Ancora un nuovo appuntamento con la rubrica di Sudpress il Sasso, questa volta per parlare di Turismo Q.ali sono le potenzialità della nostra raggiante Catania? A parlare saranno sempre i nostri deputati nazionali di riferimento. Per la destra Basilio Catanoso e per la sinistra Giuseppe Berretta

 

per il sassoTurismo”: un termine consueto,  perché protagonista di discussioni serie, ma anche di ogni chiacchierata tra amici sul futuro del meridione d’Italia, e della nostra Sicilia in particolare.  

Chiedo scusa al giornale che mi ospita se scrivo che l’occuparsi di questo tema rischia di far diventare ogni sforzo programmatico e discorsivo una esercitazione che, agli occhi di chi non vi partecipa direttamente, che può  apparire come una qualsiasi perdita di tempo. Però comprendo che il tema è al contempo così importante da non poter sfuggire alle riflessioni proposte settimanalmente dalla nostra Rubrica.

Detto ciò, sono certo che dal turismo dipenderà una parte importante dello sviluppo futuro (speriamo) della nostra Terra. Ma come fare perché questo auspicio si trasformi in realtà? 

A questo punto provo a mettere insieme alcune semplici riflessioni e miei convincimenti, tentando di astenermi da inutili e troppo facili polemiche su quello che “non è stato fatto”.

Inizierei ad approcciare l’argomento secondo due direttrici: la prima, quella del turismo “in senso stretto”, la seconda, quella delle “materie indirettamente collegate ma al turismo stesso indispensabili”.

La prima: si può ragionare di turismo senza pensare alla corretta gestione degli enormi beni che la Sicilia possiede dal punto di vista architettonico, monumentale, storico, paesaggistico e naturalistico? Non credo. E’ proprio questo il punto da cui partire. Bisogna mettere da parte gli stupidi campanilismi per organizzare una struttura che sia protagonista del coordinamento turistico (in effetti, avrebbe dovuto essere la Regione con il suo Assessorato al turismo…), che destini le risorse puntando su pochissime iniziative di altissimo livello e, a seguire, su poche iniziative di alto livello, al fine di proiettare la Sicilia, con strategie ben congegniate e mirate, nel panorama turistico nazionale ed internazionale.  Per capirci meglio, per esempio, non possono esserci finanziamenti per tutti i “carnevale” della Sicilia ma solo per  i più significativi, 2 o 3 al massimo; non possono esserci manifestazioni che facciano la concorrenza al “Mandorlo in fiore” se si vogliono recuperare flussi turistici verso quella manifestazione. Al contempo bisognerebbe costituire un vero circuito regionale che pensi e realizzi grandi appuntamenti in quelle parti della Sicilia che non sono così fortunate da essere di per sé protagoniste dello scenario turistico. 

Insomma, è necessario creare una rete che metta insieme le varie ed esclusive “tipicità” di questa terra, che non lasci ai margini vaste aree del territorio isolano. Ai comuni, di contro, possono essere demandate piccole iniziative, soprattutto locali, quasi sempre indirizzate a valorizzare le tradizioni da salvaguardare ma che, per forza di cose, non possono essere strumento di sviluppo generale.

L’utilizzo migliore delle risorse naturali, l’Etna, il mare, le nostre belle campagne, deve inoltre coniugarsi con il corretto sviluppo e utilizzo del territorio, con il dovere e l’esigenza di salvaguardare il patrimonio che i nostri avi ci hanno consegnato e che noi dovremmo restituire ai nostri figli nello stesse condizioni (anzi, provando a migliorarlo, visto che negli ultimi cinquanta anni circa qualche errore è stato fatto!…).

Passando al secondo aspetto: possiamo oggi parlare di turismo senza un serio progetto di sburocratizzazione e di velocizzazione delle procedure che ci metta a pari livello con i paesi più evoluti e  che ponga gli investitori,  locali e non, nella condizione di credere possibile un investimento nella nostra bella terra di Sicilia, senza “rompersi l’osso del collo”? 

