Rischia di accadere questo venerdì alle 11, ora di convocazione dell’assemblea dei soci dell’IRFIS. L’operazione è di quelle così demenziali, quanto irresponsabili, da non credere che siano realizzabili da persone con un minimo di cervello. Anche questa vicenda è il sintomo drammatico di una classe dirigente incompetente e sconclusionata, sempre pronta ad entrare in confusione per assecondare gli umori delle telecamere, salvo combinare danni incalcolabili. In sintesi, il governo Crocetta, lo scorso aprile, sotto la pressione mediatica magistralmente orchestrata (giustamente) dal bravo Pif a tutela dei disabili gravissimi, decide un’operazione suicida per l’economia siciliana: togliere 53 milioni alla “banca regionale” IRFIS per finanziare il “fondo disabili”: l’operazione più cretina della storia!

L’IRFIS è l’ultima banca regionale siciliana, una banca pubblica, l’ultima banca pubblica, superstite di una folle stagione politica che negli ultimi 20 anni ha sottratto al tessuto produttivo dell’isola istituti finanziari in grado di svolgere una effettiva attività creditizia con lo scopo di sostenere la crescita industriale e che non soggiacessero a mere logiche di profitto quando non di parassitaria speculazione.

L’IRFIS venne istituito dalla Regione Siciliana negli anni ’50 come “istituto di credito speciale”, ovvero come istituto operante nel credito a medio e lungo termine, strumento della Regione stessa per lo sviluppo industriale.

Il ruolo era strategico ed oggi potrebbe esserlo ancora di più, anche come volano di una nuova vision finanziaria legata al territorio.

Nell’aprile del 2015 l’IRFIS FinSicilia S.p.A. viene autorizzata dalla Banca d’Italia all’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti ai sensi dell’art. 106 del TUB e, con decorrenza 8.7.2016, risulta quindi iscritta nell’Albo unico degli intermediari finanziari: è una Banca. Pubblica.

A nessuno può sfuggire l’importanza di uno strumento simile se fosse ben gestito, come pare lo sia oggi, ed adeguatamente fornito di risorse da impiegare sul territorio con logiche di mercato, ma mantenendo una mission pubblica.

Oggi l’IRFIS è una delle poche società partecipate dalla regione Sicilia ad essere in attivo, a non avere esuberi di personale e tensioni sindacali e con prospettive di crescita notevoli.

Ma ecco che subentra la scemenza assurta a metodo di governo.

Nel febbraio del 2017 il noto, bravo e simpatico conduttore-regista ed ex iena di origini palermitane Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, avvia una nobile e fortissima campagna a tutela dei disabili gravissimi che si erano visti decurtare i fondi a sostegno dell’assistenza domiciliare.

Una battaglia sacrosanta, sia chiaro.

Sfidò armato di telecamere l’allora governatore Crocetta, lo braccò, lo stanò sino ad ottenere la pubblica promessa trasmessa su tutti i canali che avrebbe trovato i fondi per i disabili.

E diventò il tormentone dell’ultima finanziaria, tutti gli sforzi del suo staff di scienziati impegnati a trovare a qualsiasi costo quelle manciate di milioni che avrebbero riempito minuti preziosi nel salotto domenicale di Massimo Gilletti, l’ultima vetrina di un potere tanto inutile quanto agli sgoccioli.

Ed ecco la trovata, l’art.8 della legge finanziaria: “Disposizioni relative al patrimonio di Irfis Finsicilia S.p.A. e regolazioni contabili. Il Fondo unico di cui all’articolo 61 della legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17 e successive modifiche ed integrazioni è ridotto dell’importo di 53.000 migliaia di euro. Entro il termine perentorio del 15 maggio 2017 Irfis Finsicilia S.p.A provvede a versare la predetta somma in entrata del bilancio della Regione.”

Chiaro?

I geni della Regione, sull’onda dell’isteria presidenziale, si sono ritrovati a dover raccattare qualche decina di milioni e dove hanno pensato di recuperarli?

Non certo riducendo le migliaia di sprechi e privilegi che affamano la regione, ma piuttosto ad uno dei pochissimi strumenti in grado di contribuire alle attività produttive.

L’IRFIS infatti, lo ripetiamo, è una banca, e grazie all’effetto leva consentito dalla normativa, con quei 53 milioni che la politica a tutt’oggi intende sottrargli, potrebbe concedere la bellezza di 900 milioni di euro alle imprese siciliane.

È esattamente questa l’equazione: con 53 milioni di capitale una banca può concederne 900 di finanziamenti!

Di converso, se i 53 milioni vengono sottratti al suo capitale, in realtà se ne sottraggono 900 agli investimenti industriali, con ricadute disastrose sull’intero tessuto economico della regione.

Per non considerare il fatto che una tale decurtazione di capitale potrebbe addirittura far venire meno i requisiti minimi del cosiddetto “patrimonio di vigilanza”, intaccato il quale diviene a rischio persino la licenza bancaria.

Ma si può essere più inetti di così?

Pare ovvio che potevano e dovevano trovare i soldi per quei servizi essenziali in decine di capitoli del bilancio della regione, in quasi tutti tranne che in quello relativo all’IFIS.

Per fortuna adesso il governo è cambiato e persino Gilletti ha traslocato di rete.

L’assemblea dei soci è convocata per questo venerdì alle 11 ed all’ordine del giorno pare ci sia la spinosa questione del trasferimento dei 53 milioni sul conto corrente della regione.

Sarebbe devastante e bisogna confidare sul senso di responsabilità del nuovo governo affinché dia un indirizzo chiaro, garantendo da un lato le risorse a chi ne ha bisogno, ma mantenendo la funzionalità di un ente che ha proprio lo scopo di consentire che quelle risorse qualcuno le produca: le imprese!

Basta sciocche avventure da avanspettacolo.