L’8 maggio 2015 l’Ateneo di Catania riceve un decreto ingiuntivo che gli ingiunge di pagare quasi un milione di euro. Per un motivo che supera le più maliziose fantasie. Fattura protocollata il 12 ma l’Area Finanziaria aveva già pagato l’11. E adesso si paga doppio

La vicenda di cui ci si occupa si sviluppa ai margini di quella già interessante del mega appalto per la “Torre Biologica”, di cui ci siamo occupati e che continua a macinare milioni anche in queste ore.

Ma di questo scriveremo prossimamente.

Adesso è il Tribunale di Catania, IV sezione civile Giudice la dr.ssa Concetta Grillo, attraverso un decreto ingiuntivo emesso appena un mese fa, l’8 maggio 2015, a raccontare alla città una storia colossale.

Talmente banale nella sua enormità che stavolta riusciremo forse a delinearla in meno battute del solito.

Andiamo subito all’origine della storia.

Il 6 marzo 2008 l’Università di Catania (repertorio 1637) stipula il contratto d’appalto con Sigenco e Progin per la realizzazione della “Torre Biologica.

I lavori, quasi 20 milioni di euro, vengono finanziati da una banca, allora Popolare di Lodi, che come prassi bancaria, si avvale di una cessione totale del credito.

In pratica significa che con un atto giuridico vincolante tra tutte le parti, i pagamenti da parte dell’Università sarebbero dovuti avvenire tutti su un conto corrente dedicato all’abbattimento del finanziamento.

Chiariamo che nel caso di cessione di credito accettata dal debitore, come in questo caso, qualsiasi pagamento effettuato in violazione si ha per non avvenuto. E vedremo meglio cosa significa per le povere tasche dei nostri universitari.

In data 17 giugno 2008 l’allora direttore amministrativo dell’Ateneo, Federico Portoghese, conferma di aver ricevuto notifica della cessione del credito in data 5 giugno, invitando la banca cessionaria a fornire il relativo IBAN. (Leggi la presa d’atto di cessione di credito da parte del direttore Portoghese del 17 Giu 2008)

Il 23 aprile 2009, al momento del pagamento del primo stato di avanzamento dei lavori, la Banca Popolare di Lodi comunica all’Ateneo l’IBAN del conto su cui effettuare i pagamenti. (Leggi la comunicazione iban della Banca Popolare Lodi 23 APR 20099

In effetti, per i successivi 20 (VENTI) stati di avanzamento i pagamenti vengono regolarmente effettuati su quel conto corrente e presso quella banca.

Il 18 luglio 2012 una prima stranezza.

La Sigenco invia una nota all’attenzione del “Dott. Portoghese – Area Finanziaria” – in cui comunica che “a seguito di riassetto” la Banca Popolare di Lodi ha cambiato denominazione in “Banco Popolare Siciliano”, indicando però le stesse identiche coordinate bancarie precedenti. (Leggi la comunicazione di Sigenco che conferma l’IBAN il 26 luglio 2012)

Quindi, nulla cambia ed infatti il successivo 29 ottobre 2012, l’avv. Verzì dirigente Area Lavori dell’Ateneo, emana l’atto di liquidazione per 1 milione 166 mila euro relativo al 20° stato di avanzamento, indicando come conto corrente quello solito  della Popolare di Lodi e facendo esplicito riferimento alla cessione di credito. (Leggi l’atto di liquidazione del 29 ottobre 2012 per il 20simo SAL sul conto corretto)

Da questo momento l’attenzione alle date è davvero importante.

Il 30 novembre 2012 la SIGENCO dell’avvocato Santo Campione, all’epoca ancora una delle più importanti aziende catanesi, chiede l‘ammissione alla procedura di concordato preventivo, circostanza che ebbe grande eco mediatica e preannunciava di per sé grosse difficoltà finanziarie che avrebbero dovuto allarmare quanti erano in rapporti economici, a partire proprio dall’Università di Catania che, invece, come vedremo, la soglia di attenzione la abbassa oltre misura. 

E infatti, il 12 dicembre 2012  l’Ateneo di Catania protocolla (n.120017/IX/2) una lettera della SIGENCO, indirizzata all’attenzione dei “Dott.Virzì, Dott.Portoghese”, con cui si comunica l’emissione della fattura relativa al 21° SAL per 856 mila 178 euro chiedendo che il pagamento venga effettuato su un nuovo conto corrente presso una nuova banca, stavolta la Popolare dell’Etna. (Leggi la nota di SIGENCO del7 dicembre 2012 con cui comunica nuovo IBAN in violazione della cessione di credito)

La cosa strana, molto strana, stranissima è che la lettera di cui sopra, pur datata 7 dicembre in emissione da Sigenco, viene protocollata (e quindi ricevuta) dall’Ateneo solo in data 12 dicembre, mentre l’atto di liquidazione da parte del dirigente Virzì porta la data proprio del 7, ben quattro giorni prima di riceverla ufficialmente, così come il bonifico disposto dall’area finanziaria retta dal dott. Portoghese verrà eseguito in data 11 dicembre, cioè prima ancora di ricevere la disposizione (scorretta) da parte di Sigenco(Leggi l’atto di liquidazione sul conto errato)

Quindi, la fattura arriva il 12, ma l’Area Finanziaria retta dall’attuale direttore Generale Federico Portoghese aveva già pagato il giorno prima.