E’ ipotizzabile fare a meno di una vera formazione professionale, diversa da quella che la Sicilia ha conosciuto sinora, che metta davvero gli operatori del settore nella condizione di reperire personale qualificato secondo quelle che sono le molteplici esigenze della filiera turistica, per così competere ad armi pari con le migliori mete turistiche del pianeta che oggi, molto spesso, a prezzi ridotti riescono ad offrire un servizio migliore del nostro?

Ed ancora, si può non pensare ad una “educazione civica” che ci permetta di essere accoglienti con i forestieri,  non solo per il naturale approccio di noi siciliani con chi viene da fuori, ma perchè consapevoli di quel che significa “l’avere gente contenta” di stare a casa nostra sentendosi trattata bene come a casa propria?  

E’ pensabile consentire lo scempio delle nostre strade, delle nostre piazze, delle nostre spiagge, purtroppo sporchissime, poco dignitose e per nulla accoglienti, solo perché i comuni non riescono a pulirle o perché tra i vari enti il rimpallo delle competenze di gestione è sempre all’ordine del giorno?

E’ ancora immaginabile non creare un sistema d’infrastrutture che permetta ai turisti di viaggiare in sicurezza ammirando le nostre bellezze e a chi lavora di operare in serenità e con tempi in linea con le altre nazioni avanzate?

Si può ipotizzare di procrastinare la creazione di un sistema di trasporto regionale che obblighi i vari aeroporti siciliani a cooperare tra loro e che coordini gli altri tipi di trasporto: rete stradale, ferrovia (oggi purtroppo quasi inesistente ed invece, un tempo, assai  utilizzata come trasporto pubblico locale) e porti?

E’ necessario sfruttare al meglio le potenzialità della Sicilia perché siano conosciute in ambito internazionale facendo diventare l’Isola palcoscenico naturale di film, fiction, pubblicità e meeting di alto livello, che proiettino la nostra terra nell’immaginario mondiale come preziosa meta turistica. 

Questo è il turismo che si può e si deve fare. Basterebbe solo che ci si rendesse conto che non è più il tempo di pensare a piccoli progetti singoli ma che vi è la necessità di un diverso metodo di intervento che una politica responsabile non può più ritardare né delegare. 

Una bella Sicilia che finalmente diventi casa accogliente per chi vi abita e per chi visitandola se ne innamori.    

On. Basilio Catanoso – Deputato nazionale Forza Italia

 

 

berrettaOgni volta che torno a Catania mi sembra abbia così tante potenzialità inespresse rispetto a tutto ciò che possiede… Non sono parole mie ma di un amico, un ragazzo poco più che ventenne, un catanese trasferitosi a Torino per studiare. Temo che questa sia una sensazione diffusa, un sentire comune tra i catanesi: abbiamo oro in mano, ma non riusciamo a farlo fruttare al meglio. Eppure la nostra Città può essere meta di turismo per dieci mesi l’anno, può diventare la città del futuro, può uscire dalla crisi grazie ai meccanismi che il settore turistico mette in moto, può essere una grande risorsa per se stessa, per l’Europa e per il Mediterraneo.

Certamente Catania fa i conti con una crisi economica che qui al Sud ha morso di più, anche se negli ultimi mesi si vedono alcuni segnali di ripresa. Il problema grave, però, è che oltre alla pesante crisi economica, a Catania è venuta meno la capacità di chi ha amministrato la Città nel recente passato di credere alle sue potenzialità. Prima è mancata la capacità di programmare seriamente il futuro tarando gli interventi sulla base delle reali esigenze della città e dei cittadini. Poi è venuta meno anche la voglia di pensare al futuro con fiducia e slancio. Ora credo ci sia quantomeno la volontà di uscire dalla logica passiva che ha fermato la sviluppo di Catania, ma è il momento di fare le cose, di pensare in grande partendo dal fare subito ciò di cui la città ha bisogno per risollevarsi. E per delineare un futuro di sviluppo e benessere diffusi in una città come la nostra non si può non affrontare in modo serio e sistematico la questione della valorizzazione del turismo. Una questione che è fondamentale per lo sviluppo di Catania.

