai Nizza responsabile delle piazze di spaccio sino al momento della mia latitanza e cioè sino a due mesi fa, quando il mio ruolo è stato preso da Giovanni Privitera; come responsabile, rifornivo tutte le piazze di spaccio e tenevo i contatti con i fornitori e con i responsabili degli altri gruppi. Appena arrivava lo stupefacente lo consegnavo ai responsabili delle piazze”.

Davide Seminara non solo indica i fratelli Arena come membri del gruppo criminale dei Nizza, operante a Librino, ma specifica anche che al momento del suo passaggio nel 2013 con il gruppo dei Nizza ci fu un incontro tra lo stesso Seminara, Andrea Nizza, Giovanni Privitera da una parte e Maurizio e Massimo Arena dall’altra, in viale Moncada 10, a Librino. Durante l’incontro gli ultimi due chiesero di passare con Andrea Nizza, con il quale, secondo le dichiarazioni di Seminara, avevano sempre avuto un buon rapporto. Il pentito indica anche Nicolosi Giuseppe, detto Peppe Ciaramedda, come appartenente al clan Santapaola gruppo Nizza di Librino. Il suo ruolo? Si occupava di stupefacenti. La piazza di spaccio di Dario Caruana, Giuseppe Nicolosi e Giuseppe, detto ‘Sasizza’, veriva fornita dai Nizza di erba, nello specifico da Danilo Scordino e la cocaina la prendevano altrove. Dalle dichiarazioni di Seminara, tutti e tre: “fanno parte del clan mafioso dei Nizza, ma gestiscono la piazza in autonomia”.

Anche la recente collaborazione di Fabrizio Nizza si è rivelata proficua per le indagini, in quanto conoscitore privilegiato delle vicende relative al proprio gruppo d’appartenza, quello di Librino del clan Santapaola, nel quale ricopriva un ruolo di vertice. Le sue dichiarazioni si sono rivelate di fondamentale importanza contro Andra Nizza ed altri per il delitto di associazione di stampo mafioso. Ha inoltre dichiarato di essere diventato uomo d’onore nel giugno del 2008 insieme al fratello Daniele e a Ignazio Barbagallo: “Il mio padrino è Santo La Causa, mentre il padrino degli altri due è stato Melo Puglisi”.

Da un’altra dichiarazione di Fabrizio Nizza emerge il suo rituale di affiliazione al clan per mezzo di una formula di giuramento avvenuta in una villetta nella zona di San Giovanni Galermo alla presenza di Santo La Causa, Melo Puglisi, Orazio Magrì, Saro Tripoto, Benedetto Cocimano, Enzo Aiello: “ ad eccezione di Cocimano non conoscevo nessuno dei presenti; prima della cerimonia il Puglisi ha chiamato me e Daniele in disparte dicendoci che saremmo divenuti uomini d’onore e che io sarei divenuto responsabile di Librino e Daniele di San Cristoforo. Entrambi i gruppi erano dipendenti dal gruppo della Civita retto da Melo Puglisi”.

A seguito dell’ordinanza emessa dal GIP di Catania il 29/05/2015 Salvatore Cristaudo iniziava la sua collaborazione e grazie alle sue dichiarazioni sono state emesse ordinanze custodiali nei confronti di Magrì Orazio, per l’omicidio di Giuseppe Rizzotto, e nei confronti dei fratelli Alessio e Gaetano marino insieme al padre Raffaele Marino per l’omicidio di Rosario Sciuto e per la loro appartenenza al clan mafioso.

Le dichiarazioni di Cristaudo risultano convergenti con quelle di Seminara in relazione al ruolo di un altro seggetto, di cui non ricordava esattamente il nome, ma il soprannome detto ‘u ponchiu’ che era affiliato al gruppo dei Nizza di Librino nel periodo di reggenza di Andrea Nizza, e gestiva una piazza di spaccio di cocaina a Librino in viale Grimaldi, vicino alla casa di Saro Lombardo. “Una volta questa persona ha portato ad Andrea Nizza, che non era ancora latitante, un mitra per fare una rapina al Banco di Sicilia, ricordo che aveva anche disponibilità di armi”.

Cristaudo rivela che era sua la gestione della piazza di spaccio di cocaina a Librino in viale Grimaldi vicino alla casa di Saro Lombardo: “U ponchiu in genere si accompagnava a Ciaramedda ed al genero di Marcello Magrì. Questo soggetto aveva pusher e vedette che pagava ed ai quali stabiliva turni, vendeva in dosi da 20 euro, da 50 e da 100 euro. La piazza in genere era aperta dalle 14.30 fino alle 3 del mattino”.