Alle 7.12 del 25 febbraio è esploso uno degli scandali più gravi e schifosi degli ultimi anni. La Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica hanno sgominato una banda di predatori seriali con a capo niente meno che un barone universitario e primario ospedaliero. In 72 ore non è giunto neanche un comunicato: Regione e assessorato alla Sanità, vertici dell’Università e Policlinico, Ordine dei Medici. Nessuno ha avuto nulla da dire, ed è l’aspetto più inquietante.

Inondano le redazioni con i comunicati più cretini, le iniziative più inutili, i convegni più melensi, le promesse più bugiarde.

Si ammazzano tra loro per occupare posizioni di potere di ogni genere, restano aggrappati alle poltrone anche quando il buon senso li vorrebbe chiusi in casa dalla vergogna, quanto meno per l’acclarata incapacità, hanno creato una rete di parassiti famelici che ogni giorno sottrae risorse e devasta opportunità: il dramma di un sistema che sopravvive nel silenziamento di ogni coscienza, nella coltivazione della disperazione come conseguenza ineluttabile dell’ignavia di un popolo di utenti trasformato in miserabili questuanti.

Quanto accaduto al reparto di urologia del policlinico di Catania è sintomatico.

La lettura degli atti, e delle intercettazioni in particolare, lascia inebetiti. Un tizio che guadagnava “legalmente” migliaia e migliaia di euro al mese per il proprio ruolo di primario e niente meno che Professore Ordinario, metteva su un sistema famelico per cui arrivava anche a compromettere l’utilizzo di un robot chirurgico se non gli davano i soldi della corruzione: roba da uscire di testa, da diventare giustizialisti per principio, da non capire perché tizi simili debbano stare comodamente ai domiciliari e non provare il gusto delle fredde celle di Piazza Lanza.

Ma ormai, potremmo dire, la storia è incardinata nelle dinamiche giudiziarie e ci penseranno loro.

Quello che inquieta è il contorno: possibile che nessuno si sia mai accorto, in anni e anni di malaffare e malasanità, che qualcosa non andava in quel reparto?

E ancora: possibile che nessuna delle autorità preposte ai controlli, presìdi della regolarità dei vari processi, abbia ritenuto di prendere una posizione ufficiale su quanto accaduto e scoperto da Procura e Guardia di Finanza?

Nessuno che abbia stigmatizzato questi fatti, nessuno che abbia annunciato una qualche ispezione, nessuno che abbia comunicato un qualche provvedimento.

Tutti ad aver paura a scagliare la pietra? E perché?

Un atteggiamento ignavo che autorizza a ritenere che non si tratti di una mela marcia, ma solo di quella beccata: ed è orribile!