Il turismo è il settore economico che cresce con maggiore rapidità in termini di sviluppo e impatto occupazionale. Negli ultimi anni è cresciuta l’offerta di posti letto, sono aumentate le presenze turistiche e credo sia un risultato positivo quello ottenuto riallacciando il nostro Porto alle principali compagnie crocieristiche, un obiettivo che ho sempre considerato prioritario. Ma è sufficiente tutto questo per fare del turismo un carburante prezioso per la crescita della nostra città? I turisti che arrivano ogni anno (circa 900 mila nel 2014, tra italiani e stranieri, stando ai dati dell’ufficio turismo della Città Metropolitana) sono quelli che ci dovremmo aspettare a fronte di un patrimonio naturale, artistico e culturale come il nostro, a fronte di una identità forte come la nostra? Credo che sia necessario prima di tutto sviluppare l’attitudine turistica della nostra città e per farlo dobbiamo puntare decisamente sul turismo culturale, enogastronomico, ambientale, del divertimento e farlo in  aree dove sappiamo di avere un mercato di riferimento di diversi milioni di potenziali clienti: Turchia, Africa, Russia, Europa centrosettentrionale. Sviluppare l’attitudine turistica vuol dire fare di Catania una meta in cui chi viene vuole rimanere per diversi giorni, non per poche ore, vuol dire affascinare chi scopre le nostre bellezze e incentivarlo a tornare.

Non dobbiamo però pensare che attirare in città turisti italiani e stranieri grazie ad efficaci campagne di promozione basti a far di Catania una meta turistica riconosciuta a livello mondiale e con una reputazione duratura ed inattaccabile. Perché questo accada e non duri una sola stagione c’è da lavorare senza sosta cominciando a lustrare fino a farli luccicare i più preziosi gioielli di famiglia – il nostro centro storico con tutti, dico tutti, i suoi palazzi e monumenti – per poi passare all’apertura e alla sistemazione di scrigni dove giacciono gioie dimenticate o mai indossate: i cortili di San Cristoforo, le grotte di San Giovanni Galermo, il Bastione degli Infetti, il parco Gioeni e molto altro  ancora. 

Certo non mancano gli ostacoli evidenti, legati soprattutto ai servizi che offriamo ai turisti: il trasporto pubblico in grandissima sofferenza, ad esempio, è un enorme ostacolo per chi vuole fruire della nostra città. Ma occorrerebbe potenziare e sfruttare meglio anche i servizi legati alla nostra offerta culturale, alla nostra rete museale. Da alcuni anni, grazie alla tenacia di un gruppo di giovani operatori turistici a cui è stata concessa la possibilità di valorizzare uno dei luoghi simbolo della città, noi catanesi per primi (seguiti poi da tanti visitatori italiani e stranieri) abbiamo riscoperto la bellezza densa di storia e tradizione del Monastero dei Benedettini. Proprio questo è un esempio di buona pratica che ha creato posti di lavoro, avviato una collaborazione tra privati ed enti pubblici, in questo caso l’Università, e innescato un promettente meccanismo di rete. Il caso dei Benedettini dimostra come anche per il turismo valga il l’aforisma di Frank Zappa “parlare di musica è come ballare di architettura”. Il turismo non si predica, si fa, e nella nostra città si deve fare. Si deve fare sfruttando a pieno i luoghi, le bellezze e soprattutto il brillante cervello dei catanesi, specie di quelli più giovani, aperti, formati e motivati. In questo campo si possono creare diecimila nuovi posti di lavoro duraturi con un indotto di 400 milioni di euro. Cominciamo subito. “Vendiamoci” Catania, mettiamo a frutto in modo professionale la sua proverbiale capacità di accoglienza allestendo un call center capace di rispondere a qualsiasi esigenza d’emergenza per i nostri ospiti 24 ore al giorno (ogni vera città turistica ce l’ha), raccontiamola a chi  non la conosce, spieghiamola a chi non la capisce, abbelliamola ancor di più nelle grandi occasioni, non chiudiamola d’estate. Rendiamo decorose le vie d’accesso in città e i luoghi che i turisti vedono per primi: l’Aeroporto, l’ingresso Sud, le aree attorno al Porto, almeno in attesa della tanto agognata apertura della Città al mare.

Possiamo fare di Catania una città delle opportunità. La città che “se ce la faccio qui, posso farcela ovunque”, sta proprio qui ai piedi dell’Etna.

On. Giuseppe Berretta – Deputato Nazionale Partito Democratico