Una storia generazionale in cui i lettori possono immedesimarsi, senza che gli autori debbano somministrare alcuna morale. Parliamo di “Andrea”, la graphic novel de Lo Stato Sociale e Luca Genovese

Pienone venerdì pomeriggio alla nuova Libreria Prampolini per la presentazione di “Andrea”.

C’erano proprio tutti: bambini, giovani e meno giovani con le loro domande e curiosità hanno creato un clima familiare, per nulla formale, come se stessimo partecipando ad una chiacchierata tra amici.

Albi, Lodo e Bebo – al secolo Alberto Cazzola, Lodovico  Guenzi e Alberto Guidetti – hanno abbattuto qualsiasi barriera con il pubblico, rispondendo a tutte le domande con estrema sincerità e spontaneità.

Sorseggiavano una birra fredda e sembrava di essere davvero nel Bar123, il luogo da cui osserva il mondo Andrea, il protagonista del libro.
Andrea è un ragazzo della periferia di Bologna: proprietario proprio del Bar123, non riconosce più il suo Paese. L’Ilia che vive non lo rispecchia.

Il tema del progresso la fa da padrone e Lo Stato Sociale dedica particolare attenzione all’esigenza di parlare dell’utopia del progresso, quale espressione del binomio “progresso e decoro”, che sacrifica il benessere della maggioranza delle persone in nome del benessere di pochi.
Andrea – dopo aver ricevuto lo sfratto dal palazzo in cui è ubicato il Bar123, per via dell’imminente decisione delle istituzioni di realizzare una serie di interventi di ristrutturazione urbanistica – vede spezzata la propria routine e sente traballare il suo animo già instabile.

Andrea è il denunciante dell’insoddisfazione che alberga in ognuno di noi e che spinge a prendere atto di una realtà e di una società che solo noi possiamo cambiare e dalla quale non dobbiamo disinteressarci.

Si parla a lungo della gioventù odierna , che lotta costantemente per trovare il proprio ruolo in una società avida, priva di stimoli e valori.
A questo proposito, i ragazzi de Lo Stato Sociale sottolineano il profondo disinteresse e distacco dei ragazzi di oggi verso tutto ciò che li circonda, in particolar modo verso la politica, che vedono come qualcosa di enormemente lontano e poco concreto.

La presentazione del libro si trasforma in dibattito: un signore seduto tra le prime file della sala, continua il discorso sostenendo come l’unica scelta per i giovani di oggi è quella di fuggire. Fuggire dalla loro città natale, dalla loro famiglia e dai loro affetti, fuggire alla ricerca di un futuro migliore, nella speranza di affermarsi.

Ad incuriosire è la scelta del colore blu, presente sulla copertina e tra le sfumature dei fumetti nelle pagine interne del libro: “Non esiste colore più malinconico, espressione della frustrazione dei giovani d’oggi” rispondono gli artisti.

Due lunghe ore, appassionate e mai noiose. Poi, finalmente, il momento del “firma copie”. I fan attendono educatamente in fila il proprio turno, mentre il gruppo de Lo Stato Sociale si deedica con attenzione ad ognuno, realizzando anche dei fumetti personalizzati seguiti dai selfie di rito.

Non potevamo non approfittarne per chiedere un’intervista: il gruppo dei ragazzi bolognesi si diverte con noi, mostrandosi in video sorridenti ai nostri quesiti. L’idea di creare una graphic novel nasce da un incontro fortuito e casuale tra loro in un bar, ci dicono, proprio quel bar che scelgono di far diventare la finestra sull’Italia, in quanto luogo in cui  “passano un sacco di persone e, quindi, un sacco di pensieri che avrebbero potuto scontrarsi con quelli del protagonista”.

A concludere l’intervista un inno ai fan : “Siete dei grandi! Menomale che avete imparato a leggere!”.