Premessa. Sono molto ma molto laico. E pure peccatore. Prova provata? Mi sono sposato a Las Vegas, Nevada ( sì avete capito bene: nella Chapel of the Bells di Las Vegas stato del Nevada impossibile capire bene in quale rito fosse stato celebrato il matrimonio). Parecchi anni dopo ho divorziato e mi sono risposato in comune a Taormina. Peggio di così…

Però il magistero di Papa Francesco mi affascina. E poi nessuno della mia età cresciuto in un Paese dove le meraviglie dell’arte cattolica sono sparse come i coriandoli a carnevale può considerarsi estraneo al cattolicesimo: non scherziamo! A Catania mi vanti di avere pure molti amici non solo cattolici ma proprio consacrati: come il radioso Monsignor Gaetano Zito o il meravigliosamente combattivo padre Mario Sirica.

Sì lo so l’introduzione è lunghetta ma dovevo pur posizionarmi. Perché un recente articolo della Civiltà Cattolica, gesuitissima rivista di cronaca e cultura mi ha sorpreso. Di mestiere faccio il comunicatore da almeno 40 anni – ne ho sentite e fatte di ogni –  eppure mi sono trovato sorpreso di essere sorpreso

Si legge: «Nei social web troppe volte l’identità si fonda sulla contrapposizione nei confronti dell’altro, dell’estraneo al gruppo: ci si definisce a partire da ciò che divide piuttosto che da ciò che unisce, dando spazio al sospetto e allo sfogo di ogni tipo di pregiudizio (etnico, sessuale, religioso, e altri)». E’ un pensiero estratto dal messaggio di Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Seguono indicazioni tra le quali 3 mi paiono davvero straordinarie nella loro semplice praticità. State scrivendo su FB o su qualsiasi altra piattaforma web,  qualcuno vi aggancia e comincia la solita serie di botta e rsiposta. Succede a tutti continuamente. Ecco la ricetta di Francesco:

1. Ignorate chi accusa e cerca la polarizzazione

2. Non lasciatevi confondere da false contraddizioni “perché le idee si discutono ma le situazioni si discernono”

3. Date testimonianza in “dialetto materno” quel linguaggio che rende possibile la vita di ogni famiglia, di ogni comunità di ogni popolo.

Consiglio a tutti di leggerlo per intero l’articolo: è breve ma preciso. Eh! Non sarebbero gesuiti altrimenti!


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”. Ha pubblicato libri di saggistica e fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.