Sequenza temporale che farà scrivere all’avvocato Monterosso, nella causa che la Banca Popolare di Lodi intenterà all’Ateneo: “nonostante l’Università fosse ben a conoscenza della cessione del credito, nonché avesse già adottato i precedenti “atti di liquidazione”, che prevedevano la disposizione di accredito sul conto del Banco Popolare, stranamente, con una tempestività insolita per la P.A. e, certamente, degna di miglior causa: in data 07/12/2012 , nella stessa data di emissione del SAL o certificato di pagamento nr. 21, l’Università autorizzava il pagamento del superiore importo;  in data 11/12/2012 (ancor prima che venisse protocollata la illegittima comunicazione ufficiale di SIGENCO. della modifica del conto di accredito) emetteva mandato di pagamento a favore della SIGENCO. presso il conto accesso sulla Banca Popolare dell’Etna, distraendo, così, le somme che avrebbero dovuto essere accreditate sul conto del Banco Popolare (cfr. Quietanza deI Cassiere del 11/12/2012); in data 12/12/2012 la SIGENCO comunicava effettivamente all’Università degli Studi di Catania, in modo illegittimo, le diverse coordinate bancarie preso cui eseguire il predetto accredito di €.856.178,56. Nella stessa data del 12.12.2012, la illegittima operazione di accredito risultava (ancor più stranamente) già eseguita e perfezionata!!!” (Leggi atto di citazione Banca Popolare di Lodi contro Università di Catania)

Notiamo che l’avvocato Monterosso conclude l’atto giudiziario con ben 3 punti esclamativi.

Cosa era successo?

Decorso oltre un anno dai fatti, il 20 febbraio 2013, la Banca Popolare di Lodi comunica all’Università di Catania di non aver mai ricevuto il pagamento di 856.178 euro dovutogli in base alla cessione di credito di cui sopra, e ne chiede la liquidazione.

Nessuno tra i mega dirigenti dell’Ateneo di Catania, pagati come abbiamo visto in altri articoli, centinaia di migliaia di euro all’anno, si era accorto che, nel dicembre 2012, stava pagando, “con una tempestività insolita per la PA” come scrive l’avvocato Monterosso,  quasi un milione di euro su un conto scorretto.

Comincia il balletto di responsabilità, pareri e contro pareri e l’inevitabile causa che sfocerà nell’ovvio decreto ingiuntivo. (Leggi il decreto ingiuntivo dell’8 maggio 2015)

La storia, anch’essa abbastanza incredibile come altre che abbiamo già descritto sempre per questo ateneo, è bene ricostruita nei suoi vari bislacchi passaggi dall’avvocatura retta dall’avvocato capo Reina nel documento istruttorio per la seduta del CdA che si è svolto in data 29 maggio 2015. (Leggi le istruzioni per la delibera del CdA del29 maggio 2015 sul decreto ingiuntivo)

Il documento dell’avvocatura, come potete leggere, conclude in maniera caustica: “Considerato che con la liquidazione forzata al Banco Popolare si darà seguito ad un “doppio pagamento”, con il conseguente danno erariale, si propone che il Consiglio dia mandato affinchè si proceda alle necessarie denunzie alle competenti autorità (Corte dei Conti e Procura della Repubblica) per il seguito di loro competenza e per tentare il recupero delle somme.”

Esattamente come per le varie vicende “spese pazze”, “transazione da settecentomila euro per niente”, “Torre Biologica”, etc.

Siamo certi che i nostri lettori saranno curiosi di sapere a chi il consiglio di amministrazione dell’Università di Catania retta dal Magnifico Rettore Giacomo Pignataro conferirà questo mandato di “procedere alle necessarie denunzie”.

Intanto altri 856.000 euro prendono il volo, così, per una semplice “disattenzione”, come l’omessa clausola di salvaguardia del caso “Residenze”.

E torna in mente Hanna Arendt con la disarmante “Banalità del Male” che si alimenta dell’ignavia di chi dovrebbe intervenire ma lo fa sempre troppo tardi.