Una lettrice ci ha chiesto dove potesse trovare il programma del sindaco uscente per queste elezioni, atteso che sul suo sito enzobianco.com è ancora presente quello vecchio del 2013. Abbiamo controllato e ci siamo divertiti. Leggerlo adesso, nel 2108 e dopo 5 anni di sua sindacatura, è davvero esilarante, a partire dall’incipit: “Oggi la situazione di Catania è sicuramente preoccupante a causa dell’assoluta incapacità di chi l’ha amministrata”. Appunto! E poi ce ne sono talmente tante di cretinate da rimanere allibiti a pensare che sia comunque riuscito a convincere (o costringere) 180 cittadini (la metà delle 9 liste che in varie interviste appena pochi giorni fa millantava di avere a sostegno) a candidarsi nelle sue liste, tra le quali spicca l’assenza del Partito Democratico ed al suo posto una che hanno denominato “Cambiamento reale”: a sostegno di chi ha governato ininterrottamente negli ultimi 5 anni e per 15 in 25?: Un bel cambiamento, reale!

Non aggiungiamo altro, come sempre facciamo parlare i documenti e mettiamo a disposizione, di chi non ha tempo e voglia di cercarlo, il “programma” con le “promesse elettorali” con cui Enzo Bianco ha vinto le elezioni del 2013.

Potrebbe giovare, per ricostruirne l’ininterrotto delirio, che a quelle contenute nel suo programma elettorale 2013, come non bastassero, nel corso del tempo il sindaco Bianco ne ha aggiunto altre di “visoni” non meno grottesche: dal percorso “nebulizzato” per i crocieristi al fantomatico Museo Egizio a quello “virtuale”, alle “cento piazze”, all’ex Mulino Santa Lucia concesso ad Emergency alle decine di protocolli d’intesa inutili. Tutta roba mai realizzata.

Nel 2013 Bianco prometteva di trasformare “Catania in una città in cui tutti avrebbero voluto vivere” ed è riuscito invece a renderla una dalla quale chi può se ne scappa.

Dei suoi “progetti” non ne ha realizzato neanche uno, e quelli in cui si è cimentato si sono rivelati disastri su disastri.

A leggerlo, quel “programma”, c’è da uscire pazzi: un tracotante abuso della credulità popolare, un oltraggio spudorato all’intelligenza di una intera città che se lo è meritato tutto avendoglielo consentito. Compresi noi!

Il suo “primo atto” doveva essere un “patto per il lavoro”, con tanto di “Sportello Unico per le Imprese” e “Osservatorio per il credito”,  in realtà si è messo a fare tavoli su tavoli e cabine di regia su cabine di regia, con la complicità di una serie di comparse che per qualche foto e qualche promessa hanno definitivamente delegittimato, trasformandole in macchiette, le organizzazioni che ancora rappresentano, dai sindacati agli ordini professionali alle organizzazioni datoriali: tutti pronti e proni a correre al capezzale del carnefice della città.

E quante fesserie si leggono in quel programma, che rendono inattendibile qualsiasi futuro impegno: dalla badante di condominio al vigile di quartiere, dal nuovo cimitero a quello per gli animali d’affezione, dal rilancio dei mercati alle botteghe di San Berillo. E dove sono le biblioteche rionali, le tante Case Catania, il WIFI gratuito, i punti di ricarica per le bici elettriche?

Dove sono il Grande Festival Belliniano e quello del Ba-Rock, gli stage e seminari gratuiti per i giovani musicisti, la Casa del Rock? Dove sono?

E che fine hanno fatto le scuole di italiano per immigrati, i corsi web per anziani, l’educazione civica per scolari ed immigrati?

E dov’è la Casa del Volontariato? Che fine hanno fatto i referendum consultivi telematici e le sedute di giunta in streaming video?

E i progetti “Catania pocket wifi”,  “Catania Città del Mare”, “Sos Sms”, “Catania città Teatro”, “Catania promuove Catania”, “Progetto lingue”, “Progetto e-commerce”, etc…TUTTE COLOSSALI MINCHIATE!

E invece questi cinque anni si sono consumati in affari colossali sulla pelle dei cittadini, con appalti da centinaia di milioni in proroga, i siti più importanti “concessi” senza trasparenza ad amici e sodali, “transazioni milionarie” e aumento del debito incontrollato e senza alcun criterio, con amministratori e fedelissimi del sindaco finiti in galera o sotto processo.

Quindi, ed è documentale, il “programma 2013” di Enzo Bianco era già allora un apoteosi di fanfaronate che doveva mettere sull’avviso che sarebbero stati 5 anni di delirio autoreferenziale attorno al quale si è consumata la tragedia di una città che è stata devastata in ogni suo centimetro quadrato, fisico e morale.