Un Paese che incassa una determinata cifra dal gioco, la rigira per curare chi è affetto da dipendenza da gioco. Difficile trovare una logica in ciò, ma è esattamente quello che accade.

Un Governo in crisi, una Nazione in ginocchio, che certo non può rinunciare ad uno degli introiti maggiori ogni anno.

Se all’alba del nuovo millennio il gaming portava nelle casse dello Stato circa 4 miliardi, al giorno d’oggi secondo i dati sul gioco legale in Italia ha sfiorato il muro dei 100 miliardi di euro, 96 miliardi di euro per l’esattezza nella passata stagione.

Basti pensare che i 19 miliardi “giocati” dagli italiani sarebbero sufficienti a pagare la sicurezza per le nostre abitazioni, potenziare le istruzioni e favorire la cultura sempre più messa da parte in una terra che invece pullula di arte e storia.

Quella stessa scuola che ci vede navigare nelle ultimissime posizioni nel Vecchio Continente, miseramente. Siamo invece nelle prime piazze per quanto concerne il gioco online, slot machine e sale bingo, introdotte a fine vecchio secolo dal Governo D’Alema. Sette anni dopo Berlusconi prima e Prodi poi lanceranno le Slot e la libera propaganda, capendo subito quanto comodo avrebbero fatto alle vuote casse del Paese.

Slot machine che oggi rappresentano a tutti gli effetti una vera e propria malattia, al punto tale da generare una “gelosia” fra i ludopatici, convinti che la Slot come mero oggetto sia la loro, indice di fortuna e possesso. Serrande che si abbassano con giocatori incalliti al loro interno tutta la notte, si riaprono al mattino con ancora i poveri individui attaccati a quei maledetti tasti dove riversano oltre che il loro stipendio, tutte quelle frustrazioni e problematiche della vita di tutti i giorni.

E se la pubblicità libera di sigarette e tanto meno droga è bandita, non vi sono limiti per quanto concerne il gaming, troppi interessi.

Sky, ad esempio, invita a scommettere, più che a lasciarsi andare a slot e simili.

Ma è la giusta cosa da fare, rendere affascinante un qualcosa di potenzialmente pericoloso? Siamo umani, deboli e indotti facilmente alle tentazioni: si parte da un euro, dal biglietto domenicale, per sfociare in altro.

In una sala scommesse che diventa la nostra seconda casa, se non la prima, nel peggiore dei casi.

L’educazione al gioco manca, perché lo stesso Stato in cui viviamo non vuole che siamo educati. Siamo il 4% de prodotto interno lordo, tanta roba a cui rinunciare. E l’online, da questo punto di vista, non ha di certo aiutato a non far sì che il fenomeno si allargasse a macchia d’olio.

E intanto, l’Italia non andrà ai Mondiali generando perdite per circa 200 milioni di euro fra tv non acquistate, campagne pubblicitarie ad hoc e scommesse ad essa legate. 200 milioni che, solo con le Slot, si recuperano in un giorno.