Tra le star internazionali del 65° Festival del Cinema di Taormina appena concluso ha svettato l’amatissima attrica catanese Lucia Sardo che ricevuti i complimenti del mitico Oliver Stone si schernisce con la sua solita ironia.

Lucia so che hai molto apprezzato il libro di Catena Fiorello “Picciridda” e che ti sei subito innamorata del personaggio di nonna Maria, perché?

Perché è un personaggio che conosco , io ho vissuto in via Sicilia, questa forza, questa durezza di donna sola, l’ho conosciuta molto da vicino, mia nonna era una donna sola, erano tutte vedove di guerra e quelle che avevano il marito in vita era come se non lo avessero, diventavano forti per poter imporre la loro volontà, facendo credere invece che erano gli uomini a comandare. Donne che chiamerei equilibriste in quanto dovevano accontentare tutti senza mai cadere dalla corda.

Il mio personaggio Donna Maria sceglie di rimanere da sola è un archetipo di donna, è la donna forte del sud, che nasconde una grande fragilità, per non essere sopraffatta dalla durezza della vita e dal maschio.

Che cosa ti ha colpita maggiormente di questa donna e che cosa ti lega alla sua anima?

Questa durezza nell’educare le figlie, le nipoti serviva proprio per preservarle da mali ben peggiori, bisognava renderle forti. Essere belle e intelligenti in un mondo maschilista era molto pericoloso. Non dovevano essere indebolite con la tenerezza per non diventare fragili e non poter così sopravvivere alle atrocità della vita.

Non ci si poteva permettere il lusso della tenerezza, della gentilezza in un mondo di troppi lupi.

Mi lega tutto il mondo che ho conosciuto e vissuto nella mia infanzia.

La bambina in fondo è la metafora del nostro bimbo interiore.

Un cast davvero affiatato che si percepisce anche durante la visione, quale arcana magia?

Favignana d’inverno crea una situazione ai confini del mondo, sentirsi lontani dalla civiltà a contatto della natura selvaggia ti fa ricordare di essere un Essere Umano e di sottostare alle leggi della natura e non viceversa.

Il regista Paolo è riuscito a creare intorno a noi un ambiente rilassato e disteso, pur essendo deciso, ha saputo dirigere in maniera gentile, è stato bravo.

Una sceneggiatura ben strutturata e una Favignana davvero splendida certamente rendono questo film davvero da applaudire, così come i costumi e la ricostruzione scenica, tu cosa hai apprezzato di più , ci puoi raccontare qualche aneddoto?

Vivere così a contatto gli uni con gli altri in un isola che in inverno ospita 300 persone, crea strane alchimie.

All’inizio infatti la gente del luogo era dura con noi, guardinga, man mano che passavano i giorni invece erano tutti diventati parte del cast e della storia che volevamo raccontare. Girare un film in una grande città non è la stessa cosa, non c’erano distrazioni, dovevamo per forza passare tutto il tempo insieme.

Sono diventata Donna Maria e mi sono calata in questo ruolo, grazie anche ai costumi di Paola Nazzaro, che mi hanno reso una donna bella nella sua intierezza, non solo del prototipo siciliano, ma l’incarnazione di tutte le donne forti del Sud .

La sicilianita’ dei personaggi ed il fato tipico di una cultura che purtroppo ancora oggi si perpetua in molte famiglie dell’entroterra e di alcuni clan, quanta spinta ti hanno dato nella tua interpretazione?

La forza immensa di questa donna, una resilienza che rivendica un archetipo di donna che ha subito, che subisce ma non si spezza mai, anzi rimette a posto tutto, così come fa con il suo lavoro “rivestire i morti” “cunzari i morti” e renderli belli.

Anche la bambina subisce, ma supera e ritorna vincitrice.

Cosa pensi che lascerà questo film ai suoi spettatori e cosa ti auguri che possa trasmettere?

Mi piace che si parli di questi argomenti e che gli spettatori colgano l’importanza della conoscenza affinché la cultura cambi.

La violenza ha cambiato vestito ma rimane sempre la stessa. Attraverso la cultura possiamo modificare la realtà. Sono stata felice che un uomo con una anima da poeta abbia trattato questi argomenti.

Il tuo premio come sappiamo voluto dalla giuria è stato oggetto di un plauso particolare da parte di Oliver Stone che pubblicamente ha affermato che non dimenticherà mai questa tua interpretazione, cosa ha prodotto nel tuo vissuto di attrice?

Ovviamente sono stata molto contenta . In Italia ci sono pochi artisti che si cimentano in film non di cassetta, nessuno è interessato a raccontare storie di donne e di donne di una certa età.  La prima volta che abbiamo parlato di questo film era il 2006, guardate un po’ quanti anni sono passati. Quando ero più giovane ero più combattiva ora non più, mi dedico al teatro o ad altre cose.

Il mondo si perde tantissime occasioni e tantissima arte della donna ed è proprio il mondo a pagarne le conseguenze.

Perché credi che un regista della caratura di Stone non si preoccupa di dichiarare  pubblicamente la tua bravura mentre pochi o nessun regista italiano lo fa in pubblico?

Stone mi ha detto pubblicamente quello che in privato mi hanno detto molti registi e critici.

Stone è un grande artista che non si preoccupa di dichiarare il suo apprezzamento perché sa riconoscere un artista. In Italia i registi non ti propongono più niente perché gli artisti sono ormai voci fuori dal coro.

Vorrei in chiusura che tu mi dicessi cosa hai provato quando Oliver ha dichiarato ad un esponente della giuria che l’emozione che ha sentito nel vedere la tua interpretazione era uguale a quella provata per Anthony Quinn in Zorba il Greco?

Questa affermazione mi commuove e mi ripaga dai lunghi silenzi .

I grandi Uomini hanno sempre creduto nel mio talento, ed io per prima ci credo, ma nessuno osa rischiare in progetti che hanno al centro storie di Donne.

Cosa ti aspetti adesso?

Di andare in America con Oliver…