Dalla relazione annuale del segretario provinciale di Assostampa, Daniele Lo Porto, esce un quadro di certo poco piacevole dell’informazione catanese. Tra difficoltà economiche, licenziamenti e chiusure di redazioni giornalistiche, l’unica costante rimane la presenza di Mario Ciancio Sanfilippo alle redini dell’informazione catanese. Però, forse qualcosa sembra cambiare…

Daniele Lo Porto, segretario provinciale di Assostampa catanese, nella propria relazione annuale dipinge un difficile quadro dello stato dell’informazione etnea. Tra chiusure di redazioni giornalistiche e contratti di solidarietà che mortificano la professione, lo stato dell’informazione giornalistica catanese non sembra versare nel migliore degli stati. 

Una situazione “dolorosa ed estremamente grave” la definisce il segretario catanese di Assostampa, in riferimento soprattutto all’annunciata chiusura delle emittenti televisive Telejonica e Rete8, tv isolane di Mario Ciancio la cui storia è giunta alla fine lo scorso 28 gennaio, dopo che per tre anni i giornalisti subivano gli effetti di contratti di solidarietà con una riduzione di ore lavorate che è arrivata quasi al 50 per cento“La logica di bilanci in costante perdita negli ultimi anni non ha dato spazio ad alcuna trattativa o altre ipotesi. Possiamo solo chiederci se una migliore gestione avesse potuto evitare questo epilogo” commenta amaramente Lo Porto.

La relazione si sofferma anche sulla situazione di altre due emittenti televisive, quelle di Antenna Sicilia e Telecolor, come noto anch’esse nelle mani di Mario Ciancio. La redazione delle due tv, infatti, è stata unificata qualche tempo fa dopo una ristrutturazione aziendale che portò al licenziamento di numerosi giornalisti, oltre che ad una mobilitazione degli stessi che conquistò la ribalta mediatica per qualche tempo. 

Impossibile per Daniele Lo Porto non riferirsi, poi, alla pronuncia della Corte di Cassazione sui licenziamenti dei sei giornalisti di Telecolor, arrivata il 20 gennaio scorso, ritenuti illegittimi dai giudici: “Dopo ‘appena’ nove anni si è concluso l’iter giudiziario sul ricorso presentato da sei colleghi di Telecolor contro un licenziamento che era e appariva subito pretestuoso e illegittimo e che la Cassazione ha ritenuto tale. La famiglia Ciancio ha rifiutato nel tempo qualsiasi mediazione, anche prima della sentenza della Cassazione, e si troverà, adesso, a dover onorare un corrispettivo economico. Dovrà onorare, sottolineo, perché le sentenze, passate in giudicato, devono essere rispettate da tutti, dal corrispondente citato in giudizio e dall’editore, chiunque esso sia”.

Anche per quanto concerne la carta stampata i riferimenti sono impietosi, consegnando – anche qui – una situazione economicamente drammatica che, come conseguenza, ha portato di certo all’impoverimento dell’offerta informativa a Catania e provincia. “Il quotidiano La Sicilia, come sapete, ha applicato il regime di solidarietà per il secondo anno, questa volta a condizioni leggermente meno pesanti per i colleghi, in seguito ai numerosi prepensionamenti”.

“La dinamica degli uffici stampa è sufficientemente nota. L’ “effetto Crocetta” ha avuto una conseguenza disastrosa che, unita alla oggettiva minore disponibilità di bilancio di gran parte degli enti, ha di fatto provocato la scomparsa degli addetti stampa, a parte pochi, pochissimi, che vengono spesso reclutati con incarichi fiduciari mascherati da selezione pubblica. Purtroppo, i tempi della giustizia, anche in questo caso, non ci aiutano. Da tempo abbiamo intrapreso un braccio di ferro con un Comune etneo che ha aggirato il problema dell’incarico pubblico facendolo passare, di fatto, come un rapporto privato, con tutte le anomalie del caso. E non mi soffermo sull’asta al ribasso che ormai si pratica dappertutto con compensi che sono umilianti” aggiunge Lo Porto discorrendo della situazione degli uffici stampa, resa difficoltosa dalle ultime riforme volute dal governo regionale.

Sarebbe stato interessante conoscere la sua opinione in merito al bando per l’ufficio stampa dell’Amt, che qualche mala lingua (l’ironia è d’obbligo) ha osato definire “cucito addosso” ad un giornalista abbastanza conosciuto in città e che prevede condizioni economiche molto vantaggiose per il fortunato vincitore.

Insomma, come accennato in precedenza, lo stato dell’informazione nella città di Catania non è affatto roseo. Come da più di quarant’anni sempre nelle mani del tycoon nostrano Mario Ciancio Sanfilippo, dominus di un settore – quello dell’informazione – che lo ha reso tra i personaggi più influenti e potenti della città ai piedi dell’Etna. Un vero e proprio regime di monopolio, denunciato per la prima volta da Giuseppe Fava, che seguita ancora adesso anche grazie al costante lavoro delle agenzie pubblicitarie nelle mani di Ciancio.

Un gruppo editoriale che, però, come molte altre realtà, vive le conseguenze di una crisi economica pesante, a cui risponde attualmente con un notevole ridimensionamento della sua presenza, così come dimostrano i 14 licenziamenti a Rete8-Telejonica o, un esempio su tutti, la scarsa qualità delle riprese e dell’audio relativi alla diretta di Sant’Agata. 

Forse, per la prima volta in quarant’anni, questo monopolio è scalfito dalla presenza di testate giornalistiche online che, con il loro lavoro, segnano un’informazione sul territorio costante e capillare. Un lavoro che può trovare limiti solo nelle spalle dritte e nella coerenza di chi lo svolge e non più in vincoli di proprietà e di interessi incrociati, grazie a una velocità dell’informazione che impedisce censure e  oscurantismi.

Tra queste realtà, sempre più importanti dal punto di vista sociale ma anche politico, ritroviamo anche la redazione di Sudpress, tra le più lette ed apprezzate per il modo di fare notizia e per l’incidenza della sua azione. Gli esempi potrebbero essere decine, dai servizi sul Cara di Mineo, fino al servizio sul cimitero dell’amianto di Lucia Murabito, che ha fatto sì che la Procura aprisse un fascicolo di indagine per disastro ambientale.

L’augurio che (ci) facciamo è, allora, quello di un proliferare di questo nuovo modo di fare giornalismo, sempre meno legato agli schemi classici (e ingessati) dell’informazione nostrana, ma sempre più in grado di offrire all’opinione pubblica notizie e aggiornamenti a trecentosessanta gradi.

Relazione Assostampa