Solo in uno Stato ormai ridotto in macerie, preda di bande fameliche e miserabili che hanno infiltrato tutte le istituzioni, può accadere che gli organi di controllo omettano così platealmente di svolgere i propri compiti essenziali. La situazione finanziaria di comune e città Metropolitana sta già da tempo mettendo a rischio migliaia di lavoratori delle partecipate e relativo indotto, consentendosi persino finte proroghe impossibili (lo vedremo), e le Autorità di controllo fanno finta di niente. E da un anno questo è certificato. Anche dal timer di SUDPRESS.

Quando Sudpress ha deciso di far partire sulla sua homepage un timer per segnalare il tempo passato dalla rocambolesca approvazione di quel piano di rientro finanziario che nessuno vuole o può approvare, non pensavamo che si sarebbe potuto arrivare a passare l’anno.

Quanti articoli documentati, dettagliati, persino accorati abbiamo scritto?

È accaduto.

Il piano che avrebbe dovuto accertare la reale situazione finanziaria del comune ed evitare quella dichiarazione di dissesto che, gestito correttamente, avrebbe consentito alla città di ripartire da tempo, viene ormai dolosamente occultato negli uffici di quegli organi istituzionali che non sono più da tempo presidio di legalità, ma sentinelle complici di un sistema incapace che sta seriamente mettendo a rischio la tenuta sociale di un’intera comunità.

La Città di Catania aveva ed ha il diritto di sapere che chi ha amministrato sinora ha sbagliato, ha distrutto le finanze pubbliche e messo a rischio i servizi pubblici essenziali.

Persino la tenuta sociale, la convivenza civile risultano in pericolo dalla pressione di migliaia di disoccupati ed altrettanti lavoratori in affanno.

I catanesi hanno il diritto che questo venga accertato e, a prescindere dalle responsabilità, si metta un punto fermo al declino e si attuino le procedure previste dalla legge per ripartire. Ne ha il diritto. 

E ci sono persone, con nome e cognome, pagate per garantire che questo accada.

È possibile che, nella vita personale come nel governo di una comunità, si sbagli e persino si fallisca, ma viene il momento di mettere un punto fermo, risolto il quale ci si consenta di ripartire.

Lo richiede il buon senso e lo impone la legge.

Ma a Catania buon senso e legalità si sono smarriti da tempo e adesso la situazione ha raggiunto livelli di scandalo inimmaginabili.

Ci troviamo con un’amministrazione che non riesce a fare neanche il bando per un servizio essenziale come quello dei rifiuti, con gare che vanno deserte e servizi in proroga del valore di centinaia di milioni di euro.

Le proroghe: la vergogna infinita che passa inosservata a procure, ministeri e autorità anticorruzione.

Come per i servizi dei canili, con le associazioni, alcune anche con pesanti procedimenti penali in corso, che si spartiscono altri milioni: in proroga!

Le cooperative sociali che non vengono pagate da decine di mesi, le strade ridotte una vergogna, le partecipate al collasso, i quartieri periferici che scoppiano ed il traffico che diventa un incubo giornaliero.

Migliaia di lavoratori con le loro famiglie tenuti col cappio al collo di una situazione sempre più precaria: la vicenda Pubbliservizi rappresenta il massimo della spregiudicatezza culminata in un decreto di proroga (vera?) che è un capolavoro di ipocrisia irresponsabile. Lo vedremo meglio.

Impianti sportivi abbandonati e beni pubblici tutti ammalorati ed in alcuni casi persino svenduti, come accaduto col Palazzo Bernini di cui non si è saputo più niente e resta lì a simbolo plastico di una città bellissima condannata all’orrore della sciatteria di chi la amministra.

Nel frattempo non fanno altro che firmare protocolli d’intesa che ormai fanno anche tenerezza.

Un disastro, totale, senza appello.

Ma loro, questi incapaci, resistono con ogni mezzo avendo come unica preoccupazione quella di sopravvivere. Per sè stessi.

A questo punto, quindi, la responsabilità vera, storica, politica, istituzionale, morale e probabilmente, se ci fosse un Giudice, anche contabile e penale, è esclusivamente di chi aveva ed ha il dovere di fermare questa deriva e non lo ha ancora fatto.

Ogni giorno passato invano rappresenta un danno insanabile alla speranza di normalità e persino sopravvivenza civile di un’intera comunità.

Come fanno a dormire tranquilli e guardare in faccia i propri figli e nipoti, rimane un mistero.