Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana è un organo costituzionale, con funzioni omologhe al Consiglio di Stato nel campo della Giustizia Amministrativa.

In sede consultiva esprime pareri obbligatori nell’iter di atti emanati dalla Regione Siciliana e in campo giurisdizionale rappresenta il secondo grado di giudizio (appello) avverso le sentenze dei Tribunali Amministrativi di Catania e Palermo.

Si tratta quindi di un organo di straordinaria importanza nella tutela dei principi di legalità, in particolare in quei procedimenti che oppongono cittadini e imprese alla pubblica amministrazione rappresentata da enti locali e, appunto, dalla Regione Sicilia.

E qui emerge la prima anomalia.

La legge prevede che a designare 4 giudici su 10 (per la funzione giurisdizionale) e 5 su 9 (per quella consultiva) sia il presidente della regione sicilia, i cui atti, suoi o della sua giunta, sono spesso oggetto del giudizio dei suoi stessi designati. Misteri di un’Autonomia che più balorda non si può. Già questo singolare procedimento di nomina dovrebbe suonare alquanto strano.

Ma se ciò non bastasse, ecco che emerge l’anomalia nell’anomalia. Oppure, se confermato, un vero e proprio caso di abuso.

Nel luglio 2010 il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, designa quale giudice per la funzione giurisdizionale il professore catanese di Scienze Politiche all’Università di Catania Giuseppe Mineo, protagonista dell’avventura MPA sin dalla sua fondazione, come testimonia l’intervento  all’assemblea fondativa del movimento di Lombardo alla Perla Ionica di Acireale il 29 luglio 2005 di cui troviamo traccia sul sito di Radio Radicale.

Qual’è il tema? Che un professore considerato tra gli “ideologi” del MPA sia designato da Lombardo quale giudice amministrativo d’appello? Per qualcuno dovrebbe bastare.

Ma la questione parrebbe un’altra e un pò più pesante.

La legge indica con estrema chiarezza i “requisiti” professionali che deve possedere un giudice del CGA: i quattro componenti designati dal presidente della regione siciliana devono essere in possesso dei requisiti di cui all’articolo 106, terzo comma, della Costituzione per la nomina a consigliere di Cassazione ovvero di cui all’articolo 19, primo comma, numero 2), della legge 27 aprile 1982, n. 186.

In sintesi la normativa prevede che possano essere designati quali giudici:

a) professori universitari ORDINARI di materie giuridiche;

b) avvocati che abbiano almeno quindici anni di servizio professionale e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori, c) dirigenti generali od equiparati dei ministeri, degli organi costituzionali e delle altre amministrazioni pubbliche nonché a magistrati con qualifica non inferiore a quella di magistrato di corte d’appello o equiparata.

Sollecitati da un commento sul nostro blog, andiamo ad approfondire.

Verifichiamo il punto a e riscontriamo che sul sito istituzionale della facoltà di Scienze Politiche dove il professor Mineo insegna è chiaramente indicata la sua qualifica: Professore Associato

Quindi, da quanto emerge il primo requisito parrebbe mancare.

Proviamo quindi a verificare almeno il secondo, cercando fra gli avvocati abilitati presso le giurisdizioni superiori, ma anche in questo caso nell’albo nazionale non pare esserci traccia di un avvocato Giuseppe Mineo:

Ovviamente, per quanto attiene il terzo requisito, quello della dirigenza, neanche l’ombra.

Ammettiamo che c’è da confondersi di fronte ad una legge che prevede che il presidente della regione si nomini i suoi giudici e che persino sui requisiti pretesi dalla legge…

Allora, dobbiamo chiedere…anzi no, la domanda neanche la facciamo, risponda chi vuole.