E’ quanto accade nell’Ateneo catanese dove diverse importanti sentenze rimangono bellamente ineseguite, mentre l’istituzione rimane del tutto paralizzata. Rinnovo degli organi, appalto vigilanza, reintegra Maggio. Sentenze che hanno condannato l’amministrazione Pignataro e che sono rimaste carta straccia.

Il caso certamente più clamoroso riguarda la sentenza del CGA di Palermo che ha decretato l’obbligo per il rettore Pignataro di indire le elezioni degli organi dell’Università a seguito dell’annullamento dello statuto.

La sentenza doveva essere eseguita entro 30 giorni dal suo deposito avvenuto il 29 luglio, e ad oggi, scaduto il termine, non si hanno notizie.

Anzi, la notizia è che il rettore Pignataro ha chiesto al CGA un “chiarimento” interpretativo della sentenza stessa per sapere se tra gli organi statutari dichiarati decaduti si debba considerare anche lui stesso!

Naturalmente pochi capiscono perchè mai la carica del rettore possa in qualche modo non essere ricompresa tra quelle travolte dall’annullamento dello statuto, ma questa è la situazione ad oggi.

Si attende quindi che il CGA interpreti se stesso e per farlo dovrà convocare apposita adunanza che non si prevede prima di ottobre.

E’ ragionevole credere che emesso il parere interpretativo, se ne chiederà un altro per capire il parere stesso e poi un altro ancora perchè è sempre difficile capire le cose che non convengono.

Nel frattempo l’ateneo è allo sbando.

Ma non è questo, seppur clamoroso perchè paralizza la più importante istituzione accademica della città, l’unico caso di “resistenza” in cui si cimenta l’amministrazione Pignataro, in alcuni casi con conseguenze economiche pesanti per l’ente e con il rischio molto concreto di realizzare danni patrimoniali ingiusti per vincitori di gare d’appalto impediti e conseguenti vantaggi per chi si ritrova, da anni, a gestire in prorogatio affari milionari.

E’ il caso dell’appalto per il servizio di vigilanza che, nonostante una sentenza del TAR che condanna l’amministrazione Pignataro, resta ancora oggi affidato a chi la gara d’appalto l’ha persa.

Eclatante a livello nazionale la querelle che ha visto contrapposti il rettore Pignataro al direttore generale Lucio Maggio, cacciato ignominiosamente con accuse dichiarate illegittime dal giudice del lavoro, reintegrato con sentenza esecutiva dal Tribunale (danni riconosciuti per 500 mila euro, oltre stipendi non pagati), e mai insediato perché anche questa sentenza non è stata eseguita.

Con la beffa, per le tasche degli studenti, che il CdA avrebbe deliberato (verbale ancora da approvare) di preferire di pagare lo stipendio a due direttori generali piuttosto che avere Maggio insediato anche solo per pochi giorni in piazza Università.

Chissà perché.

Di certo, il Sistema Giustizia non ne esce bene se consente che istituzioni così importanti, che gestiscono centinaia di milioni e migliaia di dipendenti e studenti, possa rimanere in condizioni simili per tanto tempo.

Il danno diventa sociale.